Le Persone nate a Motta Camastra (Me) fino al secolo scorso invece conoscevano bene questo termine ma riferito ad una zuppa di soli cereali e legumi, che si preparava il 17 gennaio, per festeggiare il santo protettore degli agricoltori e degli animali (Sant’Antonio abate).

La Spurìa di Motta Camastra durante la lunga cottura rituale
Mia nonna (nata nel 1908) mi diceva che, ogni anno (forse animisticamente) si portavano le sementi rimaste dai raccolti dell’anno prima, per farle benedire dal parroco, come rito finale della stagione colturale e rito propiziatorio della successiva nuova stagione colturale.
Zuppe rituali della Sicilia interna e cucina contadina arcaica
Nella Sicilia interna del passato (ovviamente) sono presenti tantissime preparazioni della cucina arcaica contadina e tantissime erano basate sull’uso del frumento (di facile reperimento), che era posto alla base di zuppe, soprattutto nel periodo invernale. E cosi, il “fromentu bughiu” a Nicosia (En), la “caritea” a San Fratello (Me), la “cuccia” a Randazzo (Ct) e la “spruvia” a Montalbano Elicona, San Marco d’Alunzio, Tortorici, Floresta Raccuia (tutti i provincia di Messina) avevano in comune la “messa a mollo” del frumento (anche per più giorni) e la successiva bollitura.

La Spurìa di Motta Camastra
Il frumento bollito come “cibo dei morti”
Nel passato l’uso rituale del frumento bollito corrisponde per molti aspetti al “cibo dei morti”. Il prof. Salvatore C. Trovato, della Università di Catania, nel 2002 scriveva: in un altro centro con elementi galloitalici, Santa Domenica (Me), è ricordata la tradizione di bollire il frumneto, anche se manca il nome della cosa: veniva preparato in occasione della Festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) e si distribuiva ai poveri e agli animali, perché era considerato benedetto dal santo. Secondo la credenza popolare, infatti, durante la notte della preparazione sarebbe passato s. Antonio, avrebbe rimestato il frumento col suo bastone e lo avrebbe benedetto (Di Perna 2008/9 - Cultura alimentare e dialetto a S. Domenica Vittoria).

Un mosaico che testimonia la centralità dell’agricoltura e dei legumi nella cultura alimentare del Mediterraneo
La Spurìa nei vocabolari e negli studi linguistici
Va sottolineato che, nel 1977 la Bayerische Akademie der Wissenschaften pubblicava il Supplemento ai vocabolari siciliani del bavarese Gerhard Rohlfs, in cui figura il termine “spruvia” : minestra di grano bollito, piatto rituale (però riferito al 13 dicembre).
L’enciclopedia Treccani riporta “spurio” : agg. [dal lat. spurius, di origine etrusca]. – 1. Non legittimo, nato da una relazione adulterina; 2. Non autentico, quindi falso o falsificato. 3.un’equazione di secondo grado priva del termine noto e che, pertanto, ammette due soluzioni di cui una uguale a zero.
La ricetta tradizionale della Spurìa di Motta Camastra
La Spurìa (scopri qui la ricetta della tradizione) veniva preparata sono ormai in pochi che riescono a fare una buona selezione degli ingredienti, fra cui Le Mamme del Borgo, che cercano meritoriamente di recuperare le più antiche tradizioni locali) con 11 ingredienti (in altri punti della Sicilia gli ingredienti sono 13).

Motta Camastra, tra valle dell’Alcantara e versante nord dell’Etna
Condivisione comunitaria e accompagnamento
È il caso di ricordare che cicerchie e piselli sono gli altri due ingredienti, che è possibile usare nel caso si voglia fare la zuppa con 13 ingredienti anziché 11. La tradizione vuole che nei rioni del paese si preparava tutto insieme, in un solo punto e poi si divideva con gli altri. La Spurìa veniva accompagnata con panini di farina integrale di grano a di granoturco).
La Spurìa oggi: il ruolo della Pro Loco di Motta Camastra
La Pro Loco di Motta Camastra recentemente ha rinverdito questa tradizione, organizzando un appuntamento a cui ha partecipato tutta la popolazione (comprese le autorità amministrative e religiose): lo scorso 17 gennaio è stata preparata una Spurìa di soli 7 ingredienti.

Un momento dalla serata celebrativa organizzata dalla Pro Loco di Motta Camastra
Fra grotte rituali, puntatori solari, misteriose scalinate e incisioni scolpite sulla roccia, che potrebbero essere stati usati come punti di riferimento astronomico dalle popolazioni Šekeleš (abitanti della Sicilia ancora prima dei greci), Motta Camastra, nella valla della Akesines (Alcantara) e con una strepitosa vista sul versante nord dell’Etna, ospita tesori sconosciuti a livello antropologico, storico ed archeologico, che aspettano solo di essere approfondite e ricevere il riconoscimento che meritano.