Il rinnovo del protocollo sui pagamenti elettronici, negoziato negli ultimi mesi tra associazioni delle imprese e prestatori di servizi di pagamento, resta in attesa di firma. A rallentare il percorso non è il contenuto dell’intesa, ma la questione dei soggetti ammessi alla sottoscrizione. Luciano Sbraga, viedirettore generale di Fipe-Confcommercio (Federazione italiana pubblici esercizi), chiarisce la posizione della Federazione: «Non abbiamo partecipato alla firma perché riteniamo che il protocollo debba essere sottoscritto esclusivamente da chi ha preso parte al negoziato. Non è accettabile che soggetti estranei al confronto si presentino al momento della firma». Il punto, precisa, non riguarda il merito dell’accordo: «Abbiamo lavorato per oltre un anno al rinnovo del protocollo con i prestatori di servizi di pagamento. Chi non ha mai partecipato al tavolo non può sedersi alla fine del percorso e firmare». Anche perché tra loro ci sono anche - denuncia Confcommercio - «soggetti che sottoscrivono contratti in dumping, alimentando pratiche che alterano la corretta concorrenza e comprimono diritti e tutele».
Le novità previste dal rinnovo
Il nuovo testo amplia la platea delle imprese che possono beneficiare delle condizioni agevolate. In particolare, viene estesa la soglia di fatturato per accedere alle offerte promozionali, che passa da 400mila a 750mila euro. Si tratta di un requisito minimo. I prestatori di servizi possono formulare offerte anche migliorative. Il protocollo interviene soprattutto sui micropagamenti, storicamente fino a 10 euro e oggi orientati almeno fino a 30 euro.

Sul tavolo anche l'azzeramento delle commissioni sui micropagamenti
Nel precedente accordo erano state introdotte misure di azzeramento o riduzione delle commissioni sui piccoli importi. L’obiettivo resta quello di alleggerire l’impatto dei costi per bar, ristoranti e pubblici esercizi, in una fase in cui la diffusione dei pagamenti elettronici è diventata strutturale. La firma era prevista per il 27 gennaio, ma la scadenza è slittata dopo che il tavolo è stato disertato anche da Fipe. «La situazione è in attesa di una nuova convocazione - osserva Sbraga -. Auspichiamo che si arrivi rapidamente alla sottoscrizione per consentire alle imprese di beneficiare delle condizioni previste».
Il nodo della rappresentanza
La questione centrale riguarda il riconoscimento di alcune sigle che non hanno partecipato al negoziato e che, secondo Fipe, sottoscrivono contratti collettivi non rappresentativi. «È un tema di forma ma soprattutto di sostanza - afferma Sbraga -. Firma chi ha negoziato. Noi non ci sediamo a nessun tavolo, indipendentemente dall’oggetto, con soggetti che applicano contratti in dumping. Non è una valutazione di legge, è una scelta nostra». Il protocollo, precisa, produce effetti per tutte le imprese, indipendentemente dall’adesione associativa: «Quando i prestatori di servizi applicano condizioni come l’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti, queste valgono per tutte le aziende. L’eventuale firma di altri soggetti non modifica l’operatività del protocollo».

Luciano Sbraga, vicedirettore generale Fipe
Il Manuale Fipe sul dumping contrattuale
Il tema della rappresentanza si inserisce in un quadro più ampio. Nei mesi scorsi Fipe-Confcommercio ha presentato al Cnel il Manuale sul dumping contrattuale nei pubblici esercizi, un documento che analizza la proliferazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni prive di adeguata rappresentatività. Secondo i dati illustrati dalla Federazione, oltre il 92% delle imprese del settore applica il Ccnl Fipe, ma resta una quota di aziende che utilizza contratti alternativi con condizioni economiche e normative inferiori. Un fenomeno che, secondo l’associazione, altera la concorrenza e indebolisce le tutele dei lavoratori.
Durante l’incontro al Cnel, il presidente Fipe Lino Stoppani aveva evidenziato le differenze retributive e normative generate dalla moltiplicazione dei contratti nel comparto. «Assistiamo a una proliferazione di Ccnl con scarti significativi su salario e diritti. È necessario un intervento che ristabilisca condizioni di equità». Il Manuale raccoglie riferimenti giurisprudenziali, orientamenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro e strumenti operativi per aiutare le imprese a distinguere tra contratti rappresentativi e non. Viene richiamata anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che ha ribadito la possibilità di contestare scelte contrattuali lesive del principio di buona fede.

Lino Stoppani, presidente Fipe
Confcommercio, inoltre, attraverso una nota, ha aggiunto: «Si tratta di un fenomeneo che ha assunto ormai numeri e caratteristiche da vera e propria emergenza, una piaga sociale che danneggia lavoratori e imprese. Per questo, già da tempo, Confcommercio ha avviato insieme a Cgil, Cisl e Uil un confronto per rendere sempre più moderne e innovative le relazioni sindacali e sta lavorando con le stesse organizzazioni alla definizione di una proposta concreta e condivisa per contrastare i cosiddetti “contratti pirata”, rafforzando così la qualità del lavoro e la tutela delle imprese sane».
Pagamenti elettronici e legalità contrattuale
Nel dibattito sul protocollo Pos, la questione della rappresentanza sindacale si intreccia quindi con quella della correttezza concorrenziale. Per Fipe, il punto non è limitare l’accesso ai benefici dell’accordo, ma evitare una legittimazione formale di soggetti ritenuti non coerenti con i principi di rappresentatività. La firma è un atto che riconosce un ruolo al tavolo. E quel ruolo spetta a chi ha negoziato, secondo Sbraga. In attesa della nuova data di sottoscrizione, il confronto resta aperto. Sullo sfondo, due piani distinti ma collegati: la riduzione dei costi dei pagamenti elettronici e la difesa di un sistema contrattuale considerato presidio di legalità nel settore dei pubblici esercizi.