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Nuovo record per l’export agroalimentare italiano: nel 2025 sfiorati i 73 miliardi di euro

La crescita si è consolidata nonostante tensioni geopolitiche e guerre commerciali, con l’Europa a trainare la domanda e nuovi mercati asiatici in espansione. Gli Usa hanno invece rallentato per effetto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump. A riferire questi numeri record un’analisi Coldiretti su base Istat

di Redazione Italia a Tavola
17 febbraio 2026 | 15:53
Nuovo record per l’export agroalimentare italiano: nel 2025 sfiorati i 73 miliardi di euro

Nuovo record per l’export agroalimentare italiano, che nel 2025 ha sfiorato quota 73 miliardi di euro, segnando quasi un +5% sull’anno precedente e aggiornando così il massimo storico. Il dato emerge da un’analisi Coldiretti su base Istat e fotografa un settore che, nonostante una cornice internazionale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e nuovi protezionismi, ha continuato a crescere e a consolidare il proprio peso economico.

L’export agroalimentare italiano nel 2025 ha raggiunto quasi quota 73 miliardi di euro
L’export agroalimentare italiano nel 2025 ha raggiunto quasi quota 73 miliardi di euro

L’Europa traina, gli Usa frenano

Guardando alla geografia delle vendite, la Germania si è mantenuta il primo mercato di destinazione con 11,2 miliardi di euro, mentre la Francia ha sorpassato gli Stati Uniti conquistando il secondo posto con 7,9 miliardi. Proprio il mercato americano ha registrato il segnale più evidente delle frizioni commerciali: i dazi introdotti dall’amministrazione Trump hanno infatti inciso sul bilancio finale, cancellando l’inerzia positiva degli anni precedenti e portando a un calo del 5%, fino a 7,5 miliardi.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

Subito dietro si è piazzata la Gran Bretagna con 4,9 miliardi, mentre più indietro ma in movimento i mercati asiatici, con la Cina salita oltre i 670 milioni. La Russia, invece, è rimasta stabile a quota 680 milioni, frenata, ricordiamo, dal quadro di embargo e sanzioni che continua a condizionare gli scambi.

Le leve per crescere ancora (secondo Coldiretti)

In questo contesto, Coldiretti ha ribadito che esistono margini concreti per continuare la corsa e arrivare a 100 miliardi entro il 2030, a patto però di intervenire su alcuni nodi strutturali che da anni accompagnano il dibattito sull’export. Tra questi, l’organizzazione ha indicato come prioritaria l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e una revisione dell’attuale codice doganale, strumenti ritenuti decisivi per rafforzare la trasparenza e difendere il valore delle produzioni nazionali sui mercati internazionali.

Il ragionamento, infatti, non si ferma alla dimensione commerciale ma si allarga alle ricadute interne. Secondo Coldiretti, misure di questo tipo significherebbero maggiore redditività per le imprese agricole e, di riflesso, un impatto positivo sul piano sociale e occupazionale nei territori. In parallelo, una comunicazione più chiara sull’origine dei prodotti offrirebbe leve più efficaci per promuovere all’estero le eccellenze italiane, valorizzandone qualità e sostenibilità e facilitando l’ingresso in nuovi mercati.

Per Coldiretti i ritardi logistici costano 9 miliardi l’anno e frenano l’export
Per Coldiretti i ritardi logistici costano 9 miliardi l’anno e frenano l’export

C’è poi un altro capitolo che pesa sul bilancio complessivo, ed è quello infrastrutturale. Il Centro Studi Divulga ha stimato in circa 9 miliardi di euro l’anno il costo dei ritardi logistici che gravano sull’agroalimentare italiano, una zavorra che limita la competitività rispetto ad altri Paesi europei. Il gap riguarda collegamenti interni e reti di trasporto internazionale: porti, ferrovie, cargo aerei e assi ad alta velocità restano tasselli di una rete ancora incompleta. Sbloccare le opere, secondo l’analisi, migliorerebbe i flussi tra Nord e Sud e renderebbe più efficienti i traffici verso l’estero, con effetti diretti sulla capacità di esportazione.

Più export, più controlli

Parallelamente sono aumentati anche i controlli, segno che alla crescita dei volumi e della presenza sui mercati si è affiancato un rafforzamento dell’attività di vigilanza. Nel 2025, ricordiamo, il numero complessivo degli interventi di controllo nel settore agroalimentare è infatti cresciuto del 25,7%, passando dai 251mila del 2021 a quota 315mila.

Nel 2025 sono aumentati i controlli nel settore agroalimentare
Nel 2025 sono aumentati i controlli nel settore agroalimentare

In particolare si è registrata un’accelerazione delle ispezioni congiunte - quelle che coinvolgono almeno due enti nello stesso intervento - che tra il 2023 e il 2025 sono quasi raddoppiate, salendo da 1.127 a 2.174. «Si tratta di un’azione sempre più coordinata tra Icqrf, Carabinieri (Cufaa e Nas), Capitanerie di porto, Guardia di finanza, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Agea e Polizia di Stato» ha spiegato, lo scorso 10 febbraio, il ministero dell’Agricoltura durante la Cabina di Regia sui controlli agroalimentari.

Montasio Cattel

Il premio di IaT alle famiglie dell’agroalimentare

Per l’occasione, ricordiamo che proprio sul fronte agroalimentare Italia a Tavolache nel 2026 festeggia 40 anni di attività, ha istituito un nuovo premio pensato per valorizzare le realtà imprenditoriali che stanno dietro ai numeri record del settore. Il riconoscimento si intitola “Famiglie del cibo - Un patrimonio dell’umanità” e verrà presentato dal 6 all’8 marzo duranteTipicità 2026”, e, come detto, è dedicato a imprese selezionate della filiera italiana che custodiscono saperi, pratiche produttive e continuità generazionale, in un legame simbolico con il riconoscimento Unesco della cucina nazionale.

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