La ristorazione in India, a causa della guerra nel Golfo, è in ginocchio. La carenza di gas da cucina (Gpl), legata alle tensioni fra Stati Uniti, Israele e Iran e alle restrizioni nello Stretto di Hormuz, sta infatti mettendo in serio pericolo un intero settore che vive di continuità operativa e approvvigionamenti quotidiani. Con quasi il 90% delle importazioni di Gpl che transitano da quell’area, il rallentamento dei flussi ha avuto effetti immediati: forniture ridotte, costi in aumento e attività costrette a riorganizzarsi in tempi rapidi. Di conseguenza, i primi segnali sono arrivati proprio dalle cucine. In diverse città, da Mumbai a Delhi, ristoranti e piccoli esercizi hanno iniziato a ridurre l’attività, limitare i menu o, nei casi più critici, sospendere temporaneamente il servizio. Il problema riguarda sostanzialmente tutti, perché la maggior parte delle attività non dispone di scorte superiori a uno o due giorni, e questo rende impossibile assorbire shock prolungati sulla filiera energetica.
Ristoranti in affanno: tra tagli al servizio e soluzioni di emergenza
A raccontarlo bene è il caso di Ladu Samrat, storico locale di Mumbai, che ogni giorno produce circa 10mila vada pav (panino tipico indiano con polpetta di patate speziate): «La nostra produzione richiedeva 10-12 bombole al giorno, e ora stiamo usando piastre a induzione e lavorando a circa il 50% della capacità» ha spiegato il titolare al The National. Il ristorante ha chiuso per un giorno, poi ha riaperto con un’offerta ridotta, affiancando induzione e legna al gas. Una soluzione tampone, però, che comporta costi più alti e una gestione più complessa: «Sono alternative molto più costose e difficili da sostenere» ha aggiunto.

I vada pav, panini tipici indiani
E mentre le realtà più strutturate provano ad adattarsi, per molte attività più piccole la situazione è già diventata molto, ma molto critica. Le associazioni di categoria parlano apertamente del rischio chiusure se le forniture non tornano stabili nel breve periodo. Amit Bagga, responsabile di Delhi della National Restaurant Association of India, lo ha detto chiaramente, senza giri di parole: «Se la situazione non viene risolta rapidamente, potrebbe portare a chiusure definitive, colpendo il lavoro dei dipendenti e chi dipende dai ristoranti per i pasti». In alcune aree, intanto, i primi effetti si vedono già. In Karnataka, per esempio, circa il 30% delle attività ha sospeso il servizio in anticipo rispetto alla stagione dei matrimoni, uno dei momenti più importanti dell’anno per il comparto. Madhukar M. Shetty, vicepresidente dell’associazione degli albergatori dello Stato, ha chiesto un intervento mirato: «Il consumo commerciale rappresenta solo il 17%, quindi chiediamo al governo di fornire almeno metà delle bombole».
Famiglie sotto pressione e prezzi fuori controllo
Allo stesso tempo, la pressione si sta spostando anche sulle famiglie. Le richieste di ricarica sono aumentate rapidamente - circa otto milioni in pochi giorni - e davanti ai centri di distribuzione si sono formate code lunghe, con ritardi nelle consegne. «Abbiamo prenotato una bombola la scorsa settimana ma non l’abbiamo ricevuta, costringendoci a recarci al centro di distribuzione, dove la folla era ingestibile» ha raccontato Sunita, lavoratrice domestica a South Delhi. E come spesso accade quando la disponibilità cala, i prezzi salgono fuori controllo.

Famiglie e ristoranti indiani in ginocchio a causa della chiusura dello stretto di Hormuz
Le bombole vendute ufficialmente a circa 1.000 rupie arrivano a costare fino a 6.500 sul mercato parallelo, con un impatto diretto sia sulle famiglie sia sui ristoratori, che si trovano a lavorare con costi energetici fuori scala. Di fronte al crescente malcontento e alle proteste che si stanno moltiplicando in diverse aree del Paese, il governo sta provando a intervenire per contenere la crisi: da un lato attivando l’Essential Commodities Act per limitare speculazioni e accaparramenti, dall’altro aumentando la produzione interna e accelerando l’arrivo di nuove forniture, nel tentativo di riportare presto sotto controllo prezzi e distribuzione.