A primo bimestre conclusosi, emergono, con un ritardo poco comprensibile in considerazione dei progressi compiuti dall’information technology, i dati consuntivati dei primi tre trimestri (gennaio-settembre) dell’anno 2025. Lavorando di pre-consuntivazione, arriviamo ad una fotografia reale dell’intero anno 2025 e constatiamo che analizzare questi dati, saperli e volerli leggere e interpretare, ci induce a spunti di riflessione sull’evolversi, in anno corrente 2026 (e successivo anno 2027), dello scenario della ristorazione e dell’hospitality nella sua complessa articolazione.
Riportiamo dei dati Istat per offrire degli spunti di riflessione circa il futuro del mondo Horeca
Metodo di lettura e quadro della povertà
Ci comportiamo così. Facciamo parlare i dati (che non sono neutri: raccontano un cliente che cambia, spende meno e frequenta meno…), qui di seguito esposti nella loro asettica chiarezza, e ci asteniamo dal commentarli. Sì, ci rifugiamo consapevolmente nel cosiddetto “no comment”. Un’importante nota per la lettura: non ci sono decimali; tutti i dati, sia assoluti che percentuali, sono stati correttamente arrotondati. Arrotondamenti che non solo non inficiano la veridicità del dato, ma, nel renderlo più semplice da memorizzare, rendono miglior beneficio a quanti vorranno cimentarsi nell’analisi da cui, si è già detto, far scaturire interessanti quanto necessari spunti di riflessione. Necessita dare la definizione ufficiale di povertà assoluta. La povertà assoluta indica la condizione di chi non dispone delle risorse economiche necessarie per soddisfare i bisogni essenziali e vivere in condizioni dignitose. Ciò premesso, reso noto e condiviso, attenzione ai dati seguenti:
- nell’anno 2025 l’incidenza della povertà assoluta tra gli under 34 si è attestata mediamente al 13%;
- nell’anno 2025 l’incidenza della povertà assoluta tra gli over 65 si è attestata mediamente al 7%.
Struttura demografica e invecchiamento della popolazione
Procediamo e scopriamo che:
- nell’anno 2016 la quota di over 65 era del 21%;
- nell’anno 2025 la quota di over 65 è del 25%.
Ne consegue che:
- sono circa 15 milioni le persone con età superiore ai 65 anni;
- e di queste, 5 milioni circa sono persone con età superiore agli 80 anni;
- aggiungiamo, con affetto e compiacimento, che nel nostro Bel Paese ci sono circa 23 mila centenari.
Nel 2025, circa 15 milioni le persone con età superiore ai 65 anni
Ulteriore dato significativo:
- l’età media, nell’anno 2025, si attesta a 47 anni.
- meno giovani = meno consumo fuori casa
- più over 65 = domanda diversa (orari, ticket medio, frequenza)
- povertà under 34 = il cliente di domani che oggi non spende
L’Istat usa un’espressione pittoresca quanto agghiacciante: inverno demografico. Proviamo a capire il perché. Nel 2016 i ragazzi fino a 14 anni rappresentavano il 14% del totale; dieci anni dopo, anno 2025, la quota è scesa al 12%, ovvero circa 7 milioni di individui. E cosa dire della platea di quanti sono in età lavorativa, ovvero nella fascia 15-64 anni? Questa fascia conta all’incirca 37 milioni di persone, pari a circa il 63% del totale degli abitanti del nostro Paese.
Natalità e dinamiche della fertilità
E cosa dire dei pargoli? In un solo anno, fra il 2024 e il 2025, si è passati da 370mila a 363mila nuovi nati: una tendenza che riflette anche il calo del tasso di fertilità, sceso da 1,4 figli per donna dell’ultimo decennio degli anni Novanta a 1,2 figli per donna, ben lontano dalla soglia di 2,1 necessaria a garantire il ricambio generazionale. Ma anche l’età media della nascita del primo figlio si è alzata.
Tra il 2024 e il 2025, si è passati da 370mila a 363mila nuovi nati
Nell’anno 2025 è stata di 32 anni e ciò comporta, naturalmente, che difficilmente si pensa poi a fare il secondo figlio. Così il declino demografico si autoalimenta, avvitandosi su sé stesso. La mole dei dati forniti e la loro importanza sono tali da rendere agevoli riflessioni e commenti che, si era detto e la parola si mantiene, ci si astiene dal fare.