Daniela Santanchè si dimetterà. A dirlo, in aula al Senato, Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama. Ma tra il dire e il fare rimane una certa distanza: per ora la ministra del Turismo resiste, anche se - contrariamente a quanto trapelare in un primo momento - non rispetterà tutti gli appuntamenti previsti in agenda per la giornata di mercoledì 25 marzo, quella del post-epurazioni nel day after del referendum perso dal governo sulla giustizia. La posizione di Santanchè, dopo la richiesta esplicita di un passo indietro da parte del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è sempre più in bilico, ma per ora non ci sono comunicazioni ufficiali e la posizione della ministra non sembra lasciare intravedere cedimenti. Intanto le opposizioni hanno presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti che andrà in aula lunedì 30 marzo.
Santanchè: una giornata (quasi) normale
La ministra del Turismo Daniela Santanchè è giunta questa mattina al ministero, dove ad attenderla c’era un folto gruppo di giornalisti, dopo che ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sollecitato le sue dimissioni, richiamando la stessa linea di responsabilità istituzionale già mostrata dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e dalla capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi, entrambi dimessisi dopo la vittoria del No al referendum per vicende giudiziarie.

Daniela Santanchè, ministra del Turismo
Santanchè è arrivata a bordo di un’auto blu accompagnata dalla scorta e, mentre scendeva, stava parlando al telefono. Ai cronisti che le hanno chiesto se avesse intenzione di dimettersi e se gli appuntamenti della giornata fossero confermati, non ha rilasciato dichiarazioni. Fonti del ministero in un primo momento avevano fatto sapere che tutti gli impegni in agenda per oggi e nei prossimi giorni erano confermati. Invece non parteciperà all’evento previsto alle 14.30 alla Camera per la presentazione di un libro di Beppe Convertini, edito dalla Rai. La ministra - viene fatto sapere - resterà al ministero a lavorare.
Santanchè: dimissioni imminenti? La maggioranza la molla
Nel dibattito parlamentare sulla mozione di sfiducia alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha ribadito la posizione della maggioranza intervenendo in Aula. «Come tutti i ministri seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio, ma non prendiamo lezioni da chi ha limitato i diritti degli italiani con Dpcm per evitare il passaggio parlamentare», ha dichiarato, rivolgendosi alle opposizioni che avevano chiesto di discutere la mozione e sollecitato un nuovo intervento in Aula della premier Giorgia Meloni.
Chi è Daniela Santanchè
Daniela Santanchè si è affermata come figura centrale del centrodestra, capace di navigare tra polemiche e attacchi politici. Negli ultimi quattro anni di governo ha affrontato tre mozioni di sfiducia, tutte respinte, mentre nel suo passato d’opposizione risultano 18 mozioni sottoscritte da lei stessa. Parallelamente, sono cresciute le vicende giudiziarie che la riguardano, a partire dal caso Visibilia, dove è imputata per falso in bilancio insieme al compagno Dimitri Kunz: secondo l’accusa, i conti della società editoriale, di cui è stata amministratrice, sarebbero stati alterati per nascondere le perdite.
Sul piano politico più rilevante pesa l’ipotesi di truffa all’Inps relativa agli anni della pandemia, quando sarebbe stata richiesta la cassa integrazione per dipendenti che in realtà continuavano a lavorare. La vicenda è attualmente congelata all’udienza preliminare, a causa di un conflitto di attribuzione sollevato dal Senato alla Corte Costituzionale. In parallelo emergono nuove indagini, come quella relativa a una presunta bancarotta collegata a Ki Group, azienda di prodotti biologici della quale Santanchè è stata presidente dal 2019 al 2021.
La sua storia politica è legata a Ignazio La Russa, che ne riconobbe l’intraprendenza negli anni Novanta, quando Santanchè iniziò la collaborazione con Alleanza Nazionale. Tra il 1995 e il 1997 fu consulente per la moda nell’amministrazione Albertini a Milano, mentre parallelamente fondava la propria società, Dani Comunicazione, che in seguito diventerà Visibilia. Nel 1999 fu eletta consigliera in Provincia di Milano.
Negli anni ha sviluppato legami con il mondo imprenditoriale e della ristorazione di lusso, partecipando come socia a locali come il Billionaire di Porto Cervo e il Twiga di Forte dei Marmi. Nel 2022, alla nomina a ministra del Turismo, cedette le quote dei locali per evitare conflitti di interesse in relazione alle nuove regole sulle concessioni balneari.
Politicamente, Santanchè ha attraversato diverse formazioni: dopo Alleanza Nazionale, nel 2007 aderì alla Destra di Francesco Storace, candidandosi a premier nel 2008, per poi cofondare il Movimento per l’Italia con Denis Verdini nel 2009. Nel 2010 entrò nel Popolo della Libertà come sottosegretaria, successivamente si avvicinò a Forza Italia e infine, nel 2017, passò a Fratelli d’Italia, di cui diventerà responsabile in Lombardia.
Malan ha inoltre ricordato che la presidente del Consiglio «è venuta in Aula dieci giorni fa», sottolineando come le vicende che coinvolgono Santanchè, insieme a quelle di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, «siano estranee all’attività di governo» e riconducibili a situazioni personali, «non a una questione politica». Sul tema è intervenuta anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha precisato la posizione di Forza Italia. «Noi non chiediamo nulla, siamo garantisti», ha affermato a margine di un evento a Roma. «Detto questo, abbiamo letto tutti la nota della presidente del Consiglio: se il rapporto di fiducia si è interrotto, è necessario trarne le conseguenze». Nessuna dichiarazione pubblica, invece, è stata resa dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, grande sponsor di Santanchè che nelle scorse ore aveva provato a mediare e che ora appare rassegnato ad un epilogo che sembra segnato, ma, secondo quanto riportato da alcune fonti, la ministra avrebbe commentato così l'ultimatum di Palazzo Chigi: «Io non ho alcuna sensibilità».
Santanchè, la mozione di sfiducia
Il dibattito in Parlamento è nato dopo che era stata depositata alla Camera una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo, sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Nel testo si richiama l’articolo 94 della Costituzione, che attribuisce alle Camere la facoltà di revocare la fiducia attraverso una mozione motivata, sottolineando come la responsabilità politica dei ministri rappresenti un elemento centrale nel rapporto tra Governo e Parlamento. Secondo i firmatari, le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che il 24 marzo ha auspicato le dimissioni della ministra, segnerebbero il venir meno del rapporto fiduciario. La mancata scelta di dimettersi, nonostante la presa di posizione della premier, viene indicata come «una grave anomalia istituzionale», con possibili ripercussioni sulla credibilità dell’azione di governo e sull’immagine delle istituzioni. La mozione impegna quindi la ministra a rassegnare le dimissioni.

La premier Giorgia Meloni ha chiesto le dimissioni di Daniela Santanchè
Parallelamente, al Senato le opposizioni hanno chiesto una rapida calendarizzazione della discussione, cosa poi avvenuta: sarà lunedì 30 marzo. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini ha sollecitato un intervento diretto della presidente del Consiglio, parlando della necessità di «mettere fine a questo balletto», e ha definito la vicenda «uno scempio che si trascina da anni». Per il Partito democratico, il senatore Antonio Nicita ha fatto riferimento al recente intervento della premier, definendolo un «documento inedito», e chiedendo chiarimenti sulle ragioni del cambio di posizione rispetto ai precedenti passaggi parlamentari. «Che cosa è cambiato rispetto alle precedenti occasioni in cui le dimissioni sono state respinte?», ha domandato, sollecitando la presenza in aula della presidente del Consiglio. Alla richiesta di discutere al più presto la mozione si sono associati anche Ivan Scalfarotto (Iv) e Tino Magni (Avs), che hanno ribadito la necessità di un confronto parlamentare sulla vicenda.
Santanchè cerca di resistere allo tsunami post referendum
Già martedì 24 marzo, il giorno dopo la sconfitta referendaria, Andrea Delmastro Delle Vedove aveva rassegnato le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, in un momento segnato dalle polemiche legate al ristorante collegato al clan Senese, di matrice camorrista, e dall’esito del referendum sulla riforma della magistratura. «Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia», ha dichiarato Delmastro. «Ho sempre combattuto la criminalità con risultati concreti, e pur non avendo fatto nulla di scorretto, ho commesso una leggerezza, di cui mi sono subito assunto la responsabilità, nell’interesse della Nazione e per rispetto verso il governo e il presidente del Consiglio». Le dimissioni hanno riguardato anche la capa di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, coinvolta per le dichiarazioni sulla magistratura alla vigilia del referendum («Se vince il sì ci libereremo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione», aveva detto) e per la partecipazione alla cena nella Bisteccheria d’Italia insieme a Delmastro. Da Fratelli d’Italia la vicenda viene inquadrata come «questione di opportunità politica».