Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
mercoledì 04 marzo 2026 | aggiornato alle 14:13| 117781 articoli in archivio

Un patto per salvare commercio e negozi in città: ora serve una svolta

Non possiamo assistere impotenti mentre le nostre città si spengono e si svuotano della loro vita sociale. Servono un patto e una condivisione delle responsabilità. Se non saremo in grado di farcela, avremo perso tutti. È una sfida che riguarda istituzioni, imprese e cittadini: difendere commercio e presìdi urbani significa salvaguardare identità, lavoro, coesione e futuro dei territori

Aldo Mario Cursano
di Aldo Mario Cursano
Vice Presidente Vicario Fipe
04 marzo 2026 | 10:23
Un patto per salvare commercio e negozi in città: ora serve una svolta

La desertificazione e la chiusura di numerose attività è la fotografia di un modello che non sta più in piedi. La storia del commercio è la storia delle nostre città, non dobbiamo dimenticarcelo. Le città sono nate intorno allo scambio, al commercio, e questo ha portato progresso, civiltà, ridistribuzione di ricchezza. Noi veniamo da lì, da quei luoghi dove c’era tutto ciò che serviva per fare famiglia e sviluppare un progetto di vita. Un modello tutto italiano, quello delle città a misura d’uomo. Da qui nasce la nostra civiltà.

Il centro delle città italiane si sta sempre più svuotando, a discapito delle attività commerciali
Il centro delle città italiane si sta sempre più svuotando, a discapito delle attività commerciali

Città senza cittadini, il rischio della “selva oscura”

Le città senza cittadini sono come la campagna senza contadini, diventano quindi “una selva oscura”. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci il valore sociale della comunità, l’importanza del presidio, della luce nel buio che rappresentava questa rete, a cui ha sempre assolto il nostro mondo, quello dei pubblici esercizi. Il sentirci comunità ha identificato il nostro essere italiani. Poi, però, abbiamo iniziato a inseguire alcuni modelli che ci hanno portato in stili di vita e scelte diverse.

Servizi spostati altrove e centri storici in difficoltà

Oggi, a fronte del malessere diffuso, spero si cominci a ripensare a questi equilibri. Perché quando tutte le funzioni delle città vengono spostate altrove è chiaro che il cittadino, per fruire di servizi e funzioni, debba spostarsi. Prima erano le merci che arrivavano nelle città, ora spostandole, hai spostato la gente.

Una redistribuzione che sicuramente aveva un senso, ma che ora ha portato a trasferire tutto, con l’effetto di togliere il cittadino dalle città. Ci troviamo, infatti, con strade, parcheggi, infrastrutture e investimenti per portare la gente fuori e con Ztl, limitazioni e telecamere per entrare nei centri storici. E, in questo modo, i conti non tornano e non possono tornare.

Un patto per salvare città, commercio e vita sociale

Non è possibile assistere da testimoni impotenti mentre le città si spengono e si svuotano della loro vita sociale. Il senso di responsabilità ci deve portare insieme, pubblico e privato, a cogliere questo momento storico. Perché quando le luci si spengono non perde soltanto l’imprenditore di turno, ma ha perso l’intera città.

I pubblici esercizi sono il nostro modello produttivo e distributivo
I pubblici esercizi sono il nostro modello produttivo e distributivo

La luce nel buio che rappresentano i pubblici esercizi è il simbolo di una civiltà. Il nostro modello produttivo e distributivo, se con la politica non condividiamo il valore civile e sociale delle nostre attività, è destinato a soccombere. Come si fa a difendersi e mantenere accese quelle luci?

Ci vuole un patto. Se non rinegoziamo in modo forte e importante ogni fonte di costo a cui siamo sottoposti non ce la faremo. E siccome quando ci sono crisi industriali o agricole si mettono i miliardi, oggi è il momento del commercio. È il momento di condividere una responsabilità.

Città come bene comune: la sfida contro il degrado

L’alternativa, altrimenti, è abbandonare i territori al degrado. L’inciviltà si combatte con la civiltà. Ed è l’ora di riflessioni vere e profonde che mettano al centro le nostre città intese come bene comune. Al di là dei numeri, parlo di un modello produttivo e distributivo che ha creato uno stile.

In Italia è l’ora di riflessioni profonde che mettano al centro le nostre città intese come bene comune
In Italia è l’ora di riflessioni profonde che mettano al centro le nostre città intese come bene comune

Noi distribuiamo umanità, relazioni sociali, e chi viene da noi, da tutto il mondo, lo fa prima di tutto per vivere come noi. E se questo vissuto noi non saremo in grado di proteggerlo avremo perso tutti.

© Riproduzione riservata