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Dati preoccupanti

Pisa, attività ristorative in negativo: 196 chiusure e sole 92 aperture nel 2025

di Redazione Italia a Tavola
16 aprile 2026 | 12:02

Le attività ristorative a Pisa registrano un significativo ridimensionamento nel 2025. Secondo il Rapporto ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, le nuove attività avviate sono state 92, a fronte di 196 cessazioni. Il saldo negativo di 104 imprese, che riguarda tutte le imprese legate al fuori casa, e quindi anche bar, pub e pizzerie, evidenzia una contrazione rilevante del comparto, che conta complessivamente 2.372 attività attive e 6.411 addetti.

Pisa, attività ristorative in negativo: 196 chiusure e sole 92 aperture nel 2025

All'ombra delle celebre torre è crisi per la ristorazione: -104 attività è il saldo del 2025

Questo scenario conferma una fase critica per il settore, considerato uno dei pilastri dell’economia locale e dell’occupazione, in una città e una zona dove i flussi turistici sono particolarmente elevati.

Crisi ristorazione Pisa: calo imprese, pressione fiscale e turismo mordi e fuggi

«Sono un dato che rattrista e allarma», è l’amaro commento di Daniela Petraglia, presidentessa ConfRistoranti ConfCommercio e da qualche giorno anche di Fipe Pisa, da oltre 40 anni ristoratrice e proprietaria de La PergOletta. La Petraglia afferma che la situazione odierna rappresenta una sorta di coda lunga del Covid: «All’epoca molte imprese si sono indebitate, e ora si inizia a pagare il conto. Dopodichè ci sono i problemi strutturali più attuali, come questa orribile pressione fiscale, gli oneri legati poi anche alle tasse comunali, è una burocrazia che genera le chiusure».

Pisa, attività ristorative in negativo: 196 chiusure e sole 92 aperture nel 2025

Daniela Petraglia, presidente Fipe e Confristoranti Pisa

E il fatto che Pisa sia un importante centro turistico in realtà non risolve i problemi: «In città, attorno ai poli monumentali il comparto tiene. I maggiori problemi arrivano dalla provincia. In più, consideriamo una cosa: il turismo a Pisa è spesso mordi e fuggi, c’è una permanenza media in albergo di 1,5 notti, molto bassa. Con questi numeri è ovvio che tutto il comparto delle attività ristorative ne risente di conseguenza».

Crisi del personale e mancanza di formazione

Sul fronte delle soluzioni, emerge la necessità di interventi strutturali da parte della politica. Petraglia richiama l’urgenza di una riduzione della pressione fiscale, di un contenimento dei costi energetici e di una revisione delle imposte locali. «Per esempio con la tassa dei rifiuti siamo flagellati, è una delle più alte d’Italia», evidenzia, oltre alle croniche difficoltà del settore «come trovare personale, sul litorale molti locali stanno ritardando l’apertura stagionale per questo».

Pisa, attività ristorative in negativo: 196 chiusure e sole 92 aperture nel 2025

Ristoranti nelle strade del centro di Pisa: sulle molte chiusure pesano gli aumenti esponenziali dei costi

Ma non è solo un problema di personale o costi. Petraglia mostra che la tendenza alle chiusure è costante: nel 2024 le cessazioni sono state ben 135 a fronte di 78 nuove aperture, nel 2023 152 serrande abbassate e 85 nuovi inizi. C’è però anche un problema dal punto di vista imprenditoriale: «Chi si approccia all'apertura di un'attività ristorativa deve capire che è necessaria una formazione a tutto campo, con competenze gestionali, fiscali e organizzative. Se si sottovaluta questo, è ovvio che il rischio di fallimento è più alto».

Nuove sfide competitive

Parallelamente, la crescente concorrenza delle piattaforme digitali e della grande distribuzione rappresenta una sfida sempre più incisiva. Federico Pieragnoli, direttore generale di Confcommercio Pisa, ha affermato che il comparto dei pubblici esercizi, storicamente resiliente, sta subendo le stesse difficoltà del commercio al dettaglio, tra eccessiva burocrazia e pressione fiscale.

Nonostante le criticità, la ristorazione a Pisa resta un settore strategico per lo sviluppo economico e occupazionale. Il comparto rappresenta un motore di crescita capace di assorbire forza lavoro anche da altri ambiti, rendendo necessario un impegno coordinato delle istituzioni per sostenere le imprese e favorire una ripresa duratura.

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