Nel 2025 il mercato del biologico in Italia prosegue il suo percorso di espansione, ma con dinamiche sempre più legate alla struttura della domanda più che alla semplice crescita dei volumi. Secondo i dati Nomisma, il comparto ha raggiunto 6,87 miliardi di euro di vendite, con un incremento annuo del 4,9%, superiore al +2,9% registrato dal food nel suo complesso. Il dato sui volumi conferma la tendenza, con una crescita del 3,6% contro lo 0,8% del convenzionale. L’elemento più significativo non è soltanto la crescita, quanto la sua natura: il biologico non si comporta più come segmento emergente, ma come componente ormai stabilizzata della spesa alimentare, con una progressione più regolare e meno impulsiva rispetto agli anni precedenti, tanto che il biologico rappresenta solo il 3,8% della spesa alimentare degli italiani anche se il differenziale di prezzo con il cibo convenzionale si sta riducendo: oggi è attestato all'8,7%.
Consumi domestici e Gdo come architrave del mercato
Il baricentro del biologico resta saldamente nei consumi domestici, che superano i 5,5 miliardi di euro e registrano una crescita del 6,2%. È qui che si concentra la parte più dinamica della domanda, mentre la ristorazione e i canali fuori casa continuano a rappresentare una quota secondaria.

La Gdo è il principale canale di distribuzione
La Gdo si conferma il principale canale di distribuzione, intercettando il 64% della spesa complessiva. All’interno di questo perimetro, supermercati e ipermercati mantengono un ruolo centrale, ma si rafforza anche la presenza dei discount, che mostrano tassi di crescita superiori alla media del canale. Nel complesso, gli incassi della Gdo nel biologico superano i 3,5 miliardi di euro, con un aumento del 6,1% rispetto al 2024. L’e-commerce, pur crescendo, resta ancora un segmento marginale, con circa 76 milioni di euro, ma segnala un’evoluzione nelle abitudini di acquisto più che un impatto strutturale immediato.
Prezzo, private label e normalizzazione del bio
Uno dei fattori chiave che sta ridefinendo il perimetro del biologico è la riduzione del differenziale di prezzo rispetto al convenzionale. Il gap si è ridotto all’8,7%, contro valori prossimi al 20% di qualche anno fa. Questa dinamica è strettamente legata all’espansione delle marche del distributore, che oggi rappresentano il 51,7% del valore del comparto e contribuiscono in modo determinante alla crescita complessiva del mercato. In altri termini, il biologico sta diventando sempre più un’estensione dell’offerta della distribuzione moderna, più che un segmento autonomo trainato esclusivamente da brand specializzati.
Una domanda ampia ma concentrata su poche categorie
La diffusione del biologico tra i consumatori italiani è ormai elevata: il 93% delle famiglie ha acquistato almeno un prodotto bio nel 2025, contro il 55% del 2015. Tuttavia, la frequenza di acquisto racconta una realtà più sfumata: oltre la metà degli acquirenti mantiene un comportamento occasionale, mentre solo una quota minoritaria di heavy user concentra la maggior parte dei volumi.

Le uova sono tra i pilastri del comparto del cibo biologico
Questa asimmetria si riflette anche nella struttura del carrello. Il biologico resta fortemente concentrato: una quindicina di categorie genera oltre la metà della spesa complessiva. Uova, gallette, sostitutivi del latte, confetture e olio extravergine rappresentano i pilastri del comparto. Alcuni prodotti mostrano performance particolarmente dinamiche. Le uova segnano un incremento del 42%, mentre crescono in doppia cifra anche cereali per la colazione, yogurt, frutta secca, semi e olio. Tuttavia, la penetrazione rimane molto disomogenea: alcune categorie hanno una quota bio elevata, mentre altre, come pasta e latticini freschi, restano marginali.
Importazioni in crescita e squilibrio tra produzione e consumo
Un altro elemento strutturale riguarda la crescente dipendenza dall’estero. Le importazioni di prodotti biologici dai Paesi terzi sono quasi raddoppiate nell’ultimo decennio, arrivando a circa 270.000 tonnellate annue. I principali flussi provengono da Turchia, Pakistan, Ecuador, Tunisia e Perù, con un incremento particolarmente marcato nei segmenti della frutta e dei prodotti trasformati. La crescita degli scambi internazionali evidenzia un mercato sempre più integrato, ma anche una tensione tra domanda interna e capacità produttiva nazionale.
Tra politiche agricole e distanza dal mercato finale
Sul piano strutturale, il settore resta condizionato dal rapporto con le politiche agricole europee. Una quota rilevante del sistema è ancora legata ai meccanismi di sostegno pubblico, mentre manca una mappatura completa e trasparente degli operatori. «Questo sistema di sostegni cristallizza il settore primario e lo lascia scollegato dal mercato finale», osserva Francesco Torriani presidente di Confcooperative al Sole 24 Ore, evidenziando il rischio di una frammentazione produttiva che rende difficile la programmazione.

Francesco Torriani presidente di Confcooperative
Oggi il biologico copre il 20,2% della superficie agricola utilizzata in Italia, ma incide solo per il 3,8% della spesa alimentare complessiva, segnale di un disallineamento ancora strutturale tra produzione e consumo. In questo contesto si inserisce anche il progetto del nuovo marchio del Biologico Italiano, promosso dal Masaf e atteso nei prossimi mesi. Un’iniziativa che punta a rafforzare l’identità del prodotto nazionale, ma che dovrà confrontarsi con un mercato sempre più aperto e competitivo.