Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
lunedì 27 aprile 2026 | aggiornato alle 19:11| 118865 articoli in archivio

Sensory Landscape

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

Manuel Del Vecchio
di Manuel Del Vecchio
Giornalista
27 aprile 2026 | 15:51

Milano è una città che si trasforma, sorprende, gioca con chi la visita e prova a regalare esperienze inseguendo il “diverso”. Ed è quello che succede durante la Milano Design Week negli eleganti ambienti di Palazzo Bovara, dove Elle Decor Italia presenta la nuova mostra-installazione “Sensory Landscape”, impreziosita anche da uno speciale menu sensoriale di Alma. Un appuntamento ormai iconico che, nel 2026, celebra dieci anni di sperimentazione progettuale e riflessione sull’abitare contemporaneo.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

La sala di svolgimento di “Sensory Landscape”

Un invito a rallentare e riscoprire i sensi

Ideata da Piero Lissoni, la mostra nasce con un obiettivo preciso: restituire centralità alla dimensione sensoriale, spesso sacrificata in un mondo dominato da velocità e digitale. Il percorso invita a fermarsi, osservare, ascoltare e percepire. Una riconnessione autentica con lo spazio che passa attraverso materia, luce, suono e natura. L’approccio progettuale è essenziale, quasi radicale: eliminare il superfluo per lasciare emergere ciò che conta davvero. Elemento chiave dell’installazione è il verde, curato dal paesaggista Antonio Perazzi. Non un abbellimento o una decorazione, ma una presenza concreta, capace di trasformare l’ambiente in un paesaggio dinamico e in continua evoluzione. Il risultato è un costante equilibrio tra naturale e artificiale, dove tra tecnologia e natura c’è un dialogo invece che contrapposizione: il tutto diventa una chiave di lettura della contemporaneità nuova ed interessante.

Un’esperienza multisensoriale

“Sensory Landscape”, lo dice il nome, gioca con i cinque sensi. Nelle varie stanze dell’installazione si mescolano di continuo. Il suono, con le composizioni di Thomas Umbaca, guida il visitatore in un viaggio emotivo. Le installazioni digitali del collettivo fuse* trasformano lo spazio in scenari fluidi e mutevoli. Le suggestioni olfattive di Giovanna Zucconi completano l’esperienza sensoriale. Degna di menzione è anche la “reading room”, uno spazio raccolto dove i libri diventano parte integrante del progetto: sono gli unici oggetti ad essere illuminati, diventando il centro di tutto. Tavoli, sedie e tutto quello che è per l’uomo passa in secondo piano. Nel percorso trovano spazio anche opere di grandi maestri, tra cui Andy Warhol, Pablo Picasso e Tommaso de Vigilia. Presenze che amplificano il valore culturale della mostra, creando connessioni tra linguaggi e periodi storici diversi.

Il menu sensoriale di Alma a Palazzo Bovara

A tutto questo si aggiunge una speciale componente gastronomica firmata da Alma - La scuola internazionale di cucina italiana e Caffè Scala. Gli chef Federico Vigilante e Omar Baratto propongono un menu ispirato ai temi dell’installazione: un vero e proprio percorso sensoriale che traduce il design in esperienza culinaria. Tatto, vista, gusto, olfatto e persino l’udito, visto che ogni portata del menu è accompagnata idealmente da un brano scelto proprio dai ragazzi di Alma. E quindi da un semplice menu si passa ad un racconto: una sequenza di piatti che accompagna il commensale attraverso i cinque sensi, trasformando il pasto in un’esperienza immersiva, consapevole e persino ludica. Il tutto viene impreziosito dalle collaborazioni con Caffè Scala a Milano, affiancata anche da Sagna, importatore ufficiale di Champagne Louis Roederer.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

Lo chef Federico Vigilante

Una scelta che porta un twist interessante per ogni portata. Il racconto della giornalista Eirka Mantovan ha accompagnato ogni portata ed ogni abbinamento: uvaggi, annate, storia, obiettivi… Ogni bottiglia è stata presentata con minuzia ed attenzione, spiegando il pensiero dietro ogni abbinamento e aprendo un mondo di “giochi”, tra profumi e sapori. E alla fine non sono serviti particolari tecnicismi, perché le “bolle” parlavano da sé: sempre sulla falsariga dell’approfondimento sensoriale è bastato portare i vari calici al naso per capire l’importanza di questa Maison. Ogni scelta era in perfetto equilibrio con il menu dallo chef di Alma Federico Vigilante, che ha sperimentato su consistenze, temperature, colori e sapori, rendendo omaggio e giustizia all’interessante contesto del “Sensory Landscape”. Ogni calice pensato per dialogare con il piatto, amplificarne le percezioni e accompagnare il commensale lungo un crescendo sensoriale coerente e armonico.

Collection 246: freschezza e verticalità abbinate al suono croccante del gusto

Ad aprire il percorso è il Collection 246, uno Champagne che gioca su equilibrio e tensione. Le sue note iodate e di lievito, unite a una trama elegante, si sposano con la croccantezza iniziale della cialda di riso e del fungo alla milanese. Si parte quindi dall’udito, con una proposta che sorprende già al primo morso. La cialda di riso alla pizzaiola e il fungo cardoncello fritto alla milanese costruiscono una dimensione acustica precisa: croccante, friabile, rumorosa. Da un lato l’anima partenopea, dall’altro il legame con Milano. In abbinamento, lo Champagne amplifica la verticalità e la freschezza del piatto.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

La cialda di riso alla pizzaiola con il Collection 246

Qui il vino lavora per contrasto e pulizia: esalta la friabilità, amplifica il “suono” del piatto e prepara il palato alla progressione successiva. Lo ritroviamo anche nella seconda portata, a conferma della sua versatilità. Il secondo passaggio è un invito alla fisicità. La piadina contemporanea con ostrica, yuzu e panna si consuma rigorosamente con le mani, ristabilendo un contatto diretto con il cibo. Il tatto amplifica contrasti tra consistenze, il morbido della piadina e il croccante delle verdure, e temperature tra i vari ingredienti e le salse

Blanc de Blancs 2019: precisione aromatica e slancio minerale che si legano con ricordi d’infanzia

Con il passaggio all’olfatto, entra in scena il Blanc de Blancs 2017, espressione più tesa e verticale della Maison. Chardonnay 100%, capace di restituire una sensazione di purezza quasi tagliente. L’abbinamento qui è con la “pasta alla pasta”, un esercizio di memoria e tecnica dello chef: fermentazioni, agrumi e note marine si fondono in un piatto complesso e identitario.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

La pasta alla pasta con il Blanc de Blancs 2019

Limoni fermentati, bergamotto, basilico e colatura di alici costruiscono una geografia aromatica intensa, capace di evocare il Mediterraneo in ogni sfumatura. Il Blanc de Blancs 2017 accompagna la complessità aromatica del piatto senza sovrastarla: la sua acidità sostiene le note fermentate e agrumate, mentre la componente minerale dialoga con la sapidità della colatura di alici e della crema di parmigiano, in un piatto che va a toccare note semplici e nostalgiche dell’infanzia.

Vintage 2018: struttura e profondità che accompagnano lo sguardo

La quarta portata, dedicata alla vista, trova nel Vintage 2018 un alleato ideale. Qui il registro cambia: aumentano struttura, densità e complessità. Le leggere affumicature e la ricchezza aromatica si intrecciano con il gioco di contrasti visivi del piatto.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

Il bianco e il nero con il Vintage 2018

Il bianco e il nero” è una riflessione sulla forma: una bicromia netta che elimina il superfluo per concentrarsi sulla struttura. Il chawanmushi con capasanta, nero di seppia, aceto balsamico e tartufo è un piatto elegante con grande focus sull’estetica. Qui lo champagne accompagna senza contrastare, sostenendo la cremosità del chawanmushi e la delicatezza della capasanta, mentre il finale agrumato mantiene l’equilibrio.

Rosé 2017: intensità e armonia nel finale salato sostengono sapori decisi

Il culmine del percorso gastronomico è affidato al Rosé 2017, Champagne di grande espressività. Qui emergono note fruttate, una piacevole succosità e una struttura capace di reggere preparazioni importanti. Il percorso infatti culmina con una portata intensa e strutturata: capriolo, ribes ed erbe senapate.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

Capriolo, ribes ed erbe senapate con il Rosé 2017

Qui il gusto si esprime nella sua piena maturità, tra contrasti di amaro, dolce e acidità. La carne arrostita ed il suo fondo di cottura portano profondità, mentre l’infuso di rosa canina e carcadè, servito in un bicchiere, pulisce e riequilibra. In abbinamento al capriolo, il vino lavora in sinergia con la componente agrodolce del ribes e con le note amare delle erbe. Il risultato è un equilibrio dinamico, dove ogni elemento trova il proprio spazio senza sovrapporsi. Ennesima dimostrazione non solo della qualità delle scelte della Maison, ma anche della loro ecletticità.

Il sesto senso: libertà e interpretazione

Il finale rompe gli schemi. Il dessert diventa uno spazio aperto, dove dolce, amaro, sapido e umami convivono senza regole rigide. È il “sesto senso”: l’intuizione personale, la libertà di combinare e interpretare. Il commensale diventa protagonista dell’esperienza con la possibilità di comporre lui stesso il piatto giocando con consistenze e sapori a disposizione: un gelato agli agrumi e zafferano, “bottoni” di gel, crumble e una parte vegetale che vira sull’acidità. O scegliendo anche di non farlo. La libertà è anche questa.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

Il gelato agli agrumi e zafferano, “bottoni” di gel, crumble e una parte vegetale

Un finale tra storia e contemporaneità

A chiudere, un omaggio alla tradizione reinterpretata: la Torta Bella di Andrea Tortora. Un suo omaggio speciale alla torta di rose, frutto di passione e studio negli anni. Anche qui c’è stato un twist divertente: durante il pranzo nella mise en place era presente anche un piattino per il pane, che però non è mai arrivato in sala. Questo per creare attesa e creare ancora più aspettativa verso la Torta Bella, unico lievitato da mangiare dell’evento. E infatti, al taglio il profumo dolce del burro ha inebriato la sala; la croccantezza esterna ha reso divertente il morso e la scioglievolezza dell’impasto, a cui si legava una persistente nota di vaniglia, ha reso il tutto estremamente goloso.

Alla Milano Design Week il design incontra alta cucina e Champagne

La Torta Bella di Andrea Tortora

Una fetta tira l’altra. Questa opera di alta pasticceria è stata accompagnata da un bitter aromatico di Baldo Baldinini che ne esalta le sfumature. Il percorso gastronomico firmato da Alma si è rivelato quindi una naturale estensione della mostra e non solo un mero accompagnamento: quello che l’installazione vuole comunicare è stato riportato con maestria anche nei piatti e nei calici.

© Riproduzione riservata