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Dal calo delle vocazioni a una nuova ospitalità: l’accoglienza religiosa cresce

di Redazione Italia a Tavola
07 aprile 2026 | 11:38

A Roma le case religiose per ospiti sono circa 350, un sistema diffuso che si è consolidato nel tempo fino a diventare una componente stabile dell’accoglienza cittadina. Si tratta di strutture nate anche in risposta al calo delle vocazioni tra gli anni Ottanta e Novanta, quando molti ordini religiosi iniziarono a trasformare conventi e monasteri in spazi destinati all’ospitalità.

Dal calo delle vocazioni a una nuova ospitalità: l’accoglienza religiosa cresce

Case religiose: un’ospitalità che cresce fuori dai circuiti tradizionali

Accoglienza religiosa, un nuovo modello per tutti

Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, sottolinea come inizialmente queste realtà fossero rivolte soprattutto a pellegrini e gruppi religiosi, per poi aprirsi progressivamente a un pubblico più ampio. «L’attenzione è rivolta alla “semplicità, per farvi sentire a casa”, non a un’esperienza da cinque stelle», spiega, evidenziando una filosofia che resta centrale anche oggi. Il tema dei costi rappresenta un ulteriore elemento distintivo. Secondo le stime dell’associazione, una camera doppia in una casa religiosa si aggira intorno ai 90 euro a notte, contro una media di circa 190 euro per una struttura alberghiera nella capitale. Un divario che contribuisce a rendere queste soluzioni sempre più interessanti, soprattutto per chi cerca un soggiorno essenziale ma in posizione centrale.

Dal calo delle vocazioni a una nuova ospitalità: l’accoglienza religiosa cresce

A Roma sono circa 350 le case religiose per ospiti

Rocchi evidenzia anche il valore culturale di questa forma di accoglienza, sottolineando come «essere presenti su media internazionali così autorevoli è molto importante», perché consente di far conoscere «un aspetto dell’ospitalità italiana davvero unico», fondato sulla relazione e su valori profondi. Un modello che, aggiunge, «non si limita a offrire un posto dove dormire», ma propone uno stile di soggiorno capace di trasformarsi in esperienza.

Il viaggio del New York Times nell'accoglienza religiosa

L’interesse internazionale verso queste strutture è confermato dal recente reportage del New York Times, che ha acceso i riflettori su alcune realtà romane rappresentative di questo modello. Tra queste, la Casa di Santa Brigida, nel centro storico vicino a Campo de’ Fiori, offre camere essenziali in un palazzo del XV secolo. Qui il silenzio e la semplicità sono parte integrante dell’esperienza, con ambienti sobri e una terrazza che si affaccia sui tetti della città. «Quando un ospite percepisce questa pace interiore, abbiamo raggiunto il nostro scopo», afferma madre Gertrude Panakal.

Cos’è l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (O.R.I.) nasce con l’obiettivo di rendere più accessibile il patrimonio di accoglienza offerto da case per ferie, conventi, monasteri e strutture non profit presenti sul territorio nazionale.

Dal 2015, attraverso il portale ospitalitareligiosa.it, mette in contatto diretto strutture e viaggiatori, senza intermediazioni né commissioni. Un modello che punta su trasparenza e semplicità, facilitando la prenotazione per singoli, famiglie, gruppi e camminatori.

Nel tempo O.R.I. ha ampliato le attività di informazione e supporto, diventando un punto di riferimento per un’ospitalità coerente con i valori della tradizione religiosa: sobrietà, affidabilità e attenzione alla persona.

In una delle zone più iconiche della capitale si trova invece la Casa per Ferie San Giuseppe alla Trinità dei Monti, affacciata su Piazza di Spagna. La struttura, legata a istituzioni religiose francesi, mantiene uno stile semplice ma offre una posizione privilegiata e un giardino tranquillo in un contesto molto frequentato. Più defilato, tra Monteverde e Trastevere, l’Istituto delle Orsoline di Maria Immacolata propone un’accoglienza raccolta in un contesto residenziale. Le camere sono essenziali e la gestione mantiene un’impostazione domestica, con regole come il coprifuoco che contribuiscono a definire il ritmo del soggiorno.

Dal calo delle vocazioni a una nuova ospitalità: l’accoglienza religiosa cresce

Alcune case per ferie si trovano anche in pieno centro storico a Roma, altre sono più defilate

La Casa per Ferie Maria Schininà, nel quartiere Trieste, punta invece su un’atmosfera fatta di silenzio e condivisione degli spazi, come la cucina comune. «Una delle cose più preziose in questa casa è il silenzio», sottolinea suor Rita De Bonis, evidenziando un elemento ricorrente in molte di queste strutture. Infine, la casa delle Suore Missionarie Francescane della Madre del Divin Pastore, situata a breve distanza dal Vaticano, unisce una gestione semplice a un clima familiare. L’accoglienza, affidata anche a una coppia di origine venezuelana, contribuisce a creare un ambiente informale, dove la relazione con l’ospite assume un ruolo centrale.

Un modello che unisce convenienza e dimensione umana

Dalle esperienze raccontate emerge un tratto comune: l’essenzialità non è una rinuncia, ma una scelta. Le case religiose offrono camere semplici, servizi ridotti e regole condivise, ma allo stesso tempo garantiscono posizioni centrali e un’atmosfera difficilmente replicabile. È proprio questo equilibrio tra convenienza, silenzio e relazione a rendere queste strutture un’alternativa concreta per chi visita Roma, contribuendo a definire un modello di ospitalità che continua a suscitare interesse anche oltre i confini nazionali.

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