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Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

È morto a 76 anni Carlo “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food e figura simbolo della cultura gastronomica sostenibile. Dalle Langhe ha costruito un movimento globale fondato su biodiversità, tutela del territorio e consumo consapevole. Giornalisti, chef e produttori lo ricordano come un uomo di grande forza morale, capace di trasformare il cibo in una questione culturale, sociale e politica

di Redazione Italia a Tavola
22 maggio 2026 | 08:00
Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Ci ha lasciato nella serata di giovedì 21 maggio 2026 Carlo Petrini, conosciuto da tutti come “Carlin”, fondatore di Slow Food e figura centrale della cultura enogastronomica italiana e internazionale. Aveva 76 anni ed è deceduto nella sua abitazione di Bra, in provincia di Cuneo, città alla quale è rimasto sempre profondamente legato. La notizia è stata diffusa dalla stessa associazione, che ha ricordato il suo impegno per il bene comune, la tutela della natura e della biodiversità. Dalla visione di Petrini sono nati Slow Food nel 1986, la rete internazionale Terra Madre, l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e le Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Carlo "Carlin" Petrini è venuto a mancare all'età di 76 anni

Il modello Slow Food e il valore del cibo sostenibile

Buono, sano, giusto” erano i tre principi che Carlo Petrini indicava come riferimento per la produzione alimentare e per un nuovo modello di consumo consapevole. «Questa società dispone di troppo cibo - era solito affermare - ed è afflitta da troppa malnutrizione. Lo spreco alimentare è inaccettabile: il 33% degli alimenti prodotti viene buttato via. Siamo schiavi di un modello che non funziona». Contrario al predominio delle multinazionali del settore alimentare, Petrini sosteneva il dialogo tra agricoltori e ambientalisti, promuovendo un equilibrio tra produzione, territorio e sostenibilità.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Roberta Garibaldi, docente ed esperta di turismo

«Petrini - ha commentato Roberta Garibaldi, docente ed esperta di turismo - aveva compreso molto prima di altri che il cibo non fosse una semplice commodity, ma un fatto economico, sociale, identitario e politico, capace di incidere sul modo in cui le comunità si raccontano e costruiscono il proprio futuro. Con Slow Food Italia ha trasformato concetti allora marginali - biodiversità, filiera corta, tutela dei produttori locali, educazione alimentare - in temi centrali del dibattito internazionale.  Oggi molte strategie territoriali, modelli di turismo enogastronomico e politiche di valorizzazione delle destinazioni si fondano su principi che lui aveva introdotto quando apparivano controcorrente: autenticità, sostenibilità, relazione tra comunità e produzione agricola, qualità come valore culturale prima ancora che commerciale».

Le Langhe e l’eredità culturale di Carlo Petrini

L’esperienza di Slow Food ha contribuito a valorizzare le Langhe, trasformandole in un modello riconosciuto di armonia tra paesaggio, lavoro e qualità agroalimentare. «Chi semina utopia, raccoglie realtà», ripeteva spesso Petrini, sintetizzando una visione che ha segnato profondamente il mondo del cibo e della cultura gastronomica contemporanea. Garibaldi ha spiegato: «La sua eredità più importante non è soltanto un movimento globale presente in oltre 160 Paesi, ma un cambio di paradigma: aver dimostrato che il cibo può essere uno strumento di sviluppo territoriale, diplomazia culturale e tutela del patrimonio immateriale». Lo chef Maurilio Garola ha raccontato quanto Petrini sia stato importante nel suo percorso umano e professionale, ricordando di avergli dato sostegno già prima del suo arrivo nelle Langhe, quando lavorava ancora a San Secondo di Pinerolo. Quando gli annunciò il trasferimento, Petrini gli disse: «Tu devi venire nelle Langhe perché la Langa è un’oasi felice del Piemonte dove tu con la tua testa sicuramente riuscirai a costruire qualcosa di molto, molto interessante». Garola ha aggiunto: «Sono arrivato dove sono adesso» anche grazie a quell’incoraggiamento.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Lo chef Maurilio Garola

Secondo lo chef, il grande merito di Petrini è stato quello di avere valorizzato i prodotti del territorio, non soltanto nelle Langhe ma in tutto il Piemonte e in Italia. Ha citato esempi come il porro di Cervere, il cappone di Morozzo e il Cevrin di Coazze, spiegando che grazie a Slow Food questi prodotti sono stati riscoperti e riconosciuti. Per Garola, Petrini non si limitò a promuovere le eccellenze gastronomiche: riuscì soprattutto a «stimolare i contadini, i giovani a lavorare la terra, ad allevare gli animali». Ha sottolineato come la vera intuizione fosse stata quella di creare valore economico attorno a quei prodotti, «farli pagare il giusto» affinché i giovani potessero costruirsi «delle prospettive di una vita lavorando la terra». Garola ha anche ricordato il ruolo avuto da Slow Food e dalla guida vini nel valorizzare il patrimonio vitivinicolo piemontese. «Venticinque o trent’anni fa», ha spiegato, il panorama era dominato da pochi grandi nomi, mentre grazie a Petrini e al lavoro sui produttori delle Langhe si riuscì a costruire «questo gruppo importante» capace di valorizzare il Nebbiolo, il Barolo e il territorio nel suo insieme.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Luigi Cremona e Lorenza Vitali

Secondo la giornalista Lorenza Vitali (storica collaboratrice e compagna del critico Luigi Cremona), il grande merito di Petrini fu proprio quello di avere intuito prima degli altri il valore futuro di quei patrimoni: «Tutte queste cose le abbiamo oggi perché qualcuno le ha viste prima, qualcuno le ha immaginate».  La giornalista ricorda di Petrini la «forza morale» e la capacità di «non aver mai fatto sconti», di «non aver mai cambiato direzione» e «non aver mai mediato su nulla». Pur riconoscendo che «il mondo non è perfetto», ha spiegato che il fondatore di Slow Food rappresentava «un esempio integerrimo e molto integrale», aggiungendo che oggi «abbiamo bisogno di più Carlo Petrini». E proprio nelle Langhe è avvenuto l'incontro con Petrini che ha cambiato la vita di Vitali: «Mi aprì un mondo meraviglioso, molto più umano e mi spinse a cambiare vita professionale».

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

La firma del Manifesto Slow Food a Parigi nel 1989

Nel descrivere Petrini, lo chef Massimilano Mansuelli lo ha definito «una persona positiva» e «un pozzo di scienza», capace di parlare di tutto. Ha ricordato anche gli aneddoti che raccontava, compreso quello della telefonata ricevuta da Papa Francesco, definendolo «una roba veramente particolare». «Non trovo le parole per descrivere quest’uomo», ha ammesso, aggiungendo che «ha dato tanto» e «avrebbe potuto dare tanto ancora».

Chi era Carlo Petrini, simbolo della gastronomia sostenibile

Gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un modello alimentare sostenibile, Petrini ha dedicato la propria vita alla difesa della biodiversità, del cibo di qualità e delle comunità agricole locali. Il suo nome è indissolubilmente legato a Slow Food, il movimento internazionale fondato nel 1986 con il nome di Arcigola. Nato come risposta alla standardizzazione alimentare e alla diffusione del fast food, il progetto si è rapidamente trasformato in una rete globale presente in oltre 160 Paesi. Nel 1989, a Parigi, venne firmato il Manifesto Slow Food da delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente internazionale dell’associazione, incarico mantenuto fino al 2022.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

"Carlin" Petrini è stato fondatore di Slow Food Italia e dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Vitali ha ricordato il legame che univa Carlo Petrini al critico gastronomico Luigi Cremona, spiegando che Cremona «è sempre stato un caro amico di Carlo» e che fu presente «nei momenti salienti», compresa la firma a Parigi della carta fondativa di Slow Food. Per loro, Petrini non fu soltanto «un grande ispiratore», ma la persona che «ci ha dato il là per continuare a fare la nostra parte». Tra gli insegnamenti più importanti, la giornalista ha indicato soprattutto la fiducia nei giovani, diventata negli anni «la nostra religione professionale», anche attraverso il lavoro svolto nel sostegno ai talenti emergenti della gastronomia. Per Garola, oggi Slow Food rappresenta una realtà conosciuta in tutto il mondo e il segno lasciato da Petrini resterà profondo. «Mancherà per questa terra questa persona stupenda», ha detto, concludendo il suo ricordo con un saluto affettuoso: «Grande Carlin, ti vogliamo bene per sempre».

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Bruno Ceretto, titolare dell'omonima cantina

Quarant’anni di amicizia, di idee condivise e di viaggi vissuti inseguendo il gusto e la cultura del cibo. È questo il ricordo che il vignaiolo pieemontese Bruno Ceretto custodisce di Carlo Petrini. Tra i momenti più cari ci sono le vacanze trascorse insieme in Francia: Ceretto con la compagna, Petrini e altri due amici d’infanzia. Sceglievano piccoli alberghi sulle colline, affacciati sui paesaggi francesi, e passavano le giornate andando alla ricerca dei migliori prodotti tipici locali, mossi da quella curiosità gastronomica che per Petrini era insieme piacere, conoscenza e visione del mondo. E fino alla fine Petrini continuava a progettare: insieme a Luciano Deltoma stava lavorando a un menu destinato ai reparti oncologici degli ospedali, un’iniziativa pensata per portare attenzione alla qualità del cibo anche nei percorsi di cura. Un ultimo progetto che racconta bene la sua idea più profonda: il cibo non come semplice nutrimento, ma come dignità, cultura e responsabilità collettiva.

Trattoria Masuelli, dove tutto ebbe inizio

Lo chef Massimiliano Masuelli ha ricordato con commozione il legame storico tra il suo ristorante e la nascita di Slow Food, spiegando di avere avuto «un risveglio abbastanza scioccante» alla notizia della morte di Carlo Petrini. Lo chef ha raccontato che nel locale si discuteva già di quel progetto prima ancora che nascesse Slow Food, ai tempi in cui erano ancora vivi i suoi genitori. Nel ristorante, ha ricordato, è conservata una targa fatta apporre da Petrini nei primi anni Duemila con la scritta: «In questa sala Gianni Sassi ideava la rivista La Gola pensando a Slow Food».

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Lo chef Massimiliano Masuelli

La trattoria è rimasta poi un punto di riferimento per Petrini.  Masuelli ha ricordato un incontro organizzato prima della pandemia proprio nella sala dove nacque il progetto. In quell’occasione erano presenti Carlo Petrini insieme a Folco Portinari e Alberto Capatti, oltre ai suoi genitori, per una sorta di revival nei luoghi in cui «è stato pensato il movimento».  Petrini la considerava il suo «posto del cuore», un luogo in cui andare liberamente e non per obbligo istituzionale. Mansuelli ha aggiunto come Petrini portasse spesso nel ristorante ospiti internazionali legati a Terra Madre e agli eventi promossi da Slow Food. Quando si trovava a Milano, ha spiegato lo chef, lo chiamava direttamente per avere un tavolo e in dialetto piemontese chiedeva spesso «l’ossobuco con il risotto, piatto che considerava il suo must, insieme alla cotoletta». 

Terra Madre e la difesa della biodiversità

Tra i progetti più importanti ideati da Petrini figura Terra Madre, nata nel 2004 come rete mondiale delle comunità del cibo. Agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani, cuochi e giovani provenienti da tutto il mondo hanno trovato in Terra Madre uno spazio di confronto contro l’omologazione alimentare e l’agricoltura industriale.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Carlo Petrini durante un viaggio in Kenya

Nel corso degli anni Slow Food ha promosso iniziative di grande impatto sociale e ambientale come gli Orti in Africa, l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food e il progetto Orto in Condotta, tutti orientati alla tutela delle produzioni locali e delle tradizioni agroalimentari.

L’Università di Pollenzo e il riconoscimento delle Scienze Gastronomiche

Uno dei contributi più significativi di Carlo Petrini è stata la fondazione dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, inaugurata nel 2004 a Bra. Si tratta della prima università al mondo interamente dedicata allo studio interdisciplinare del cibo. Grazie a questa esperienza, il concetto di gastronomia è entrato stabilmente nel mondo accademico, fino alla nascita della Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche istituita dallo Stato italiano nel 2017. L’ateneo di Pollenzo ha formato migliaia di studenti provenienti da circa 100 Paesi, contribuendo alla crescita di una nuova figura professionale: il gastronomo, esperto dei processi culturali, ambientali ed economici legati al cibo.

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Nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha assegnato a Carlo Petrini il premio “Champion of the Earth”

L’impegno ambientale e il rapporto con Papa Francesco

Nel 2017 Petrini ha fondato insieme a Monsignor Domenico Pompili le Comunità Laudato Si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco dedicata alla salvaguardia del pianeta. L’iniziativa ha riunito realtà territoriali impegnate nella transizione ecologica e nella tutela della casa comune.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

L'incontro tra Carlo Petrini e papa Francesco

Il suo lavoro ha ricevuto riconoscimenti anche dalle istituzioni internazionali. Ha partecipato a incontri presso la FAO, le Nazioni Unite e il Parlamento europeo, diventando nel 2016 Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa. Nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente gli ha assegnato il premio “Champion of the Earth”.

I libri e il pensiero culturale di Carlo Petrini

Parallelamente all’attività associativa, Carlo Petrini ha sviluppato una vasta produzione editoriale dedicata ai temi della sostenibilità alimentare, della gastronomia e dell’ecologia. Tra i suoi libri più noti figurano Buono, pulito e giusto, Terra Madre e Cibo e libertà, testi tradotti in numerose lingue e diventati punti di riferimento nel dibattito internazionale sul futuro del cibo. Ha collaborato con importanti quotidiani e riviste italiane, destinando i proventi delle sue attività giornalistiche ai progetti di Slow Food e dell’Università di Pollenzo. Alcuni di questi  - Slow Food Revolution (Rizzoli 2005, tradotto negli Stati Uniti l’anno dopo e quindi anche in Turchia) e Slow Food. Storia di un’utopia possibile (Giunti-Slow Food Editore, 2017) - sono stati scritti con Gigi Padovani, che conosciuto Petrini nei primi anni Settanta, quando portava a Bra gli spettacoli del collettivo teatrale di Dario Fo e Franca Rame. Il rapporto si consolidò nel 1975 attorno all’esperienza di Radio Bra Onde Rosse, tra le prime radio libere italiane, nata in un clima di militanza politica e culturale. Negli anni successivi condivisero iniziative come Canté ij euv, l’Osteria Boccondivino, i corsi sul vino e sul cibo e le riunioni nella cantina di Bartolo Mascarello, fino alla nascita di Arci Gola, antesignana di Slow Food.

Lutto nel mondo enogastronomico: addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Gigi Padovani (a destra) con Carlo Petrini

«I libri - racconta Padovani - sono nati da una mia proposta, in lunghe chiacchierate nella sua casa a Bra e davanti a un piatto di tajarin all’Osteria Boccondivino. Devo dire che lui era piuttosto restio a raccontarsi, non voleva apparire come protagonista di quella storia. Ma lo era, lo convinsi. Da oggi siamo tutti più soli, noi che scriviamo di cibo e di vino. Carlo Petrini ci ha insegnato tutto, ha fatto diventare “bene comune” le sue idee da visionario, con due grandi lasciti: l’Università di Scienze Gastronomiche (guai a definirla “Università del gusto”…, si arrabbiava) di Pollenzo, fondata nel 2004, e la contemporanea nascita di Terra Madre. Una grande idea, per uscire dallo stereotipo del gastronomo dedito solo a pantagueliche cene e bevute. Perché mangiare è un atto agricolo, ma con lui è diventato soprattutto una scelta politica».

Un’eredità culturale riconosciuta nel mondo

Nel corso della sua carriera Carlo Petrini ha ricevuto lauree honoris causa da università italiane e straniere per il contributo offerto alla cultura gastronomica e allo sviluppo sostenibile. La rivista Time lo ha nominato “Eroe europeo” nel 2004, mentre The Guardian lo ha inserito tra le cinquanta persone capaci di contribuire a salvare il pianeta. Il suo percorso ha lasciato un segno profondo nel mondo dell’enogastronomia, dell’ambientalismo e dell’agricoltura sostenibile, contribuendo a trasformare il cibo da semplice consumo quotidiano a strumento culturale, sociale e politico.

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