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Sicurezza alimentare, l’Haccp da solo non basta più: il caso HiPP lo dimostra

Il caso degli omogeneizzati HiPP evidenzia i limiti dei sistemi di sicurezza alimentare tradizionali di fronte a contaminazioni lungo la filiera e atti intenzionali. La Food Defense diventa centrale nella gestione del rischio, mentre la supply chain si conferma punto critico. Normative, certificazioni e tempi di reazione definiscono un nuovo approccio alla protezione del sistema agroalimentare

Massimo A. Giubilesi
di Massimo A. Giubilesi
Founder & Ceo Giubilesi & Associati, Chairman FCSI Italian Unit
27 maggio 2026 | 05:00
Omogeneizzati contaminati: cosa insegna il caso HiPP sulla sicurezza alimentare

L’industria alimentare ha costruito nel tempo sistemi sempre più evoluti per garantire la sicurezza dei prodotti, basati su controlli igienico-sanitari rigorosi e su un impianto normativo consolidato come quello definito dal Regolamento (CE) 852/2004. Questo modello resta imprescindibile, ma non più sufficiente a coprire tutte le tipologie di rischio che oggi interessano la filiera, inclusi i contesti di distribuzione e somministrazione. Il caso degli omogeneizzati HiPP, emerso nell’aprile 2026 tra Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia, rappresenta un esempio concreto di questa evoluzione. In alcuni vasetti destinati alla prima infanzia sono state rilevate tracce di bromadiolone, un veleno per topi, con conseguente attivazione di ritiri su più mercati nel giro di poche ore.

Contaminazione alimentare lungo la filiera: il caso HiPP

L’elemento più rilevante non è solo la natura della contaminazione, ma il punto in cui si è verificata. Le evidenze indicano che i prodotti avevano lasciato lo stabilimento in condizioni conformi e che la manomissione sia avvenuta successivamente, lungo la filiera distributiva. Anche in presenza di sistemi Haccp efficaci, il prodotto può quindi essere compromesso al di fuori del sito produttivo. La sicurezza non si esaurisce più nello stabilimento, ma si estende all’intero percorso del prodotto, fino al punto vendita e alla somministrazione.

Il caso HiPP ha dimostrato come la contaminazione sia avvenuta nella fase di distribuzione
Il caso HiPP ha dimostrato come la contaminazione sia avvenuta nella fase di distribuzione

Il caso evidenzia anche una dinamica tipica della Food Defense: la finalità estorsiva. Colpire il segmento del baby food significa agire su una delle aree più sensibili del mercato, dove la fiducia è massima e il danno reputazionale immediato. In questi scenari, l’impatto mediatico diventa parte integrante dell’attacco. È quindi necessario distinguere tra pericolo e minaccia. I sistemi tradizionali sono progettati per gestire eventi accidentali; la Food Defense si occupa invece di azioni deliberate, pianificate da soggetti con un obiettivo preciso.

Sabotaggio alimentare e rischio nella supply chain

Il sabotaggio alimentare moderno tende a configurarsi come un attacco alla supply chain. Non colpisce necessariamente la produzione, ma può manifestarsi in qualsiasi punto della rete: durante il trasporto, nei centri distributivi, nei punti vendita o nei contesti di ristorazione. La filiera agroalimentare, sempre più interconnessa, amplia inevitabilmente la superficie di esposizione al rischio. A questo si aggiunge il fattore umano, che può trasformare accessi legittimi in vulnerabilità.

L'Ue è sempre in prima linea per garantire la salubrità degli alimenti, con controlli serrati su tutta la filiera
L'Ue è sempre in prima linea per garantire la salubrità degli alimenti, con controlli serrati su tutta la filiera

Questo scenario è oggi riconosciuto anche a livello normativo. La Direttiva (UE) 2022/2557 ha incluso la filiera alimentare tra le infrastrutture critiche, richiedendo un rafforzamento della resilienza rispetto a minacce intenzionali. Affrontare una minaccia di questa natura richiede un’evoluzione strutturale dei modelli di gestione. Non è sufficiente rafforzare i controlli esistenti: è necessario progettare sistemi capaci di integrare analisi delle minacce, valutazione delle vulnerabilità e capacità di risposta operativa.

Food Defense e certificazione nella ristorazione pubblica

In questo contesto si inserisce lo sviluppo del nuovo schema di certificazione “FDRC - Gestione della Food Defense nella filiera della Ristorazione Pubblica”, elaborato da Giubilesi & Associati e Tecnoalimenti per la gestione del rischio di adulterazioni intenzionali a carico dei prodotti alimentari distribuiti, venduti e somministrati dalle imprese che operano nella ristorazione pubblica.

Il nuovo schema di certificazione “FDRC - Gestione della Food Defense nella filiera della Ristorazione Pubblica" contrasta il rischio di adulterazioni dei prodotti alimentari distribuiti negli esercizi pubblici
Il nuovo schema di certificazione “FDRC - Gestione della Food Defense nella filiera della Ristorazione Pubblica" contrasta il rischio di adulterazioni dei prodotti alimentari distribuiti negli esercizi pubblici

La certificazione è affidata a Kiwa, organismo indipendente nel settore delle ispezioni e certificazioni, a garanzia di imparzialità e credibilità del processo. Il caso HiPP evidenzia infine un fattore decisivo: il tempo di reazione. La rapidità dei ritiri e il coordinamento tra operatori della filiera, inclusi distributori e operatori della ristorazione, dimostrano quanto sia determinante disporre di sistemi di tracciabilità efficienti e procedure già testate.

Sicurezza e protezione del sistema alimentare

Il sabotaggio alimentare non è più un’ipotesi remota, ma una minaccia concreta che evolve con la complessità della filiera. A differenza delle contaminazioni accidentali, è progettato per colpire la fiducia del consumatore e il valore del brand. Per questo la Food Defense deve diventare parte integrante della governance aziendale.

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Proteggere il prodotto significa oggi proteggere l’intero sistema che lo genera, dalla produzione fino al momento del consumo. Perché oggi la sicurezza non si misura solo in ciò che produciamo, ma in ciò che siamo realmente in grado di proteggere.

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