Riduzione della pressione fiscale, accesso al credito più semplice per le piccole e medie imprese e lotta alle attività irregolari. Sono questi alcuni dei temi affrontati dalla premier Giorgia Meloni nel suo intervento all’assemblea annuale di Confcommercio, un appuntamento che ha assunto un valore particolare anche dal punto di vista istituzionale. Come ha ricordato la stessa Meloni, infatti, si tratta della prima partecipazione di un presidente del Consiglio all’assemblea della confederazione negli ultimi dieci anni. Un intervento seguito con attenzione anche dai pubblici esercizi - in particolar modo bar e ristoranti -, che, ricordiamo, rappresentano una parte importante della base associativa di Confcommercio e che guardano con interesse sia alle prospettive di una riduzione del carico fiscale sia alle misure destinate a facilitare l’accesso al credito per imprese spesso chiamate a confrontarsi con investimenti, costi di gestione e necessità di liquidità.
Bar, ristoranti e altre attività della ristorazione: i numeri
Secondo il recente Rapporto ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, nel 2025 erano attive in Italia 324.436 imprese della ristorazione. Di queste, 124.917 erano bar, mentre 194.899 rientravano nella categoria dei ristoranti e delle attività di ristorazione mobile. Le restanti 4.620 imprese comprendevano servizi di catering, banqueting e ristorazione collettiva. Nonostante una lieve flessione rispetto agli anni precedenti, il comparto continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia italiana, con un ruolo centrale nei consumi, nel turismo, nell’occupazione e nell’accoglienza.
Meno tasse per il ceto medio, l’impegno del Governo
Come annunciato in apertura di articolo, il tema delle tasse è stato uno dei passaggi centrali del discorso della Meloni. Un argomento già richiamato dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, che nel suo intervento aveva sollecitato un ulteriore intervento sul ceto medio chiedendo di ridurre l’aliquota centrale dal 35% al 33% per i redditi fino a 60mila euro: «Si proceda alla riduzione dell’aliquota centrale dal 35 al 33% per i redditi fino a 60mila euro, per dare il giusto riconoscimento al ceto medio».
La premier Giorgia Meloni e Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio
Nel raccogliere questo stimolo, Meloni ha rivendicato il percorso già intrapreso dall’esecutivo e indicato la direzione che il Governo intende continuare a seguire nei prossimi mesi. «Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, vogliamo fare di più particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo Governo. Per intenderci altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici».
Credito alle imprese e contrasto alle attività irregolari
Accanto alla questione fiscale, la presidente del Consiglio ha posto l’accento sul rapporto tra imprese e sistema bancario, indicando come prioritaria la necessità di rendere più agevole l’accesso ai finanziamenti. Un tema particolarmente sentito da molte piccole e medie imprese del commercio, del turismo e della ristorazione, che spesso devono confrontarsi con procedure complesse e costi elevati per ottenere credito. «Vogliamo abbassare i costi, dare nuove garanzie, introdurre strumenti concreti affinché l’accesso al credito soprattutto per le piccole e medie imprese non sia più un percorso a ostacoli» ha detto la presidente.
Nel corso del suo intervento, la premier ha inoltre rivendicato l’azione del Governo contro il fenomeno delle cosiddette imprese “apri e chiudi”, indicando il rispetto delle regole come condizione necessaria per garantire una concorrenza corretta fra operatori economici. «Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita” ha detto Meloni, ricordando le misure adottate dall’esecutivo contro le attività irregolari e rivendicando la chiusura di “24mila” imprese riconducibili a questo fenomeno.
Giovani e demografia, le sfide per il futuro
Nella parte finale del discorso, la presidente del Consiglio ha infine allargato lo sguardo alle prospettive di lungo periodo dell’economia italiana, individuando nelle giovani generazioni (un tema particolarmente sentito nel mondo Horeca) e nell’andamento demografico due delle principali sfide che il Paese sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni. «Noi abbiamo un’emergenza che si chiama giovani generazioni, la capacità di offrire maggiori e ulteriori opportunità alle energie migliori che abbiamo, e dall’altra parte la necessità di ribaltare l’emergenza demografica, uno dei più grandi problemi economici».
Meloni indica nei giovani una priorità per il futuro
Un’agenda che ora attende attuazione
Insomma, buone, buonissime intenzioni e obiettivi ambiziosi quelli elencati da Giorgia Meloni, ai quali, però, ora dovranno necessariamente seguire provvedimenti concreti. Perché il commercio, ricordiamo, resta una delle anime dell’economia italiana e i pubblici esercizi - su tutti bar e ristoranti, motori del mondo dell’accoglienza - continuano a rappresentarne una componente essenziale, sia dal punto di vista economico sia da quello sociale.