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Il Parlamento Ue approva le Tea: cosa cambia ora per agricoltura e Ogm

di Redazione Italia a Tavola
17 giugno 2026 | 18:04

Il via libera definitivo del Parlamento europeo al regolamento sulle New Genomic Techniques (Ngt), conosciute in Italia come Tecniche di evoluzione assistita (Tea), introduce un nuovo assetto normativo per il miglioramento genetico vegetale nell’Unione europea.Il provvedimento interviene su un nodo rimasto a lungo al centro del dibattito scientifico e politico: la classificazione delle tecniche di editing genetico e il loro rapporto con la normativa sugli Ogm. Il testo approvato distingue tra modificazioni genetiche mirate, considerate assimilabili a quelle ottenibili tramite incrocio convenzionale, e interventi più complessi che restano soggetti alle regole già esistenti per gli organismi geneticamente modificati. L’obiettivo dichiarato è aggiornare un quadro regolatorio costruito in un contesto scientifico precedente all’avvento delle tecnologie di precisione, oggi sempre più centrali nella ricerca agronomica.

Il Parlamento Ue approva le Tea: cosa cambia ora per agricoltura e Ogm

Il Parlamento europeo approva le Tea

La ricerca italiana nel processo europeo

Tra i protagonisti del percorso scientifico che ha accompagnato lo sviluppo delle Tea figura il Università degli Studi di Milano, attraverso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, impegnato da anni nella sperimentazione di nuove varietà vegetali. Il direttore del Dipartimento, il professor Riccardo Guidetti, ha definito il voto di Strasburgo «una pagina storica nel rapporto tra ricerca scientifica, politica e società», sottolineando come la normativa riconosca il ruolo pionieristico della ricerca pubblica italiana. Secondo Guidetti, il nuovo quadro europeo rappresenta anche il superamento di una fase di incertezza normativa che ha rallentato il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio al campo.

Cosa sono le Tea?

Le Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea), note a livello internazionale come New Genomic Techniques (Ngt), sono strumenti di miglioramento genetico vegetale che permettono di ottenere nuove varietà con caratteristiche più resilienti, sostenibili e adatte ai cambiamenti climatici.

Si basano su tecniche come Cisgenesi e Genome Editing, che consentono di intervenire in modo mirato sul dna delle piante per modificare specifici caratteri, replicando processi che possono avvenire anche in natura, ma in tempi molto più lunghi.

A differenza degli Ogm tradizionali, le Tea non introducono dna estraneo alla pianta, ma agiscono in modo preciso sull’informazione genetica esistente. Per questo vengono considerate uno strumento distinto rispetto alla transgenesi classica.

Le Tea non rientrano nella stessa categoria degli organismi geneticamente modificati tradizionali. Non prevedono l’inserimento di materiale genetico proveniente da altre specie, ma modifiche mirate all’interno dello stesso patrimonio genetico della pianta, anche attraverso meccanismi assimilabili a quelli dell’evoluzione naturale.

Queste tecnologie permettono di mantenere le caratteristiche tipiche delle varietà tradizionali, introducendo però miglioramenti come maggiore resistenza alle malattie, migliore adattamento allo stress climatico e riduzione dell’uso di input chimici.

Uno dei principali vantaggi è la possibilità di intervenire sulle colture tipiche dell’agricoltura italiana ed europea, molte delle quali oggi sono più vulnerabili a malattie e cambiamenti ambientali, favorendone la conservazione e la valorizzazione.

Le Tea possono inoltre ridurre tempi e costi del miglioramento varietale rispetto ai metodi tradizionali, accelerando la disponibilità di nuove varietà per il settore agricolo.

Secondo l’attuale impostazione normativa europea, le Tea non sono ammesse in agricoltura biologica. Il settore bio continua a basarsi su varietà tradizionali e su regole specifiche di produzione e tracciabilità, con l’obiettivo di garantire una scelta consapevole da parte degli agricoltori e dei consumatori.

Un caso emblematico è quello della sperimentazione sul riso Tea avviata nel 2024 in Italia, tra le prime applicazioni in campo a livello europeo. Il progetto, coordinato dai gruppi di ricerca guidati da Vittoria Brambilla e Fabio Fornara, ha come obiettivo lo sviluppo di varietà più resistenti al brusone, una delle principali malattie fungine della risicoltura. «Da Strasburgo arriva un regolamento che riconosce il valore della ricerca basata su evidenze scientifiche», ha dichiarato Brambilla. «È un passaggio che consente alla ricerca pubblica di uscire dai laboratori e contribuire in modo più diretto alle filiere produttive». Il lavoro sul riso rappresenta uno dei primi esempi concreti di applicazione delle nuove tecniche genomiche in un contesto agricolo reale, con prospettive di ampliamento ad altre colture.

Un cambio di paradigma tra scienza e regolazione

Il nuovo regolamento viene interpretato dal mondo accademico come un cambio di paradigma nel rapporto tra innovazione scientifica e normativa europea. Secondo i ricercatori, il sistema precedente si basava su una classificazione costruita prima dell’arrivo delle tecniche di genome editing, oggi invece centrali nello sviluppo di varietà più resilienti. «Si tratta di archiviare un approccio restrittivo nato in un contesto tecnologico ormai superato», ha osservato Brambilla, evidenziando come il nuovo impianto possa favorire una maggiore continuità tra ricerca e applicazione. Il tema centrale diventa quindi la capacità di trasformare l’innovazione genetica in uno strumento operativo per l’agricoltura, riducendo il tempo tra sperimentazione e utilizzo in campo.

Tea, Italia soddisfatta

Sul fronte politico, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito il voto europeo «una svolta storica per l’agricoltura europea e un risultato che l’Italia ha sostenuto con determinazione». «L’Europa ha riconosciuto la centralità della ricerca e dell’innovazione come strumenti per la competitività e la sicurezza alimentare», ha dichiarato il ministro, sottolineando il ruolo del Paese nel percorso negoziale. Il riferimento è alla necessità di dotare il settore agricolo di strumenti capaci di rispondere a sfide strutturali come cambiamento climatico, riduzione delle risorse disponibili e instabilità delle catene di approvvigionamento.

Il Parlamento Ue approva le Tea: cosa cambia ora per agricoltura e Ogm

Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida

Un sostegno rilevante al nuovo regolamento arriva dal sistema delle filiere agricole, in particolare da Coldiretti e Filiera Italia, che interpretano le Tea come un’evoluzione del miglioramento genetico tradizionale. Secondo le organizzazioni, le nuove tecniche non coincidono con gli Ogm transgenici, ma consentono interventi mirati sul dna delle piante per ottenere caratteristiche utili come resistenza alle malattie, maggiore tolleranza alla siccità e riduzione dell’uso di fitofarmaci. Tra gli esempi citati rientra la sperimentazione sulla vite di Sangiovese, sviluppata in collaborazione con centri di ricerca italiani e attualmente in fase pre-applicativa, con prospettive di utilizzo in campo nei prossimi anni.

FederBio: arretramento su trasparenza e tutele

FederBio e AssoBio esprimono una forte preoccupazione per gli effetti del nuovo impianto regolatorio, giudicato come un arretramento sul piano delle garanzie per la filiera agroalimentare. Secondo le due associazioni, la scelta europea di escludere gran parte delle NGT dagli obblighi di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura rappresenta un indebolimento del principio di precauzione e una riduzione della trasparenza lungo l’intera catena produttiva. «L’approvazione di questa normativa rappresenta un arretramento sul piano della trasparenza e delle garanzie per agricoltori e consumatori», dichiarano Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, e Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio. «Restano irrisolte questioni fondamentali come la tracciabilità lungo la filiera e l’etichettatura dei prodotti destinati ai consumatori». Pur criticando il provvedimento, FederBio e AssoBio riconoscono alcune tutele introdotte nel testo finale, ottenute anche grazie all’azione di IFOAM Organics Europe, tra cui il mantenimento del divieto di utilizzo delle Ngt in agricoltura biologica e l’obbligo di etichettatura delle sementi. Questi elementi vengono considerati essenziali per garantire la separazione tra filiere convenzionali e biologiche, evitando contaminazioni e sovrapposizioni difficilmente gestibili dagli operatori del settore.

Nel merito dell’impianto normativo, le associazioni del biologico ribadiscono che le Ngt restano tecniche di modificazione genetica e non possono essere considerate una semplice evoluzione del miglioramento tradizionale. «Le Ngt non rappresentano una risposta risolutiva alle sfide del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità», affermano le due presidenti, richiamando la necessità di puntare su agroecologia, selezione partecipativa e valorizzazione della biodiversità coltivata. L’attenzione si concentra anche sul rischio di una progressiva standardizzazione dei sistemi agricoli, con potenziali ricadute sulla diversità genetica delle colture. Un altro punto critico riguarda il tema della proprietà intellettuale. Secondo FederBio e AssoBio, il nuovo quadro europeo non interviene in modo sufficiente sul rischio di ampliamento dei brevetti sulle risorse genetiche. «L’Europa non può mettere a rischio la propria sovranità alimentare e sementiera», affermano Mammuccini e Maffini. «La biodiversità agricola è una risorsa strategica e deve restare accessibile». Le associazioni evidenziano il rischio di una maggiore concentrazione del mercato sementiero e di una riduzione della libertà di ricerca e selezione, con un possibile aumento della dipendenza degli agricoltori da pochi grandi gruppi industriali.

Agricoltura 5.0, innovazione genetica e sostenibilità

Le Tea vengono inserite nel più ampio contesto dellAgricoltura 5.0, che integra genetica, digitalizzazione e gestione efficiente delle risorse produttive. In questo scenario, il miglioramento genetico di precisione viene considerato uno strumento per ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni, migliorare la resilienza delle produzioni e contenere l’uso di input chimici. Il nuovo regolamento europeo rafforza inoltre il ruolo della ricerca pubblica come elemento di garanzia scientifica, trasparenza e trasferimento tecnologico verso le imprese agricole. Il quadro che emerge è quello di una transizione in cui la ricerca genetica torna a dialogare in modo più diretto con la produzione agricola. Il tema non riguarda soltanto l’innovazione scientifica, ma anche la capacità delle filiere di integrare strumenti nuovi senza alterare l’identità delle produzioni tipiche europee. In questa prospettiva, le Tea diventano uno degli elementi su cui si gioca una parte della competitività futura del sistema agroalimentare europeo, tra adattamento climatico, sicurezza alimentare e sostenibilità produttiva.

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