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accordo con anci

Solo il 20% dei Comuni attira i turisti: la nuova scommessa di Airbnb sono i borghi

di Redazione Italia a Tavola
17 giugno 2026 | 10:56

LItalia continua a essere una delle principali destinazioni turistiche mondiali, ma i flussi restano fortemente concentrati. Su circa 140 milioni di arrivi annuali, l’80% si concentra in appena un quinto dei Comuni italiani, mentre migliaia di piccoli centri, pur custodendo un patrimonio culturale e paesaggistico di primo piano, restano ai margini dei principali itinerari. È quanto emerge dal primo Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, realizzato da Airbnb insieme a The European House - Ambrosetti e presentato a Tivoli. Lo studio propone una riflessione sul potenziale dei piccoli comuni, evidenziando come una distribuzione più equilibrata dei visitatori possa produrre benefici economici e sociali per i territori meno conosciuti. Airbnb ha quindi siglato un accordo con Anci e lanciato un fondo da 1,5 milioni di euro destinato proprio ai piccoli borghi.

Solo il 20% dei Comuni attira i turisti: la nuova scommessa di Airbnb sono i borghi

Airbnb ora guarda ai piccoli borghi

Un patrimonio ancora poco valorizzato

L’Italia dispone di un patrimonio turistico che non si limita alle grandi città d’arte. Oltre ai 61 siti Unesco, il Paese conta migliaia di musei, aree archeologiche, monumenti, borghi storici e località insignite della Bandiera Arancione. Eppure, gran parte dei visitatori continua a concentrarsi nelle mete più note come Venezia, Roma, Firenze, Napoli e Milano. Secondo l’Osservatorio, nel 2025 il turismo nei piccoli comuni ha generato un impatto economico pari a 836 milioni di euro e ha sostenuto circa 4.600 occupati a tempo pieno, numeri che mostrano come anche i centri meno popolosi possano rappresentare un’opportunità di sviluppo se inseriti nei principali circuiti turistici.

Solo il 20% dei Comuni attira i turisti: la nuova scommessa di Airbnb sono i borghi

La maggior parte dei flussi turistici si concentra in poche destinazioni

L’offerta extralberghiera cresce nei piccoli centri

Lo studio evidenzia anche l’espansione dell’ospitalità diffusa. In Italia sono registrate oltre 700 mila strutture ricettive, mentre il numero degli alloggi presenti sulla piattaforma Airbnb è aumentato del 150% tra il 2019 e il 2025. Secondo i dati presentati, il 75% dei piccoli comuni con meno di 30 mila abitanti dispone oggi di almeno un alloggio Airbnb, mentre in quasi un terzo dei casi questa rappresenta l’unica soluzione ricettiva disponibile per chi visita il territorio.

Nel corso del 2025 gli ospiti che hanno soggiornato nei piccoli comuni attraverso la piattaforma hanno generato 346 milioni di euro di spesa diretta, con ricadute che interessano il commercio locale, la ristorazione e i servizi. Lo studio attribuisce inoltre effetti positivi sul valore degli immobili e sul reddito dei proprietari, stimando un incremento medio del 28% dei ricavi lordi.

L’accordo con Anci punta sui piccoli comuni

Per sostenere questa strategia Airbnb ha annunciato un accordo con Anci, che prevede la costituzione di un Fondo per lo sviluppo turistico dei piccoli comuni finanziato con 1,5 milioni di euro nell’arco di tre anni. «È un inizio di partnership perché crediamo che il turismo, se ben distribuito, sia uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo locale», ha spiegato al Corriere della Sera Matteo Sarzana, country manager di Airbnb Italia. «Il nostro impegno con Anci è per un turismo sostenibile e diffuso, che supporta gli host nelle piccole comunità e offre ai viaggiatori un’Italia autentica».

Solo il 20% dei Comuni attira i turisti: la nuova scommessa di Airbnb sono i borghi

Matteo Sarzana, country manager di Airbnb Italia

Turismo diffuso come risposta all’overtourism

Il tema si inserisce nel dibattito sull’overtourism che interessa molte città d’arte italiane. Secondo Sarzana, il problema non dipende esclusivamente dall’aumento degli alloggi turistici, come aveva detto a Italia a Tavola anche Kike Sarasola, presidente e fondatore di Room Mate Hotels. «Il problema - ha detto Sarzana - non è causato dalla maggiore offerta di alloggi, ma da come vengono gestiti i flussi turistici che vanno governati. Allargare le zone dove soggiornare può contribuire ad allungare la stagione, diluire gli arrivi e permettere ai piccoli comuni di avere una nuova vita». L’idea di fondo è quella di trasformare il turismo diffuso in uno strumento di riequilibrio territoriale, capace di alleggerire la pressione sulle destinazioni più frequentate e, allo stesso tempo, creare nuove opportunità economiche nelle aree interne. Una sfida che coinvolge istituzioni, amministrazioni locali e operatori dell’accoglienza e che potrebbe ridisegnare parte della geografia turistica italiana nei prossimi anni.

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