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Delivery, avanti il negoziato per il nuovo contratto collettivo nazionale

Confcommercio, Conftrasporto e AssoDelivery proseguono il confronto con i sindacati per definire una cornice condivisa per un comparto ormai centrale nei consumi, soprattutto nel mondo della ristorazione. L’obiettivo è rafforzare le tutele dei rider senza compromettere la sostenibilità economica di un mercato che, nel solo food delivery, vale 2,4 miliardi di euro

di Redazione Italia a Tavola
19 giugno 2026 | 17:11
Delivery, avanti il negoziato per il nuovo contratto collettivo nazionale

Prosegue il confronto tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali per arrivare a un nuovo contratto collettivo nazionale dedicato al mondo del delivery. Il tavolo negoziale - avviato lo scorso 19 maggio da Confcommercio, Conftrasporto e AssoDelivery - continua, fanno sapere le tre associazioni, attraverso incontri periodici con l’obiettivo di definire regole condivise per un comparto che, dopo la forte accelerazione registrata durante la pandemia, ha assunto un peso sempre maggiore, soprattutto all’interno della filiera della ristorazione.

Un mercato da 2,4 miliardi di euro sempre più centrale per la ristorazione

Secondo l’edizione 2026 dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm, il food delivery in Italia è infatti arrivato a valere circa 2,4 miliardi di euro, con il 67% dei consumatori che utilizza abitualmente questi servizi e una spesa annua superiore ai 360 euro per gli utenti più assidui. A livello globale, inoltre, i dati Euromonitor indicano che le consegne a domicilio rappresentano ormai circa il 22% della spesa complessiva nella ristorazione.

Il food delivery in Italia vale circa 2,4 miliardi di euro
Il food delivery in Italia vale circa 2,4 miliardi di euro

La crescita del settore ha reso sempre più urgente il tema delle regole che ne disciplinano il funzionamento. Il delivery non è più soltanto uno strumento utilizzato nei momenti di emergenza o un servizio complementare all’attività dei locali, ma una componente stabile dell’offerta di molti ristoranti, pizzerie e catene della ristorazione. Un’evoluzione che ha portato alla presenza di modelli organizzativi e occupazionali differenti, tra lavoratori autonomi che operano tramite piattaforme digitali e aziende che scelgono invece forme di lavoro dipendente.

L’obiettivo del tavolo: più tutele e regole condivise

Da qui la volontà delle parti sociali di individuare una cornice contrattuale condivisa, capace di coniugare maggiori tutele per chi effettua le consegne e sostenibilità economica per le imprese. L’obiettivo, precisano i promotori dell’iniziativa, è costruire un quadro di regole più chiaro per un’attività già disciplinata dalla normativa vigente.

L’obiettivo è garantire regole certe per lavoratori e imprese
L’obiettivo è garantire regole certe per lavoratori e imprese

«Ogni forma di lavoro merita dignità, tutele adeguate e regole certe. L’obiettivo è rafforzare le tutele e le protezioni dei lavoratori, costruendo una regolamentazione moderna ed equilibrata per una modalità di lavoro che esiste già e che necessita di regole sempre più chiare. Per questo riteniamo che il dialogo tra le parti sociali rappresenti la sede più appropriata per individuare soluzioni condivise e in grado di garantire maggiore certezza per tutti gli attori coinvolti», ha commentato Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio.

Verso un accordo per il futuro del delivery

Detto questo, il confronto - fanno sapere le tre associazioni - proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa che possa offrire riferimenti più solidi a un’attività ormai parte integrante della ristorazione moderna, rafforzando le tutele di chi effettua le consegne senza compromettere la sostenibilità di un mercato che, nel solo food delivery, come detto, vale circa 2,4 miliardi di euro.

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