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Startup del food, il vero ostacolo non è l'innovazione ma l'accesso ai finanziamenti

di Redazione Italia a Tavola
23 giugno 2026 | 13:47

Agricoltura di precisione, nuovi ingredienti, tecnologie per ridurre gli sprechi alimentari, packaging più sostenibili e strumenti digitali per rendere la filiera più efficiente. L'innovazione nel comparto agroalimentare italiano continua a svilupparsi, ma la crescita delle imprese incontra ancora ostacoli strutturali. A fotografare la situazione è l'indagine "NextGen Food - Il futuro del cibo, il cibo del futuro", realizzata da Cariplo Factory, che ha coinvolto 118 startup e Pmi innovative attive lungo tutta la filiera. Il quadro che emerge racconta un settore vivace dal punto di vista progettuale, ma ancora alla ricerca delle condizioni necessarie per trasformare le idee in imprese capaci di crescere sul mercato, a partire dalla difficoltà di accedere ai finanziamenti.

Startup del food, il vero ostacolo non è l'innovazione ma l'accesso ai finanziamenti

Le startup del food hanno le idee ma manca il capitale

Il problema principale resta l'accesso al credito

Nonostante nel 2025 gli investimenti nell'innovazione agroalimentare italiana abbiano raggiunto 250 milioni di euro, tornando a crescere dopo due anni di rallentamento, il nodo delle risorse economiche continua a pesare sulle aziende più giovani. Secondo l'indagine, sette imprese su dieci indicano nella scarsa disponibilità di finanziamenti il principale limite allo sviluppo. Una criticità che, in molti casi, rallenta la possibilità di espandere modelli di business già validati e di affrontare nuovi mercati. Alle difficoltà di reperire capitali si aggiungono la complessità dell'accesso alla distribuzione e un quadro normativo percepito come articolato, indicati da circa il 40% delle imprese. Rimane inoltre una certa diffidenza dei consumatori verso alcune innovazioni alimentari, mentre una realtà su cinque segnala difficoltà nel reperire personale qualificato.

Le imprese chiedono regole più chiare e investimenti

Dalle aziende arriva una richiesta precisa alle istituzioni. Più che nuovi strumenti di protezione, il settore domanda condizioni che consentano di competere con gli ecosistemi europei più avanzati. Le priorità individuate riguardano maggiore certezza normativa, un rafforzamento dei finanziamenti pubblici e privati, infrastrutture tecnologiche accessibili e iniziative capaci di aumentare la conoscenza dei consumatori nei confronti dell'innovazione alimentare.

Startup del food, il vero ostacolo non è l'innovazione ma l'accesso ai finanziamenti

Riccardo Porro, chief operations officer di Cariplo Factory

Come osservano i ricercatori di Cariplo Factory, «non sono richieste di protezione, ma condizioni minime per competere ad armi pari con ecosistemi europei che le hanno già costruite». I dati evidenziano anche una limitata presenza del capitale istituzionale nelle prime fasi di sviluppo. I fondi pubblici hanno sostenuto soltanto il 15% delle imprese censite, mentre il contributo di acceleratori e incubatori supera quello del venture capital e dei business angel.

Innovazione guidata da sostenibilità e qualità del cibo

Secondo Riccardo Porro, chief operations officer di Cariplo Factory, il dato più significativo riguarda la convergenza degli obiettivi perseguiti dalle imprese, indipendentemente dal segmento in cui operano. «Quello che trovo maggiormente interessante è come ci sia una unità di intenti nelle motivazioni che spingono alla ricerca. Rafforzare la qualità e la sicurezza dell'alimentazione, assicurare un cibo sano e preservare la biodiversità rispettando l'ambiente sono le priorità condivise dalla maggior parte delle aziende». Per Porro il comparto alimentare rappresenta oggi uno dei principali laboratori di trasformazione dell'economia. «Il food è uno dei settori in cui si misurano le grandi transizioni del nostro tempo, dalla sostenibilità ambientale alla salute, dalla digitalizzazione alla resilienza industriale. Le realtà censite dimostrano che in Italia esiste un ecosistema imprenditoriale già in grado di innovare i principali nodi della filiera agroalimentare».

L'identikit delle imprese innovative italiane

L'indagine restituisce anche una fotografia dell'ecosistema. Le startup rappresentano il 62% delle aziende analizzate, mentre le Pmi innovative costituiscono quasi un terzo del campione. L'agritech è il comparto più rappresentato, seguito dal foodtech e dalle imprese dedicate alla trasformazione alimentare. Quasi quattro aziende su dieci dispongono già di tecnologie validate dal mercato e il 64% ha completato almeno un primo round di finanziamento.

Startup del food, il vero ostacolo non è l'innovazione ma l'accesso ai finanziamenti

L'agritech è il comparto più rappresentato

La ricerca di nuovi capitali resta però una priorità: l'80% delle imprese punta a raccogliere ulteriori risorse e una startup su tre guarda a investimenti superiori al milione di euro. Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma il principale polo dell'innovazione alimentare italiana, davanti a Veneto ed Emilia-Romagna. Tra le regioni del Centro emerge la Toscana, mentre nel Mezzogiorno la presenza più significativa è quella della Puglia.

Cresce anche il contributo dell'imprenditoria femminile

L'indagine evidenzia infine un'evoluzione nella composizione dei team fondatori. Sebbene il 58% delle imprese sia ancora guidato esclusivamente da uomini, aumenta la presenza delle donne. Un dato che assume particolare rilievo considerando che i team interamente femminili hanno ottenuto riconoscimenti e premi nel 90% dei casi e mostrano una partecipazione superiore ai programmi di accelerazione. Segnali che raccontano un ecosistema ancora giovane, ma sempre più orientato verso modelli di innovazione capaci di coniugare sviluppo tecnologico, sostenibilità e qualità alimentare.

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