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Il turismo italiano perde 12,6 miliardi l'anno: il costo nascosto del “Toxic Tourism”

Il turismo genera ricchezza, ma perde parte del proprio potenziale a causa del “Toxic Tourism”, l'insieme delle distorsioni che ostacolano una crescita diffusa e duratura. Un fenomeno che costa 12,6 miliardi l'anno, come riportato dal saggio “Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro” di Raffaele Rio presentato alla Camera dei Deputati

di Redazione Italia a Tavola
30 giugno 2026 | 12:02
Il turismo italiano perde 12,6 miliardi l'anno: il costo nascosto del

Il turismo continua a rappresentare uno dei motori dell'economia italiana, ma una parte significativa del suo potenziale non si traduce in sviluppo per i territori. Secondo il saggio "Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro", pubblicato da FrancoAngeli e firmato da Raffaele Rio, il sistema turistico nazionale disperde ogni anno 12,6 miliardi di euro, pari a circa lo 0,6% del Pil italiano previsto per il 2025. La stima rappresenta uno scenario intermedio e, in base alle diverse ipotesi considerate dall'autore, oscilla tra 8,8 miliardi di euro nello scenario più favorevole e 16,2 miliardi in quello più critico. Un valore che Rio definisce il costo del "Toxic Tourism", ovvero l'insieme delle distorsioni che impediscono al turismo di generare benefici economici diffusi e duraturi.

Un potenziale che non si trasforma in sviluppo

Accanto alla perdita economica emerge anche un'altra fotografia del comparto. Secondo lo studio, il turismo italiano non riesce a intercettare o distribuire in modo equilibrato 15,2 milioni di arrivi e oltre 44 milioni di presenze che potrebbero tradursi in nuova ricchezza per le destinazioni.

I numeri del turismo italiano: 15,2 milioni di arrivi e oltre 44 milioni di presenze
I numeri del turismo italiano: 15,2 milioni di arrivi e oltre 44 milioni di presenze

Si tratta di flussi che vengono scoraggiati dal caro prezzi, concentrati in poche aree oppure dirottati verso modelli che producono effetti limitati sulle economie locali. Il risultato è una crescita che, pur mantenendo numeri elevati, fatica a consolidarsi nel medio periodo e a coinvolgere in maniera omogenea l'intero Paese.

Le sei criticità individuate nello studio

Nel volume, Raffaele Rio, già presidente dell'Istituto Demoskopika e manager con esperienze nel settore pubblico e privato, individua sei fenomeni che incidono maggiormente sull'equilibrio del turismo italiano. L'analisi prende in considerazione: 

Secondo l'autore, questi elementi riducono la capacità dei territori di trattenere valore economico e di programmare uno sviluppo sostenibile.

Il peso economico e sociale sulle comunità locali

Lo studio è stato presentato alla Camera dei Deputati nel corso di un incontro al quale hanno partecipato Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo, Roberta Garibaldi, esperta di turismo enogastronomico ed ex componente del consiglio di amministrazione di Enit, ed Edoardo Colombo, presidente di Turismo.ai. Nel corso della presentazione è stato evidenziato come il fenomeno del Toxic Tourism corrisponda a un mancato beneficio economico stimato in 477 euro all'anno per famiglia e 214 euro per residente. Non si tratta di un costo diretto sostenuto dai cittadini, ma della ricchezza che i territori potrebbero generare e che invece non riescono a trasformare in sviluppo stabile.

Alle ricadute economiche si aggiungono anche effetti sociali significativi. Secondo le stime riportate nel volume, 8,1 milioni di italiani rinunciano alle vacanze a causa dell'aumento dei prezzi, mentre gli affitti brevi incidono sull'equilibrio abitativo con un impatto pari a 304 mila residenti equivalenti. Lo studio attribuisce inoltre 3,3 miliardi di euro a risorse sottratte all'economia legale.

Quale futuro per il turismo italiano

L'analisi proposta da Rio sposta l'attenzione dai soli record di presenze alla qualità della crescita. Il tema non riguarda soltanto quanti turisti arrivano in Italia, ma soprattutto come la ricchezza prodotta venga redistribuita tra imprese, residenti e territori. Il concetto di Toxic Tourism propone quindi una lettura diversa del settore: non mettere in discussione il turismo come leva economica, ma interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché il suo sviluppo produca benefici più equilibrati e duraturi.

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