Dal prossimo 13 ottobre cambia il modello di commissioni applicato da Airbnb agli host non professionali. La piattaforma ha annunciato che la quota a carico dei proprietari passerà dal 3% al 15,5%, archiviando il sistema adottato fin dalla nascita del servizio, che prevedeva la ripartizione dei costi tra host e ospite. L'aumento, pari al 417%, potrebbe riflettersi direttamente sulle tariffe delle locazioni brevi, soprattutto in un mercato come quello italiano, dove il trattamento fiscale rende le commissioni un costo difficilmente recuperabile. E questo potrebbe avere ripercussioni sui prezzi per i clienti con aumenti delle tariffe fino al 36,76% secondo le simulazioni effettuate in un momento in cui le truffe sono in aumento.
Quanto potrebbero aumentare i prezzi degli affitti brevi
Le simulazioni mostrano che un host che voglia mantenere invariato il proprio incasso netto dovrà ritoccare le tariffe richieste agli ospiti. Nel caso degli immobili soggetti alla cedolare secca del 21%, una notte oggi venduta a 100 euro dovrebbe arrivare a 125,38 euro. Per gli immobili tassati con la cedolare del 26%, la stessa tariffa dovrebbe salire fino a 136,76 euro. L'incremento non dipende esclusivamente dalla nuova commissione, ma anche dal sistema fiscale italiano. Le commissioni pagate alle piattaforme, infatti, non sono deducibili per chi applica la cedolare secca e, trattandosi di servizi resi a privati, sono gravate anche dall'Iva al 22%, che resta interamente a carico del proprietario.
Airbnb aumenta le commissioni agli host
Il nuovo modello coinvolge una platea molto ampia. In Italia gli annunci pubblicati sulla piattaforma superano le 600 mila unità, riconducibili a circa 400 mila iscritti, dei quali almeno 300 mila sono persone fisiche. Per questa ragione gli effetti del cambiamento potrebbero andare oltre il semplice rapporto commerciale tra Airbnb e i proprietari, incidendo sull'andamento del mercato delle locazioni turistiche e, indirettamente, anche sui prezzi praticati dal comparto dell'ospitalità.
Assorbire il costo o aumentare le tariffe
Gli host si trovano davanti a due possibili scenari. La prima scelta consiste nel mantenere invariati i prezzi, assorbendo il maggiore costo delle commissioni. In questo caso il reddito netto subirebbe una riduzione stimata in almeno il 15% per chi applica la cedolare secca. Per i contribuenti soggetti a Irpef l'impatto può risultare più contenuto, anche se varia in funzione della possibilità di dedurre i costi e della situazione fiscale individuale. La seconda strada è invece quella di trasferire l'aumento direttamente sulle tariffe, preservando così il margine economico ma con il rischio di rendere meno competitiva l'offerta sul mercato.
Gli effetti potrebbero estendersi all'intero comparto turistico
Un eventuale aumento diffuso dei prezzi delle locazioni brevi potrebbe produrre conseguenze anche oltre il mercato degli affitti turistici. In presenza di una domanda sostenuta, il rialzo delle tariffe potrebbe influenzare anche le politiche di prezzo di alberghi, residence e altre strutture ricettive. Il tema riguarda anche l'andamento dell'inflazione. Nel paniere Istat trovano infatti spazio sia i servizi ricettivi e di ristorazione, sia le voci legate all'abitazione, comparti che insieme rappresentano una quota significativa dell'indice dei prezzi al consumo.
Il possibile aumento delle tariffe potrebbe ridisegnare il mercato
Secondo le analisi, l'aumento dei prezzi potrebbe incidere anche sulle scelte dei turisti internazionali, soprattutto nelle destinazioni dove la concorrenza con altri Paesi del Mediterraneo è più marcata. Se il costo complessivo delle vacanze in Italia dovesse crescere, una parte della domanda potrebbe orientarsi verso mercati alternativi caratterizzati da prezzi più contenuti. Un'eventualità che interessa non soltanto il settore extralberghiero, ma l'intera filiera dell'accoglienza, compresi ristoranti, pubblici esercizi e produttori legati al turismo enogastronomico.
Anche il fisco potrebbe presentare il conto
L'aumento delle tariffe potrebbe avere effetti indiretti anche sul piano fiscale. Sebbene i redditi assoggettati alla cedolare secca non concorrano alla formazione dell'Irpef, vengono comunque considerati nel reddito complessivo utilizzato per il riconoscimento di numerose agevolazioni. Di conseguenza, un incremento dei ricavi potrebbe ridurre o far perdere alcune detrazioni, come quelle per lavoro dipendente, pensione o familiari a carico, oltre a incidere sul trattamento integrativo riconosciuto in determinate fasce di reddito.