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Turismo, solo il 16% dei Comuni delle aree interne esprime tutto il proprio potenziale

Lo studio di Confturismo e Isfort stima che una maggiore valorizzazione delle destinazioni meno conosciute potrebbe generare 1,6 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e circa 14mila nuovi posti di lavoro. Per riuscirci serviranno infrastrutture più efficienti, collegamenti migliori, innovazione digitale e una governance condivisa dei territori

di Redazione Italia a Tavola
08 luglio 2026 | 12:34
turismo

In Italia i Comuni delle aree interne con una vocazione turistica sono 2.137, ma soltanto il 16% riesce oggi a valorizzare davvero il proprio potenziale. Parliamo di circa 350 destinazioni, capaci di generare oltre 128 milioni di pernottamenti all'anno e una spesa turistica di 25 miliardi di euro. Gli altri 1.787 Comuni, pari a oltre l'80% del totale, si fermano invece a 33 milioni di pernottamenti e 6 miliardi di euro di spesa, evidenziando margini di crescita ancora molto, ma molto ampi. È quanto è emerso dalla ricerca sul turismo nei centri minori realizzata da Confturismo-Confcommercio in collaborazione con Isfort, presentata nel corso del convegno “Turismo è territorio”, tra i cui ospiti figurava anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi
Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi

Più infrastrutture per far crescere il turismo nelle aree interne

Secondo lo studio, una crescita sostenibile dei flussi turistici in questi territori potrebbe generare, nei prossimi cinque anni, 1,6 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e circa 14mila nuovi posti di lavoro. Un risultato che contribuirebbe anche a contrastare lo spopolamento delle aree interne e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici sul territorio nazionale, alleggerendo la pressione sulle destinazioni più frequentate. Per raggiungere questo obiettivo, però, resta da affrontare una criticità che accomuna gran parte dei Comuni analizzati. L'84% è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, una condizione che spesso significa collegamenti difficili e un accesso più limitato ai servizi essenziali. La ricerca individua quindi nel potenziamento delle infrastrutture e dei trasporti uno dei passaggi decisivi per aumentare l'attrattività di queste destinazioni.

L'analisi ha inoltre osservato che le risorse del Pnrr e del Fondo complementare, almeno finora, sembrano aver prodotto effetti soprattutto nei grandi poli urbani, che concentrano il 22% delle presenze turistiche nazionali, senza incidere in modo sostanziale sulla marginalità che interessa buona parte del restante 78%. Anche il “Piano strategico del turismo 2023-2027”, che aveva indicato accessibilità e mobilità tra gli assi strategici per la crescita del comparto, non avrebbe ancora prodotto risultati significativi sotto questo profilo. Accanto agli investimenti infrastrutturali, lo studio ha indicato nella transizione digitale e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali altri elementi fondamentali per sostenere la crescita dei centri minori. «Il potenziale di crescita è enorme - ha detto il ministro Mazzi nel suo intervento-., visto che solo il 4% del territorio italiano è sfruttato dal punto di vista turistico. Da parte nostra abbiamo in programma numerose azioni: in particolare investiremo molto sui cammini spirituali, sul cicloturismo e sul turismo culturale. Il nostro obiettivo è favorire un turismo spalmato su tutto l'anno e su tutti i territori».

I modelli che dimostrano il potenziale dei centri minori

Alcune realtà rappresentano già esempi concreti di questo percorso. Tra i Comuni citati figurano Caorle, Jesolo e Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia, insieme a San Michele al Tagliamento e Lazise, nel Veronese, che pur non essendo grandi poli urbani occupano le prime posizioni della classifica nazionale delle presenze turistiche. La ricerca ha poi individuato nel sistema turistico del Trentino, con particolare riferimento alla Val di Fassa, e nel modello interregionale del lago di Garda due esperienze capaci di offrire indicazioni utili ai territori meno attrattivi, grazie a una governance condivisa e al coordinamento tra enti locali e Regioni.

Jesolo è uno degli esempi più significativi di valorizzazione del potenziale turistico
Jesolo è uno degli esempi più significativi di valorizzazione del potenziale turistico

Confcommercio e Confturismo: i centri minori sono una risorsa strategica

«Il turismo è molto più di un comparto economico: è uno dei principali interpreti del Sense of Italy, quel patrimonio di cultura, stile di vita, accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico nel mondo - ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. È un valore che va oltre il Made in Italy, perché non si può replicare né delocalizzare. Le nostre imprese della filiera turistica sono le protagoniste di questa esperienza autentica, alimentano l'attrattività dell'Italia e trasformano ogni viaggio in un legame duraturo con il nostro Paese. Come evidenzia l'analisi presentata oggi, esiste ancora un ampio potenziale turistico da valorizzare, soprattutto dei centri minori che possono e devono svilupparsi, migliorare e diventare più attrattivi. Questa prospettiva si raccorda perfettamente con l'obiettivo della destagionalità e con il nostro progetto Cities che punta sulla rigenerazione urbana anche attraverso il rilancio delle attività commerciali».

Il presidente di Confturismo, Manfred Pinzger
Il presidente di Confturismo, Manfred Pinzger

Anche il presidente di Confturismo, Manfred Pinzger, ha sottolineato le prospettive offerte dai piccoli centri: «I risultati della ricerca dimostrano che i centri minori possono diventare uno dei principali motori di sviluppo del turismo italiano. Investire nella loro valorizzazione significa creare nuove opportunità di crescita economica e occupazionale, ma anche favorire una più equilibrata distribuzione dei flussi turistici, riducendo la pressione sulle destinazioni più affollate e promuovendo un modello di sviluppo più sostenibile. Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti è necessario rafforzare infrastrutture, accessibilità, innovazione e la collaborazione tra istituzioni, imprese e territori. Solo così potremo costruire un turismo capace di generare valore diffuso e duraturo per l'intero Paese».

Le richieste al Governo

Accanto ai risultati della ricerca, Confturismo ha rivolto anche alcune richieste al Governo. Per l'associazione il contrasto alla concorrenza sleale e all'abusivismo nel comparto turistico, a partire dalle strutture ricettive irregolari e dagli operatori che non rispettano le stesse regole delle imprese autorizzate, deve diventare una priorità, attraverso un'applicazione rigorosa del principio "stesso mercato, stesse regole". L'associazione propone inoltre una ricalibrazione dei bandi di investimento Small-Scale, una semplificazione della normativa sui contratti stagionali e sulle prestazioni occasionali, incentivi per la resilienza ai cambiamenti climatici e per l'innovazione dell'offerta turistica, procedure più snelle per gli interventi destinati alla destagionalizzazione, il divieto di applicare commissioni bancarie sulle mance elettroniche destinate ai dipendenti e l'azzeramento dei costi bancari per la riscossione dell'imposta di soggiorno, considerata un fondo riscosso per conto degli enti pubblici.

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