A Monteverde, quartiere che a Roma ha sempre avuto un rapporto molto serio con i bar, ha aperto Pizza Baar. Un posto che lavora su pizza, gelato e caffè partendo da un’idea semplice e concreta di consumo quotidiano, senza bisogno di spiegarsi troppo. Si entra, si mangia, si beve, si sta il tempo che serve, con la sensazione che dietro a gesti familiari ci sia un progetto pensato e condiviso.
Le pizze in teglia di Pizza Baar a Roma
Un’idea condivisa, non un progetto solitario
L’idea nasce da Marco Radicioni, fondatore di "Otaleg!" e da anni punto di riferimento nel mondo del gelato artigianale contemporaneo, insieme a Gianni Olimpo, figura chiave per la costruzione dell’identità beverage. Attorno a loro si muove un gruppo giovane ma tutt’altro che improvvisato: Tommaso Carabelli, che segue tutta la parte legata alla pizza, e Pablo Marinaro, che oltre a lavorare sul prodotto ha dato forma all’immaginario visivo del locale. È un progetto corale, e si sente.
Lo staff di Pizza Baar a Roma
Pizza Baar, come detto, nasce dal desiderio di tenere insieme tre simboli fortissimi della cultura gastronomica italiana - pizza al taglio, gelato e caffè - trattandoli per quello che sono davvero: cibo popolare, veloce, accessibile, ma capace di raccontare molto di più se messo nelle mani giuste. Il bar, in questa visione, torna a essere un luogo centrale della vita di quartiere, uno spazio dove si entra senza pensarci troppo, si mangia e si beve bene, si resta il tempo che serve e poi si va via. Nessuna liturgia, nessuna rigidità. Un approccio che sostanzialmente attraversa tutto Pizza Baar.
Il bar come spazio, prima ancora che come menu
La ricerca sulla materia prima, che da sempre è il filo conduttore del lavoro di Radicioni, diventa anche qui il perno del racconto. L’idea è creare una rete viva di artigiani e produttori, locali e nazionali, che dia coerenza a pizza, caffè e gelato senza forzature. Anche lo spazio segue la stessa logica. Il locale, di circa 50 mq, prende ispirazione dal bar di quartiere degli anni Settanta, quando il bancone era un punto di incontro vero e trasversale. Nulla di citazionista, però.

L’immaginario viene riletto con un linguaggio attuale, fatto di boiserie in legno scuro, strapuntini pensati per un consumo rapido e un pavimento geometrico dai colori netti, che dialoga con l’insieme senza nostalgia. La visual identity e l’interior design, ideati da Marinaro e realizzati dallo studio Ikonika, tengono tutto insieme con coerenza. E a breve arriverà anche uno spazio esterno.
La pizza come gesto quotidiano
Passando - nel concreto - all’offerta gastronomica, sul fronte pizza, il lavoro di Carabelli punta sull’essenzialità come scelta consapevole. L’offerta si divide in tre anime: pizza in teglia alla romana, pizza argentina in padellino e una tonda disponibile nel weekend.
La pizza argentina in padellino di Pizza Baar
Pochi gusti, mai più di otto al banco per la teglia, e una rotazione continua che segue stagionalità e disponibilità reale degli ingredienti.
- La teglia romana parte dai grandi classici - bianca, rossa, margherita, patate, crostino, mortadella - eseguiti con attenzione maniacale alla materia prima. Attorno a queste basi arrivano, a rotazione, combinazioni costruite su prodotti selezionati con cura, spesso legati al territorio laziale ma senza chiusure ideologiche.
- La pizza argentina è forse il tassello più personale del progetto. Qui entra in gioco la memoria di Pablo Montanari, argentino di nascita, che porta a Roma la pizza con cui è cresciuto per strada a Buenos Aires. È una pizza soffice, umida, golosa, figlia dell’emigrazione italiana ma con un’identità autonoma. Viene proposta in padellino, con impasto a bassa idratazione fermentato direttamente in teglia, e declinata nei grandi classici come la Muzza e la Fugazzetta, con cipolle e chimichurri. Nessuna reinterpretazione, solo fedeltà a un immaginario preciso.
- La tonda del weekend segue un’altra strada ancora, più vicina al mondo del pane che alle categorie codificate. Farine selezionate, lavorazioni attente, una ricerca sul morso più che sul volume. Tutti gli impasti lavorano su fermentazioni tra le 24 e le 30 ore, con farine del Molino Agostini, scelte per la loro affidabilità e per il legame con la filiera. Il risultato è una pizza pensata per un consumo quotidiano, stabile, digeribile, coerente con l’idea di bar. I prezzi restano allineati a questa filosofia: slice tra i 4 e i 6 euro, a seconda dei topping.
Il caffè fuori dagli automatismi
Il capitolo caffè porta la firma di Olimpo e segna una presa di posizione netta: da Pizza Baar infatti non c’è l’espresso. La proposta ruota attorno al filter coffee, servito in batch brew con Moccamaster, pensato come bevanda da accompagnamento e non come rito di chiusura. Le torrefazioni cambiano ogni mese, seguendo criteri di tracciabilità e relazione diretta con i produttori. Accanto al filtro, il Nitro Coffee, cold brew infuso con azoto e servito alla spina, cremoso e dissetante, pensato soprattutto per la stagione calda. Anche il beverage segue una doppia linea chiara: da una parte il bere quotidiano, riconoscibile, senza snobismi - una Peroni piccola, una Coca-Cola - dall’altra una selezione più curiosa, con birre artigianali di Jungle Juice, kombucha a rotazione e chinotto bio.
Il soft ice come chiusura (aperta)
Chiude il cerchio il soft ice, che per Radicioni è una prosecuzione naturale del suo lavoro sul gelato. Qui il soft viene trattato come un formato popolare da spingere fuori dai binari abituali: aria presente ma non invadente, texture leggera ma con una ruvidità voluta, spazio alla materia prima e alla sua variabilità.
Il soft ice di Pizza Baar
Al momento c’è un gusto latte “invernale”, arricchito solo dalla vaniglia, destinato a cambiare presto. I topping seguono la stessa logica: pochi e riconoscibili, dall’olio extravergine di Podere Tiberi alla riduzione di caffè specialty, fino a frutti e caramello.