Dal 22 al 24 maggio Porchettiamo cambia casa e riparte da Todi (Pg). La sedicesima edizione del festival dedicato alle porchette d’Italia lascia infatti San Terenziano di Gualdo Cattaneo (Pg), che lo ha ospitato finora, e si trasferisce a poco più di venti minuti di strada con l’idea di aprire una fase nuova, più ampia e più ambiziosa, pensata per far crescere un appuntamento che negli anni si è costruito un pubblico fedele e riconoscibile.

Dal 22 al 24 maggio Porchettiamo cambia casa e riparte da Todi (Pg)
Il punto, però, non è soltanto lo spostamento geografico. Questo passaggio segna piuttosto una svolta di prospettiva, perché arriva dopo un percorso già solido e non nasce dall’urgenza di cambiare, ma dal desiderio di sviluppare ciò che finora è rimasto in potenza. Porchettiamo, infatti, si è affermato senza mai rincorrere mode o format di tendenza, scegliendo una strada precisa: raccontare la porchetta attraverso chi la fa, chi la alleva e chi la porta in tavola. Ed è proprio questa coerenza ad avergli permesso di crescere senza snaturarsi, mantenendo un rapporto diretto con il pubblico.
Todi come nuovo palcoscenico naturale
In questo senso Todi rappresenta molto più di una nuova sede. Le piazze, i palazzi storici e l’affaccio sulla valle del Tevere offrono una cornice capace di accompagnare l’evoluzione del festival e allo stesso tempo di valorizzarne il carattere popolare. Per un intero weekend la città diventerà un punto di ritrovo per mastri porchettai provenienti da tutta Italia, insieme a chef, produttori, artigiani del gusto e visitatori arrivati da ogni regione. Il fulcro resterà la “Piazza delle Porchette”, dove si potranno assaggiare interpretazioni diverse di uno dei prodotti più radicati nella cultura gastronomica italiana, dalle versioni umbre a quelle di altre tradizioni regionali, mentre attorno si muoverà il resto del programma con street food, birre artigianali, vini locali, incontri e momenti di approfondimento.

Il linguaggio che ha reso riconoscibile il festival
Per capire perché questo evento continui a funzionare bisogna fermarsi un attimo sul suo linguaggio, che non è quello delle fiere di settore né quello delle sagre tradizionali. Porchettiamo si muove in mezzo, con naturalezza, e tiene insieme racconto, degustazione e socialità. Dietro ogni banco non c’è solo un prodotto ma una storia, spesso familiare, fatta di tecniche tramandate, territori specifici e scelte produttive precise. È questa dimensione umana, più ancora del richiamo gastronomico, a dare identità alla manifestazione e a renderla riconoscibile.

Vista aerea sulla città di Todi (Pg), sede di Porchettiamo 2026
Il trasferimento, quindi, guarda avanti senza tagliare i fili con il passato. E gli organizzatori lo hanno detto chiaramente: «Porchettiamo è un evento che negli anni è cresciuto restando fedele a sé stesso: mai modaiolo, sempre popolare, mai scontato, sempre autentico. Il cambio di location è una grande sfida ma anche una grande occasione. Todi ci permetterà di aprire una nuova fase del festival, mantenendo intatto il format che il pubblico ama e introducendo nuove esperienze, nuove collaborazioni, nuovi format e declinazioni in grado di assicurare una ulteriore valorizzazione del prodotto».
Un nuovo capitolo senza cambiare identità
Insomma, il cambio di indirizzo non è un semplice “trasloco” ma l’inizio di un passaggio di fase per un evento che negli anni ha trovato una voce precisa e ora prova ad allargarne la portata senza perdere accento e sostanza. Todi diventa così il nuovo punto di incontro di una comunità fatta di artigiani, produttori e appassionati, con l’idea di continuare a raccontare la porchetta per quello che è sempre stata nella storia gastronomica italiana: un cibo di piazza, di festa e di condivisione, capace ancora oggi di mettere d’accordo territori diversi attorno allo stesso profumo.