Al Grand Hotel Plaza di Roma si muove qualcosa... sul futuro. Lo storico cinque stelle di via del Corso, tra gli indirizzi più noti dell’ospitalità capitolina, è infatti pronto a una riorganizzazione societaria che potrebbe aprire una nuova era. A riportare ciò è Il Messaggero, che parla di «rilancio imprenditoriale» riferendosi alle mosse della famiglia Paladino, proprietaria della struttura. Un passaggio rilevante perché riguarda non solo la gestione di un albergo simbolo della città, ma anche il suo posizionamento nei prossimi anni in un mercato dell’hotellerie di lusso sempre più competitivo.
La facciata del Grand Hotel Plaza
La riorganizzazione societaria e il piano delle eredi
La scossa arriva dalle figlie di Cesare Paladino, Cristiana e Olivia, entrambe socie della holding di famiglia, la Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio Srl, che, come detto, sono pronte ad avviare una riorganizzazione strategica delle società del gruppo. Il piano, scrive Il Messaggero, prevede operazioni come liquidazioni e fusioni, strumenti societari pensati per semplificare la struttura e rafforzare la solidità patrimoniale complessiva. L’obiettivo è sostanzialmente quello di mettere ordine nell’assetto interno. Sul tavolo restano più ipotesi per il futuro dell’albergo: l’affiancamento a grandi gruppi internazionali dell’hotellerie di lusso, l’ingresso di fondi di investimento oppure una ridefinizione degli equilibri tra le socie per rilanciare il progetto in autonomia.
Una sala del Grand Hotel Plaza
L’opzione di un partner finanziario, del resto, resta concreta, anche perché, va ricordato, negli ultimi anni - soprattutto dopo la pandemia - molti hotel storici sono finiti nel mirino di capitali internazionali interessati al segmento high-end. D’altra parte, chi conosce il settore sa che competere nell’alta gamma con un marchio a gestione familiare è diventato complicato. Le grandi catene hanno strutture, capitali e reti commerciali internazionali. E allora la domanda è semplice: per restare al passo, conviene aprire le porte a nuovi capitali? Oppure rilanciare contando sulle proprie forze? È, in poche parole, su questo crinale che si gioca il futuro del Grand Hotel Plaza.
Il contesto societario e i nodi aperti
A rendere ancora più delicata questa fase di riassetto anche il contesto che negli ultimi anni ha circondato la famiglia Paladino. Nel 2019 Cesare ha infatti patteggiato una condanna per peculato legata al mancato versamento della tassa di soggiorno al Comune, una storia che ha avuto risonanza pubblica ma che, secondo quanto emerso, non avrebbe inciso in modo significativo sul patrimonio immobiliare complessivo, mentre la posizione con il fisco risulterebbe oggi in via di definizione e comunque contenuta rispetto agli asset detenuti, senza esposizioni bancarie rilevanti. Resta inoltre aperto il contenzioso con il fratellastro maggiore delle due socie, Shawn John Shadow, figlio dell’attrice Ewa Aulin, che rivendica una pretesa creditoria legata a un recesso da partecipazioni sociali per una cifra di poco superiore ai dieci milioni di euro, una questione ancora sul tavolo proprio mentre Cristiana e Olivia stanno preparando la riorganizzazione del gruppo e che contribuisce a spiegare perché questa fase venga gestita con particolare attenzione anche sul piano societario.
Il Plaza tra storia, cinema e identità romana
Eppure, mentre le carte si muovono nei consigli di amministrazione, il Plaza continua a essere quello che è sempre stato: una struttura di lusso nel cuore di Roma. A pochi passi dalla scalinata di Trinità dei Monti e dalle vie dello shopping internazionale, l’hotel occupa un palazzo ottocentesco che conserva l’impianto scenografico voluto negli anni da Lorenzo Bongiardino, architetto e scenografo capace di lavorare per Onassis, Agnelli, Rothschild, Hearst, Thyssen. Gli ambienti hanno quell’aria da grande albergo europeo difficile oggi da trovare: saloni alti, affreschi, corridoi che sembrano fatti apposta per una macchina da presa.
Non è un caso, infatti, che il Plaza sia stato per decenni un set naturale. Qui è passato Dino Risi per Telefoni Bianchi, qui Luchino Visconti ha ambientato alcune scene del Gattopardo, qui Federico Fellini si intratteneva con registi e attori americani negli anni della dolce vita. E prima ancora, per vent’anni, fu dimora del compositore Pietro Mascagni. Famiglie reali, banchieri, divi di Hollywood: l’elenco degli ospiti racconta una geografia del potere e dello spettacolo che attraversa il Novecento. Le camere - 150, a cui si aggiungono 30 suite e junior suite con terrazza - sono distribuite in modo da differenziarsi l’una dall’altra. Non c’è standardizzazione, ma una certa idea di ospitalità classica che dialoga con il comfort contemporaneo. Chi entra al Plaza cerca spesso proprio questo: la sensazione di trovarsi dentro una Roma che resiste alle mode e che, nonostante tutto, continua a raccontarsi attraverso i suoi interni.
Una delle camere del Grand Hotel Plaza
Ed è qui che il discorso torna al punto di partenza. «Se - come scriveva Visconti nel Gattopardo - vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», allora il futuro del Plaza passa da una trasformazione che non snaturi il luogo ma lo rimetta in corsa. L’ingresso di capitali internazionali, un’alleanza con un grande gruppo o una riorganizzazione interna potrebbero essere gli strumenti per farlo. In ogni caso, la storia di questo albergo non sembra destinata a interrompersi. Piuttosto, si prepara a un nuovo capitolo.