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Guerra in Iran e biglietti aerei più cari: gli italiani rinviano i viaggi

L’instabilità geopolitica in Medio-Oriente e il rincaro del carburante per gli aerei iniziano a incidere sulle scelte di viaggio delle famiglie e sul costo dei voli in vista della stagione primavera-estate. Secondo operatori e agenzie, molte famiglie stanno valutando mete più vicine o attendono sviluppi prima di confermare le vacanze

di Redazione CHECK-IN
15 marzo 2026 | 05:00
Guerra in Iran e biglietti aerei più cari: gli italiani rinviano i viaggi

La guerra in Iran non pesa solo sugli equilibri geopolitici o sui mercati energetici. Sta infatti iniziando a incidere anche su uno dei settori più sensibili agli scossoni internazionali: il turismo. L’aumento del prezzo del carburante per gli aerei, insieme all’instabilità che attraversa il Medio Oriente e si riflette anche nelle aree del Mediterraneo più vicine a noi (Cipro e Turchia), sta rendendo i viaggi più costosi e più incerti. E così, mentre molte famiglie italiane stanno programmando le partenze delle prossime settimane e dei prossimi mesi, cresce la prudenza: c’è chi rimanda, chi cambia meta (pensando anche a restare nel Bel Paese) e chi preferisce aspettare nuovi sviluppi.

Crisi e cancellazioni: i primi effetti della guerra sul turismo

Intanto, gli ultimi dati raccontano una fase di pressione evidente sul sistema turistico. Secondo l’Osservatorio Fiavet Confcommercio, il 65% degli operatori del settore sta gestendo più di 16 pratiche di emergenza legate a cancellazioni o cambi di viaggio. Nell’ultima settimana le perdite medie per agenzie e tour operator hanno raggiunto i 38.800 euro, mentre fra cancellazioni e prenotazioni congelate il comparto stima oltre 222 milioni di euro di mancate prenotazioni per il periodo di Pasqua e primavera. Un dato che fotografa un rallentamento improvviso della domanda e che si riflette anche sull’organizzazione delle partenze.

La guerra in Iran colpisce il turismo: cancellazioni e viaggi rinviati
La guerra in Iran colpisce il turismo: cancellazioni e viaggi rinviati

Del resto, nel turismo internazionale la stabilità geopolitica è un fattore decisivo. E proprio per questo le difficoltà non si fermano alle sole destinazioni coinvolte direttamente nella crisi. Il blocco o le limitazioni dello spazio aereo stanno creando problemi soprattutto negli hub del Golfo, da Dubai a Doha, che negli ultimi anni sono diventati gli scali principali per i voli verso Asia e Oceania. E se quegli scali rallentano, si complica l’intero sistema delle connessioni intercontinentali. Non a caso molte agenzie segnalano una crescente esitazione da parte dei viaggiatori, con itinerari verso l’Asia che vengono rinviati o cancellati proprio per evitare di transitare in un Medio Oriente (oggi purtroppo sorvolato da continui missili e droni kamikaze).

Carburante alle stelle e voli più cari: perché aumentano i biglietti

A questo si aggiunge un elemento economico tutt’altro che marginale: il costo del carburante per gli aerei. Nel giro di pochi giorni il “jet fuel” è infatti passato da circa 85-90 dollari al barile a punte tra 150 e 200 dollari, con il Brent intorno ai 120 dollari. In Ue alcune compagnie sono arrivate a pagare fino a 1.600 dollari a tonnellata, quasi il doppio rispetto agli 830 registrati prima dell’inizio della crisi. Un aumento che pesa sui conti delle compagnie aeree e che inevitabilmente si riflette sulle tariffe. Per capire quanto il carburante incida sui costi basta guardare ai bilanci delle compagnie: in condizioni normali il cherosene rappresenta circa il 30% delle spese, ma con le quotazioni attuali si sta già avvicinando al 45-50%. E questo mentre il settore, nel 2025, ha registrato margini medi di profitto piuttosto ridotti, intorno al 6,6% secondo i dati della Iata. Non sorprende quindi che molti vettori stiano rivedendo i piani finanziari e valutando riduzioni di voli o aumenti tariffari.

Prezzi dei voli in aumento: il caro carburante spinge le tariffe
Prezzi dei voli in aumento: il caro carburante spinge le tariffe

Di conseguenza, il primo effetto visibile riguarda proprio il prezzo dei biglietti. Le compagnie tendono infatti a trasferire parte dell’aumento del carburante sulle tariffe, soprattutto nei mesi di maggiore domanda. Gli analisti del settore parlano di rincari medi tra il 10 e il 15% nei prossimi mesi, un incremento che potrebbe pesare soprattutto sulle famiglie che stanno programmando le vacanze estive. Va ricordato che chi ha già acquistato il biglietto non dovrebbe subire sovrapprezzi, perché il prezzo pagato al momento della prenotazione resta quello finale. Ma chi deve ancora prenotare si troverà probabilmente davanti a cifre più alte. Proprio su questo punto si innesta una dinamica interessante. Secondo Confesercenti il calo dei flussi dalle aree coinvolte nel conflitto potrebbe ridurre di circa un miliardo di euro la spesa per le vacanze in Italia nei prossimi due mesi. E allo stesso tempo, sempre a causa dell’aumento del carburante, molte compagnie stanno valutando di aumentare ulteriormente le tariffe per compensare i rimborsi dei voli cancellati.

Destinazioni a rischio e rotte che cambiano nel Mediterraneo

In parallelo cambia, ovviamente, anche la geografia delle destinazioni. Israele e Libano, oggi Paesi direttamente coinvolti nelle tensioni regionali, sono di fatto località da depennare dalle rotte turistiche. L’instabilità, però, non si ferma lì e finisce per allargarsi a tutto il già citato quadrante orientale del Mediterraneo. Cipro è stata di recente colpita da un attacco iraniano, mentre la Turchia, pur non essendo teatro di guerra, è finita nelle stesse tensioni regionali con alcuni droni diretti verso il Paese intercettati dalla Nato. In questo clima di incertezza potrebbero poi rallentare anche destinazioni consolidate come l’Egitto. Non tanto per una situazione interna particolarmente critica, quanto per la percezione di instabilità che tende ad allargarsi alle aree limitrofe e che, come spesso accade nel turismo, finisce per influenzare le scelte dei viaggiatori ben oltre i confini dei Paesi direttamente coinvolti.

Tensioni regionali e percezione del rischio: l’Egitto tra le mete osservate
Tensioni regionali e percezione del rischio: l’Egitto tra le mete osservate

D’altra parte, quando la percezione del rischio cresce, i viaggiatori tendono a riorientare le proprie scelte. È una dinamica già vista durante altre crisi internazionali e che oggi potrebbe riproporsi in forma simile. Luana De Angelis, vicepresidente vicario facente funzione di Fiavet Confcommercio, ha spiegato che molti stanno valutando alternative più vicine e considerate più sicure. «Le famiglie potrebbero non rinunciare alle vacanze ma prediligere mete "sicure", valutando così di restare all'interno dei confini nazionali o, al limite, scegliere mete più vicine». Un meccanismo che ricorda, almeno in parte, quanto accaduto durante la pandemia tra il 2020 e il 2021, quando il turismo domestico registrò una crescita temporanea compensando il crollo degli arrivi internazionali.

Viaggiatori più prudenti: più turismo domestico e mete vicine

Oggi il contesto è diverso, ma la prudenza dei viaggiatori potrebbe comunque spingere una parte degli italiani a restare nel Paese o a riconsiderare destinazioni europee più vicine come Croazia, Albania o Grecia, che negli ultimi anni sono diventate alternative sempre più frequenti alle mete più lontane. Allo stesso tempo resta da capire se il calo dei turisti provenienti da alcune aree del mondo, in particolare dai Paesi del Golfo e da Israele - da cui il 45% delle agenzie segnala flussi oggi bloccati - potrà essere compensato da una maggiore presenza di visitatori europei o dagli stessi italiani. Un passaggio tutt’altro che secondario, considerando che nel 2025 la stagione turistica si è retta soprattutto sugli arrivi stranieri, decisivi per sostenere il settore.

Mete vicine e più accessibili: l’Albania tra le scelte possibili
Mete vicine e più accessibili: l’Albania tra le scelte possibili

Insomma, la stagione turistica che si apre davanti all’Italia rischia di essere molto diversa da quella dell’anno scorso. Non necessariamente peggiore - saranno chiaramente i numeri a dirlo - ma certamente più complessa. I fattori geopolitici, energetici e psicologici stanno già influenzando il modo di viaggiare e le scelte delle famiglie. E mentre operatori e compagnie aeree cercano di adattarsi a uno scenario in continuo movimento, resta una domanda aperta: se l’instabilità dovesse protrarsi ancora a lungo, quanti italiani decideranno di rivedere i propri programmi di viaggio nei prossimi mesi? Ai posteri l’ardua sentenza.

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