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Ai Docks di Torino lo chef che trasforma ingredienti dimenticati in piatti gourmet

Piera Genta
di Piera Genta
18 marzo 2026 | 08:30

Ai Docks Dora di Torino c’era un tempo in cui si veniva per locali improvvisati, serate alternative, letture, concerti. Oggi quella zona è cambiata, ma non ha perso la sua anima postindustriale: mattoni rossi, grandi vetrate, capannoni del 1912 nati come snodo merci verso Milano e, soprattutto, una nuova vitalità fatta di studi creativi, gallerie e botteghe. Tra queste, accanto al negozio di arredi nordici STØV, è nato AL, il ristorante di Alberto Fluttero, classe 1987, formazione Alma e un percorso che passa per la cucina POP di D'O, la scuola classica di Le Gavroche, il lusso del The Langham London e l’esperienza al Mere di Monica Galetti.

Ai Docks di Torino lo chef che trasforma ingredienti dimenticati in piatti gourmet

Il Ristorante AL si trova ai Docks Dora di Torino e conserva un'anima postindustriale

AL: fine dining postindustriale

Aperto a metà gennaio, AL è una delle novità più osservate della città. Sin dai primi giorni, il ristorante è sempre pieno: trovare un tavolo all’ultimo è quasi impossibile e le liste d’attesa si allungano. È l’effetto di una curiosità autentica verso un fine dining che porta ai Docks un’identità nuova. Lo abbiamo provato a pranzo, scegliendo tra le proposte del giorno e alcuni piatti del menu degustazione, un’occasione utile per cogliere il lavoro della cucina anche fuori dal servizio serale. Lo spazio, circa 100 mq all’estremità del compartimento K, è un unico grande ambiente illuminato dalle vetrate affacciate sul cortile interno.

Ai Docks di Torino lo chef che trasforma ingredienti dimenticati in piatti gourmet

Ristorante AL: la sala

Il primo elemento che cattura lo sguardo è la cucina a vista, completamente aperta sulla sala, che diventa il vero palcoscenico del locale. Si osservano i gesti, la concentrazione della brigata, le rifiniture finali: un modo per togliere distanza tra cliente e cucina, in linea con la filosofia di Fluttero, che vuole un luogo privo di barriere e formalismi. L’arredo, progettato con l’architetta Silvia Rossi, riflette un minimalismo funzionale: microcemento, rovere multilistellare, tubolari neri, colori tenui, piatti in grès valdostano di Elisa Brelyart. Una lunga madia in legno di recupero, opera dell’artigiano Añez Moreno Ronald Martin - che lavora proprio ai Docks - lega il locale al contesto e alla sua storia. Anche il menu proiettato sulle pareti segue questa logica: niente carta, niente superfluo.

AL come si mangia nel nuovo ristorante di Alberto Fluttero

La cucina è una sintesi di tutti i poli che hanno formato Fluttero. Dalla filosofia POP di Oldani arrivano la disciplina sulla materia, la riduzione degli sprechi, la capacità di nobilitare gli ingredienti più umili. Dal Gavroche porta con sé la profondità delle salse, la classicità francese, la precisione. A Londra ha affinato fermentazioni, aceti, lavorazioni a spreco zero, foraging (che oggi pratica personalmente), l’attenzione ai frutti dimenticati come olivello spinoso, mela cotogna, rosa canina. Come accade nelle aperture più interessanti, AL si trova ancora in quella fase in cui il progetto prende progressivamente il proprio ritmo.

Ai Docks di Torino lo chef che trasforma ingredienti dimenticati in piatti gourmet

Lo chef Alberto Fluttero

La mano di Fluttero è già riconoscibile per precisione e sensibilità, e alcuni piatti lo dimostrano con chiarezza; altri sembrano semplicemente destinati a trovare nei prossimi mesi un equilibrio ancora più compiuto. La direzione è però evidente fin da ora, e lascia intuire un ristorante con solide basi e prospettive di crescita molto interessanti. La carta dei vini è affidata alla giovane sommelier torinese Martina Guercia, classe 1996, che ha costruito una selezione ragionata, con molte etichette italiane e francesi, diversi produttori piemontesi e una buona presenza di naturali.

Ai Docks di Torino lo chef che trasforma ingredienti dimenticati in piatti gourmet

Ristorante AL: Ragu, sedano rapa, guanciale, cozze, spinaci e rosa canina

Una carta coerente con la cucina, pensata per accompagnare piatti ricchi di fermentazioni, verticalità e contrasti. Il formato prevede due degustazioni: 4 portate a 48 euro e 8 portate a 68 euro, con acqua, coperto e pane inclusi. Il ristorante è aperto a cena dal martedì al sabato e a pranzo da giovedì a sabato.

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