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Perché Zi’ Teresa è uno dei ristoranti preferiti dai napoletani e dai turisti

Vincenzo D’Antonio
di Vincenzo D’Antonio
28 marzo 2026 | 12:40

Anno più anno meno, stiamo parlando comunque di circa duemilacinquecento anni fa, insomma non proprio ieri mattina. Stiamo parlando di Partenope, il nome primigenio della città di Napoli, fondata all’incirca duemilacinquecento anni faPartenope era una delle sirene menzionate nell'Odissea. Famosa per il suo canto melodioso, la sirena Partenope attirava con il suo canto i marinai verso la morte. E allora Ulisse cosa fa? Ulisse, avvertito dalla maga Circe, si fece legare all'albero della sua nave e ordinò ai suoi uomini di tappare le orecchie con cera per resistere al canto delle sirene. Quando Partenope e le sue sorelle si resero conto che Ulisse non era caduto nella loro trappola, tremenda per loro questa delusione, si suicidarono gettandosi dagli scogli. Il corpo di Partenope fu trasportato dalle onde fino all'isolotto di Megaride, dove oggi sorge Castel dell'Ovo. Qui, i pescatori trovarono il suo corpo e lo venerarono come una divinità.

Castel dell'Ovo
Castel dell'Ovo

Castel dell'Ovo e Borgo Marinari: cuore di Napoli

Castel dell'Ovo è il castello più antico di Napoli. Si lascia cingere da Borgo Marinari, lingua minuscola che si protende nel tratto stracittadino di quello che è uno dei golfi più belli del mondo: il Golfo di Napoli. Mai si può dire di aver visto Napoli, se non ci si è recati al Borgo Marinari, che di Napoli, con la leggenda di Partenope che ammalia di suo, è la culla.

La vista del Borgo Marinari e del Vesuvio dal ristorante Zi' Teresa
La vista del Borgo Marinari e del Vesuvio dal ristorante Zi' Teresa
 

Zi’ Teresa: pranzo e cena tra mare e tradizione

Al Borgo Marinari, la sosta, rigorosamente non breve, per pranzo o cena memorabile, di quelle che vivi come esperienza cognitiva ed emozionale, è da Zi’ TeresaCoperti mica pochi! Ampia la sala interna, con forno a vista per pizze di grande bontà, ampio e ammaliante il dehors, sovente preferito (fino a esaurimento posti!), in virtù del panorama e della magica atmosfera, dalla numerosa clientela. Qui al Borgo Marinari le estati sono lunghe e mai, grazie alla brezza marina, c’è caldo afoso. Clienti affezionati, di quelli che... la domenica a pranzo ci vediamo da Carmela Abbate (poi sveliamo l’arcano) e raggiungono il locale a piedi, e i tantissimi turisti stranieri che già prima di arrivare in città hanno prenotato il tavolo.

La sala interna del ristorante Zi' Teresa
La sala interna del ristorante Zi' Teresa

Orari di servizio e accoglienza

Una precisazione: quali sono gli orari di servizio? A pranzo si comincia verso mezzogiorno, si finisce quando va via l’ultimo cliente. E quando va via l’ultimo cliente della cena... va via che è già mezzanotte. La patronne e chef di Zi’ Teresa è la signora Carmela, corpo e anima, mente e cuore.

Carmela Abbate, chef e patron del ristorante Zi' Teresa
Carmela Abbate, chef e patron del ristorante Zi' Teresa

Menu e specialità di Zi’ Teresa

E allora che si fa? Aspettiamo che il personale di sala (grande professionalità e contagiosa simpatica) ce lo porti al tavolo e noi cominciamo a sfogliarlo? Sì, si può. Si può ma più bello è ascoltare le proposte, farsele spiegare, farsi consigliare stando certi che i consigli sono pro cliente, non pro cambusa! Linea di cucina improntata sul pesce e però vuoi per assecondare i gusti di tutti i clienti, vuoi che a volte il mare si incapriccia (Eduardo avrebbe detto.. il mare fa il mare) e l’impeto dei marosi perdura giorni, sono ben presenti e tutte appetitose le proposte in cui il mare cede il posto alla terra, e quindi agli orti, ai cortili, ai pascoli.

Una focaccina appena sfornata arriva al tavolo e ci sta proprio di un bene. Quale vino?  Il Sinuessa Falanghina Roccamonfina Igp fatto da Villa Matilde Avallone, ottenuto da sole uve falanghina. Il calice (a onore del vero più di uno !) ci accompagna per l’intero pranzo. Cominciamo con i porpetielli nel pignatiello. Innanzitutto, chiariamo che i porpetielli sono i polpetti, che non sono i maschi delle polpette, ma sono i piccoli polpi!

Il pignatiello è il tegame in terracotta con coperchio, atto a mantenere la temperatura di cottura bassa, abilitando così la cottura dei polpetti senza aggiungere acqua. Questo metodo garantisce che i polpetti rimangano teneri e gustosi. E non per nulla, c’è un detto che recita così: ‘O purpo se coce ‘int all’acqua soja, che significa che il polpo si cuoce nella sua stessa acqua.

Il sughetto è una grande ghiottoneria, e la focaccina sa come svolgere il suo ruolo! I pignatielli sono stati manufatti da abile artigiano specificamente per Carmela. Già consapevoli che il mare tornerà gagliardo a tavola con il secondo, per primo optiamo, scelta più che “azzeccata”, per i Mezzanielli con la Genovese. Porzione eccessiva, vorremmo quasi lamentarcene; non lo facciamo per atto di cortesia.  Porzione eccessiva !?!  Ma quando mai !? Il piatto è vuoto e pulito come se avessimo fatto la scarpetta. Come se...

Ed eccoci ad altro piccolo capolavoro di Carmela e della sua laboriosa brigata di cucina: frittura di paranza: merluzzetti, triglie, alici e altri pesci piccoli. Tutto pescato lì davanti, nel Golfo di Napoli. Sbirciamo bene nel piatto. Cominciamo a sperare che quanto aneliamo manchi, sia assente per davvero. E sì, è proprio così ! Non ci sono le fette di limone !

Simuliamo incredulità, quasi delusione per questa assenza e Carmela amabilmente ci argomenta: «facciamo di tutto, freschezza del pescato e cernita dei pesci, tecnica di frittura e qualità dell’olio usato, grado di croccantezza, per darvi la migliore frittura di pesce possibile; per piacere, evitate di rovinarla spremendoci sopra il limone ! Certo, se poi il limone lo volete, noi ve lo portiamo!» Dieci e lode ! A compimento di sì sontuoso pasto, di acclarata fornitura esterna, prelibati profiterole. Il conto è di commovente onestà. Ci si accomiata da Carmela e già ci domandiamo “quando” torneremo. Il “se” torneremo non esiste. Partenope è lì, in abbraccio eterno con Megaride. Sulla sinistra, amorevolmente vigile, il Vesuvio. Di fronte, Capri. Sulla destra i Campi Flegrei.

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