A un anno dalla chiusura della sede di Coverciano, l’Insolita Trattoria riapre nel cuore di Firenze, in piazza Santa Felicita, a pochi passi dal Ponte Vecchio (tra le zone più frequentate della città), e riparte da dove aveva lasciato: una cucina che gioca con le percezioni e che continua a mettere in discussione ciò che arriva nel piatto.
Insolita Trattoria si è trasferita in piazza Santa Felicita
Il progetto di Lorenzo Romano, cuoco fiorentino, ricordiamo, affonda le radici nella Trattoria Tre Soldi - l’attività di famiglia attiva dal 1952 in viale D’Annunzio - ma nel tempo ha preso una direzione autonoma, costruendo un’identità precisa che dal 2020 trova spazio anche nella guida Michelin.
Un nuovo spazio, stessa direzione
Il trasferimento in centro città segna un passaggio importante, soprattutto per dimensioni: sì, perché i coperti salgono a 40, con altri 30 all’esterno. Cambia di fatto lo spazio, ma non la proposta. Restano infatti al centro i piatti signature e quel lavoro sulla “deception gastronomica” che negli anni ha definito l’identità del locale, fatto di preparazioni che si presentano in un modo e si rivelano in un altro, spingendo chi è a tavola a rimettere in discussione ciò che vede e ciò che assaggia.
Come, per esempio, la Carbonara, che parte da una crema pasticciera privata della componente dolce e ribilanciata su note sapide, con il tuorlo grattato a simulare la bottarga; oppure la Tartare, dove il tuorlo d’uovo è una sferificazione di mango. E ancora il dessert Granny Smith, una finta mela che richiede otto ore di lavorazione.
Ceci n’est pas un tomate, il pomodoro che non è pomodoro di Insolita Trattoria
A fare da manifesto al ristorante resta il Ceci n’est pas un tomate, il pomodoro che non è un pomodoro, dichiarazione d’intenti che richiama esplicitamente René Magritte. «Porto avanti una cucina quasi surrealista - racconta Romano - libera da schemi e limiti. Il fatto di essere autodidatta mi ha dato la possibilità di costruirmi un percorso del tutto personale, non legato alle tecniche tradizionali ed agli usi classici».
L’ingresso della mixology e il nuovo equilibrio
Nella nuova location trova posto anche un angolo bar, che amplia la proposta e introduce una componente finora marginale: la mixology. Una scelta che si inserisce nella stessa linea della cucina e che guarda anche a una clientela più internazionale. All’ingresso prende forma una carta di sei signature cocktail costruiti su contrasti, aspettative e piccoli cortocircuiti sensoriali.
L’aperitivo diventa così un momento autonomo, con una sequenza di drink pensati per sorprendere già al primo sorso, accompagnati da una selezione di bites che riprendono lo stesso gioco tra apparenza e gusto. La parte beverage porta una firma riconosciuta, quella del bartender Luca Picchi, mentre la gestione della sala e del bancone è affidata a Riccardo Di Rocco, figura già nota in città.