Caserta ha sue graziose frazioncine collinari. Una di queste, San Leucio, con il suo Real Sito, con la Reggia di Caserta e con l’acquedotto Carolino, è patrimonio dell’Unesco. San Leucio merita una non frettolosa visita, soprattutto in questo anno corrente, 250° anniversario della Real Colonia. Fondata nel 1776 da Ferdinando IV di Borbone, l’esperienza leuciana fu capace di coniugare sviluppo produttivo e diritti sociali. Un sistema regolato dal “Codice Leuciano” che, già nel XVIII secolo, anticipava principi oggi fondamentali come l’istruzione obbligatoria, la tutela della salute e la parità di genere. Poco distante dal Real Sito è imperdibile la sosta golosa alla pizzeria Cambia-Menti, di cui è patron il prode pizzaiolo Ciccio Vitiello, poco più che trentenne.
Il pizzaiolo Ciccio Vitiello
Dalla gavetta a Cambia-Menti
Ciccio Vitiello ha cominciato da giovanissimo a fare il pizzaiolo: tanta gavetta. Non appena maggiorenne apre una pizzeria d’asporto e, a 24 anni, grande e coraggioso il salto, apre Casa Vitiello a Tuoro, altra frazioncina collinare di Caserta. Poi, dopo una breve esperienza a Firenze, rientra nel suo territorio e dall’anno 2022 è a San Leucio, con Cambia-Menti. Il locale ha spiccata pregevolezza estetica, non disgiunta da un’efficace funzionalità che consente un servizio garbato e professionale anche in presenza dei grandi numeri. Prenotare è obbligatorio de facto, sebbene non lo sia formalmente. Ciccio Vitiello si prende amorevole cura del suo orto, nato nella primavera di due anni fa ad appena 300 metri dalla pizzeria, sotto la porta leuciana e le case operaie del setificio di San Leucio.
L’esperienza: dal Ciccio Pizza Tour agli abbinamenti
Racconto breve di una cena di fine marzo: in cielo il falcetto di luna. Ci si accomoda nel dehors: mise en place gradevole, tavoli ben distanziati tra loro. Un calice di champagne a mo’ di benvenuto. C’è il menu e c’è la carta dei vini. Il menu palesa il lodevole intento del patron Ciccio: abilitare la clientela alla ghiotta conoscenza delle sue amorevoli creazioni. È il Ciccio Pizza Tour, percorso degustazione in cinque “tappe”, mediante le quali acquisire contezza delle tecniche di cui si giova Ciccio, delle diverse modalità di cottura: non solo la pizza al forno, ma anche la pizza fritta, la pizza in pala e la pizza in padellino.
Da plauso la carta dei vini: né sterminata, né ingabbiata nelle solite etichette solo campane. Si opta per quella che, tra i rosati, è una vera chicca: Langhe Rosato Pumin Rus Doc 2025, fatto da Diego Pressenda, ottenuto con uva Dolcetto, dalla pressatura soffice dei grappoli. Lettura piacevole e attenta del menu, progressiva la crescita della salivazione (e però si dice acquolina!), e alla fine, forti dell’essere in due a tavola e quindi con l’agreement di “fare a metà”, si opta per una Napoli e una Margherita provola e pepe. Magari sarà stata suggestione, eppure ci è parso di vedere che il Pumin Rus annuisse soddisfatto, come per dire: “Sono pronto per abbinamento da favola”.
Le pizze e il finale
La pizza Napoli ha topping costituito da aglio, alici di Cetara, origano, pomodoro, trito di olive nere e capperi. E c’è il filino di olio evo, ovviamente. È pizza che non merita il dieci. No, davvero non lo merita. E perché non lo merita? Semplicemente perché è pizza da dieci e lode. Siamo all’elogio dell’equilibrio, siamo al trionfo dei contrappunti armonici. Squisita, da plauso anch’essa, la pizza Margherita provola e pepe, il cui topping è costituito da pepe del Sichuan, pomodoro e provola di bufala. Anche qui, ovviamente, il filino di olio evo. Quel Pumin Rus ci è stato proprio di un bene.
Il suadente consiglio di Laura, la compagna di Ciccio, preziosa e valente communications manager, è per una dolce conclusione. E come potremmo rifiutare? Squisito al punto da temere dipendenza per quanto piace e ammalia, ci gustiamo golosamente il Cicciomisù: padellino al cacao con cioccolato fondente, crema al mascarpone e marsala, crumble al cacao e vaniglia del Madagascar. Ciccio Vitiello, sorriso radioso e volto solare, ci accompagna all’uscio. Il tornare da Ciccio è semplicemente un quando, giammai un se.