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Sardegna, non solo mare: alla scoperta delle domus de janas (con sosta al ristorante)

Le diciotto necropoli ipogeiche, da poco inserite nel patrimonio mondiale Unesco, svelano il lato mistico dell’isola attraverso antiche architetture scavate nella roccia, da scoprire durante la primavera. Il percorso tra questi siti millenari offre anche l’occasione ideale per fermarsi nelle tavole locali più autentiche

Ornella D’Alessio
di Ornella D’Alessio
21 aprile 2026 | 08:30
Sardegna, non solo mare: alla scoperta delle domus de janas (con sosta al ristorante)

Pensando alla Sardegna vengono alla mente le spiagge più belle del mondo e i nuraghi, quelle torri di pietra possenti, disseminate su tutta l’isola. Eppure, molto prima che quelle architetture creassero quel paesaggio iconico che tutti conosciamo, sull’isola c’erano già le domus de janasstrutture funerarie ipogeiche della preistoria sarda, che arrivano migliaia di anni prima. Non si stagliano sull’orizzonte, né si vedono da lontano. Al contrario, chiedono di chinarsi, di entrare, di guardare dentro la roccia. È una diversa concezione dello spazio e del tempo. Contemporanee ai nuraghi ci sono le tombe dei giganti, monumenti funerari collettivi risalenti principalmente all’Età del Bronzo (circa 1800-1600 a.C), laddove i primi sono i monumenti dei vivi, le seconde sono le tombe collettive della civiltà nuragica.

Le domus de janas sono strutture funerarie ipogeiche della preistoria sarda
Le domus de janas sono strutture funerarie ipogeiche della preistoria sarda

Un patrimonio millenario: dal Neolitico al riconoscimento Unesco

Domus de janas e tombe dei giganti costituiscono un patrimonio archeologico di fondamentale importanza per comprendere l’evoluzione culturale dell’Europa occidentale tra il Neolitico e l’Età del Bronzo, un arco di tempo di circa 3mila anni, dal V alla fine del III millennio a.C. Oggi le domus de janas sono al centro di un rinnovato interesse scientifico e culturale, grazie al recente inserimento nel patrimonio mondiale Unesco come sito seriale (2025).

MWM

«Un riconoscimento che non riguarda solo la loro antichità, ma l’unicità e la capacità di raccontare un rapporto profondo tra uomo, territorio e spiritualità» spiega l’archeologa Giuseppa Tanda, presidente del CeSim (Centro studi identità e memoria). Visitandole, spesso lontano dai circuiti turistici più battuti, si ha la sensazione di entrare in contatto con una Sardegna diversa, essenziale, scolpita nel silenzio. Varcare la soglia di una domus de janas significa tornare indietro nel tempo.

Tra mito e archeologia: le “case delle fate” scavate nella roccia

Disseminate fra colline, altopiani e affioramenti rocciosi, queste tombe preistoriche scavate nella pietra raccontano una storia silenziosa e potentissima, che precede di millenni nuraghi e civiltà classiche. Il loro nome - domus de janas, case delle fate in lingua sarda - è una dichiarazione poetica: un tentativo popolare di spiegare l’inspiegabile, quegli spazi che ancora oggi conservano un’aura di mistero. Ne sono state censite oltre 3.500, distribuite su tutta l’isola, con prevalenza nella parte centro-settentrionale.

L’interno della domus de janas Ispiluncas
L’interno della domus de janas Ispiluncas

Non si tratta di grotte naturali adattate, ma di ambienti scavati con precisione nella roccia, spesso organizzati in più vani, con corridoi, celle e talvolta veri e propri complessi funerari collettivi. Nel corso dei secoli, queste tombe sono state avvolte da racconti popolari, credenze e superstizioni. Le janas, figure femminili del folklore sardo, diventano custodi di tesori e protagoniste di leggende, un modo per proteggere luoghi percepiti come sacri e potenzialmente pericolosi.

Verso un turismo sostenibile: itinerari e valorizzazione

È un passaggio tipico delle civiltà che si stratificano: ciò che non si comprende più viene trasformato in mito. Ma sotto il velo della narrazione fantastica resta una verità archeologica solida, studiata e documentata, che parla di una Sardegna preistorica centrale nel Mediterraneo, non marginale. Interessanti i viaggi archeologici organizzati dal piccolo tour operator Sardegna Sacra nel corso della primavera, un’occasione per capire l’essenza intima di quest’isola dei misteri accompagnati dall’archeologa Ilaria Montis.

L’archeologa Ilaria Montis
L’archeologa Ilaria Montis

Con Moby e Tirrenia acquistando un biglietto si riceve un buono sconto del 20% da spendere su un successivo biglietto, fino al 1/11/26, oltre a importanti riduzioni (cumulabili con altre offerte) in occasione di festività particolari. Le necropoli riconosciute patrimonio Unesco da pochi mesi sono in tutto 18 e sono state selezionate per la loro importanza nel documentare pratiche funerarie, simbolismi e relazioni sociali tra le comunità antiche dell’isola. «Stiamo lavorando - aggiunge Marco Di Gangi, del direttivo CeSim - per facilitare la fruizione delle 18 necropoli, con l’obiettivo della conservazione e della tutela, ma anche della valorizzazione di un turismo culturale sostenibile».

Le 18 necropoli patrimonio Unesco e i ristoranti da non perdere (nelle vicinanze)

Di seguito, l’elenco delle 18 necropoli e i ristoranti consigliati dove sostare durante la visita:

  • Anghelu Ruju (Alghero) - Sa Mandra e il Refettorio
  • Puttu Codinu (Villanova Monteleone) - Pizzanu’s
  • Monte Siseri (Putifigari) - S’Incantu
  • Mesu e Montes (Ossi) - Agriturismo da Piero
  • Su Crucifissu Mannu (Porto Torres) - Tenuta Li Lioni
  • Domus de janas dell’Orto del beneficio parrocchiale (Sennori) -  Ristorante Girasole
  • Domus de janas della Roccia dell’elefante (Castelsardo) - La pecora nera
  • Parco dei Petroglifi A e Parco dei Petroglifi B (Cheremule) - Il cavallino rosso
  • Sant’Andrea Priu Sa Pala Larga (Bonorva) - Su Lumarzo
  • Sos Furrighesos (Anela) - Agriturismo Sos Chercos
  • Ispiluncas (Sedilo) - Horo
  • Mandras (Ardauli) - Su Carduleu
  • Necropoli di Brodu (Oniferi) - Pizzeria Miria
  • Istevéne (Mamoiada) - Osteria Abbamele
  • Parco archeologico di Pranu Mutteddu (Goni) - Fattoria Ra.Ro
  • Montessu (Villaperuccio) - Ristorante Licu Giuannicu

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