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Archivio storico

A Torino c’è una mostra che racconta la storia della città attraverso il cibo

Piera Genta
di Piera Genta
27 aprile 2026 | 17:27

C’è un progetto di magazzino del grano risalente alla fine del Seicento, disegnato per resistere agli assedi e garantire alla città l’autonomia alimentare. Non è un reperto da museo archeologico: è uno dei documenti esposti alla nuova mostra dell’Archivio storico della città di Torino, aperta dal 22 aprile e visitabile fino al 31 dicembre. Si intitola “Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’archivio della città”, e il titolo dice già tutto su come è costruita: non è una celebrazione del mangiar bene piemontese, ma un percorso che usa il cibo come chiave per leggere la storia urbana, sociale e amministrativa di una città.

Una delle fotografie presenti alla mostra nell’Archivio storico della città di Torino
Una delle fotografie presenti alla mostra nell’Archivio storico della città di Torino

Dai vigneti ai mercati: come il cibo ha modellato Torino

L’esposizione, a ingresso libero nella sede di via Barbaroux 32, mette in fila cartografie, incisioni, verbali del Consiglio comunale, progetti architettonici, manifesti commerciali, fotografie e volumi storici. Il filo conduttore è l’alimentazione intesa nel senso più ampio: come problema di governo, come paesaggio, come economia, come rito collettivo. Si scopre così che Torino era una città di vigneti molto prima che arrivassero le fabbriche. Gli Ordinati - gli antichi verbali del Consiglio comunale - regolavano tempi e modi della vendemmia e del commercio del vino. Le colline erano punteggiate di "vigne", ville che coniugavano produzione e leisure. E già nel 1614 Giovanni Battista Croce pubblicava un trattato sull’eccellenza dei vini del territorio torinese.

Le archiviste dell’Archivio storico della città di Torino al lavoro
Le archiviste dell’Archivio storico della città di Torino al lavoro

Altrettanto interessante è il capitolo sui mercati. Le bancarelle stavano nelle piazze auliche - piazza San Carlo, piazza Carlina, piazza Palazzo di Città - finché un’epidemia di colera, nel 1836, non costrinse l’amministrazione a ripensare tutto. Fu Michele Benso di Cavour, padre del più celebre Camillo, a firmare l’editto che spostò il mercato in piazza Emanuele Filiberto. Era il 1836, e quell’atto burocratico segnò l’inizio di Porta Palazzo come lo conosciamo oggi.

Dalla cucina piemontese alla pomologia

La mostra dedica spazio anche alla cucina piemontese, che si affrancò dall’egemonia francese nella seconda metà del Settecento, e ai menu storici della ristorazione durante la Belle Époque. Ma uno degli angoli più originali è quello dedicato alla pomologia: le cromolitografie di Giuseppe Falchetti conservate in archivio dialogano con i modelli in cera delle varietà di frutta realizzati da Francesco Garnier Valletti, figura a metà tra artigiano, artista e scienziato, provenienti dal Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti. Due collezioni che raramente finiscono nella stessa stanza.

La mostra si visita dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16.30, con ingresso libero. Per chi lavora nel settore food o si occupa di storia gastronomica, è un’occasione per vedere da vicino fonti primarie che di solito restano chiuse nei depositi.

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