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Il Mansio: vegan, lusso discreto e sei camere per cambiare prospettiva sul Garda

A Rivoltella del Garda Il Mansio è un caso da osservare. Sei camere, ristorante da 28 coperti e cucina vegetale guidata da Veronica Lora. Il progetto della famiglia Mori prova a portare il vegan dentro l’hospitality premium senza slogan ma con coerenza., creando curisotà e piacere

Alberto Lupini
di Alberto Lupini
direttore
05 aprile 2026 | 11:30
Il Mansio: vegan, lusso discreto e sei camere per cambiare prospettiva sul Garda

Quando ha aperto nell’autunno del 2025, Il Mansio era stato raccontato come una curiosità: la prima locanda contemporanea con cucina completamente vegetale sul Lago di Garda. A distanza di qualche mese, però, il progetto merita una lettura diversa: è un caso virtuoso di ospitalità verticale, con un’identità molto precisa e senza compromessi.

La reception de Il Mansio
La reception de Il Mansio

Un piccolo hotel che prova a cambiare il racconto del vegan

La struttura si trova a Desenzano del Garda (Bs), nella frazione di Rivoltella del Garda, in un edificio storico ai piedi della torre medievale di re Desiderio. Qui la famiglia Mori ha recuperato un immobile che per decenni era stato la sede di una falegnameria trasformandolo in un boutique hotel adults only con sei camere, ristorante da 28 coperti, spa privata, cocktail bar e servizi pensati anche per chi arriva sul Garda in bicicletta. E, aspetto non irrilevante, con tanto di garage per ogni camera. Il numero delle camere dice già molto del progetto: non c’è stata una crescita dimensionale, ma un controllo dell’esperienza. Pochi ospiti, grande attenzione ai dettagli, un’ospitalità che è più simile a una casa raffinata che a un hotel tradizionale.

Valentina Mori, titolare e manager de Il Mansio
Valentina Mori, titolare e manager de Il Mansio

Quando il vegan passa da slogan a base del progetto

La vera particolarità del Mansio non è soltanto la cucina vegetale. È il fatto che l’intero progetto è costruito attorno a questa filosofia. Camere, prodotti di accoglienza, materiali, amenities, spa e proposta gastronomica seguono lo stesso principio.In Italia non è ancora così frequente trovare un hotel che declini il vegan come filosofia complessiva dell’esperienza, soprattutto in una fascia di ospitalità medio-alta. Spesso il tema resta confinato alla ristorazione o a una scelta di menu. Qui invece è diventa l’anima del progetto; dalla colazione alla cena, passando per la scelta plastic free.

Il lavoro di recupero architettonico di Pelizzari Studio ha contribuito a rafforzare questo file rouge dell’hotel. Materiali naturali, parquet in rovere spazzolato, tessuti biologici, marmi importanti e un progetto illuminotecnico decisamente avanzato danno vita ad un ambiente dove il vegan non appare come rinuncia ma come lusso discreto e consapevole.

La Spa
La Spa

Le sei camere - tutte diverse tra loro - sono progettate con arredi su misura, terrazze private o affacci sul lago, bagni in marmo e una grande attenzione al comfort del sonno, con materassi e topper artigianali realizzati in Italia.

La cucina vegetale di Veronica lora

Il banco di prova più interessante è ovviamente la cucina dove regna Veronica Lora, 28 anni, con un percorso nelle cucine fine dining e un’esperienza internazionale in Australia prima di dedicarsi completamente alla gastronomia plant-based. Il suo approccio non è ideologico o, come spesso avviene in locali vegani, quasi scontato. I piatti sono comprensibili anche ai non fan del veganesimo esasperato. La proposta è assolutamente gourmet e piacevole per tutti. Non si scimmiotta la ricerca di piatti “simil carne”, ma si punta su originalità e gusto, anche a scapito di estetiche spesso forzate e assolutamente inutili.

Il ristorante de Il Mansio
Il ristorante de Il Mansio

Il menu include pasta fresca fatta in casa, tempeh di piselli e mandorle, tofu di semi di zucca autoprodotto e dessert pensati per mantenere la pienezza dei classici italiani, pur senza uova o latticini. Tra i piatti più riconoscibili c’è lo zabaione al Recioto di Soave con sbrisolona mantovana e un omaggio a Gualtiero Marchesi: tagliolino freddo con olio del Garda al limone e caviale di alghe (assolutamente da non poerdere).

Il ristorante, con 28 coperti, lavora su una dimensione volutamente raccolta che permette alla cucina di restare precisa e artigianale. Un servizio veloce e precise, con tanto di spiegazioni precise, senza retorica ma attente alla sostanza, rendono davvero piacevole la cena.

La cantina: equilibrio tra scoperta e certezza

A curare la carta dei vini è il maitre e sommelier Andrea Bresciani, che ha selezionato oltre cento etichette tra vini vegani certificati e referenze di produttori che lavorano senza coadiuvanti di origine animale. Il focus resta sull’Italia, con un’attenzione particolare al Garda, alla Lombardia e al Veneto, ma non mancano incursioni francesi, in particolare Champagne e bianchi di pregio. 

Il cocktail bar
Il cocktail bar

La cantina è pensata come un dialogo tra due anime: da un lato, le etichette di cantine storiche che offrono garanzia e continuità; dall’altro, i vini di piccoli produttori che portano novità e curiosità. Tutto è selezionato per accompagnare la cucina vegetale del Mansio, esaltandone la freschezza e l’equilibrio. A completare la proposta, anche vini dealcolati e botanical wines, fermentati d’uva con botaniche pregiate, pensati per chi cerca un’esperienza gastronomica completa anche senza alcol.

Un modello piccolo ma molto chiaro

Nel panorama del Lago di Garda, dominato da resort, grandi alberghi e ristorazione turistica molto ampia, Il Mansio rappresenta una scelta controcorrente. Numeri piccoli, identità forte, promessa precisa. Sei camere, una spa privata per due persone, un cocktail bar con signature drink legati al territorio e un ristorante vegetale: il progetto non cerca di fare tutto, ma di fare bene una cosa sola. Una coerenza che sta alla base della direzione affidata a Valentina Mori, che dell'intero progetto è anima e motore.

Il dehors
Il dehors

Questo lo rende interessante anche dal punto di vista del mercato. Il vegan, in Italia, è spesso percepito come una nicchia militante o come una proposta alternativa. Il Mansio prova invece a inserirlo dentro l’hospitality contemporanea come esperienza premium, capace di parlare anche a chi non segue un’alimentazione vegetale. Il modello sembra funzionare molto bene e c’è da aspettarsi un consolidamento nel tempo. Dimostrare che il plant-based può uscire dal recinto della curiosità gastronomica e diventare parte di una nuova idea di accoglienza, è una scommessa in gran parre già vinta.

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