Dopo la prima tappa, il cammino entra nel vivo e acquista ancora più profondità, sia dal punto di vista spirituale che paesaggistico. In questo 2026, anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, il viaggio assume un significato ancora più forte: non solo attraversare luoghi, ma riscoprirne il valore più autentico.
L’Eremo di Montepaolo a Dovadola (Fc)
Questa seconda tappa costituisce una congiunzione ideale e fisica fra le figure di due tra i santi più importanti d’Italia: il nostro San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova. La tappa inizia infatti nel comune di Dovadola, presso l’Eremo di Montepaolo, prima dimora italiana di Sant’Antonio (tra il 1221 e il 1222), e termina a Gubbio. Lungo 151 chilometri, il cammino attraversa tre regioni (Emilia-Romagna, Toscana e Umbria), e rappresenta non soltanto un eccezionale percorso di fede, ma anche un sentiero adatto a chi volesse visitare un tratto dell’Italia centrale che ospita un immenso patrimonio artistico e naturale.
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Dovadola e sapori locali: botteghe e tradizione
La nostra partenza avviene a Dovadola (Fc), e allora non è che è saggio fare meditati e ghiotti approvvigionamenti prima di cominciare il cammino?! Proprio in centro, a Piazza Vittoria, troviamo la piccola bottega Nel Nome del Pane, di cui è patron il giovane Fabio. Al banco, sorridente e laboriosa, sua mamma Anna. Tutto squisito. Imperdibile, posto che lo si trovi, il dolce pasquale della tradizione locale: il Bracciatello o “Brazadèl”.
Borghi dell’Appennino Tosco-Romagnolo e Foreste Casentinesi
Lasciamo Dovadola e facciamo sosta a Modigliana (Fc), affascinante borgo medievale sulle colline dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Qui si visitano i ruderi della Rocca dei Conti Guidi, nobili citati più volte da Dante che li mise all’Inferno in quanto accusati di sodomia e di falso conio di fiorini.
Il percorso prosegue verso Sud, attraversando i piccoli borghi di Tredozio, Portico e San Benedetto, Premilcuore e Santa Sofia, che rappresentano la parte del cammino più affascinante dal punto di vista naturalistico. Questi deliziosi piccoli quattro comuni insistono infatti nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna (se ne fa cenno nel racconto della prima tappa), le cui foreste incontaminate fornirono il legname per la costruzione della Cupola del Brunelleschi.
Anghiari e Città di Castello: arte e gastronomia
Proseguendo il percorso si attraversa Anghiari (Ar), uno dei borghi più belli d’Italia, teatro della famosa battaglia del 1440 che vide la Repubblica di Firenze sconfiggere il Ducato di Milano, e giungiamo nel tratto umbro del cammino arrivando a Città di Castello, la cui pinacoteca ospita opere del Ghirlandaio, di Raffaello e di Luca Signorelli. A Città di Castello (Pg) le due soste sono ghiotte e imperdibili.
A partire da Enoteca Lo Sfizio, con ragguardevole reparto “oleoteca”: oli di altissima qualità, Dop e biologici, toscani e umbri. Altra sosta per smart buy di carne è alla Macelleria Giulietti. Tutti i prodotti sono di ottima qualità; imperdibili le salsicce di cinghiale sott’olio.
Montone, Gubbio e il lupo di San Francesco
Entrati nella Valle del Tevere, presso Montone (Pg), visitiamo il Complesso museale di San Francesco all’interno della Chiesa di San Francesco, i cui affreschi raffigurano i momenti più importanti della vita di Francesco. Infine, percorriamo l’ultimo tratto del cammino nelle campagne di Gubbio dove il Santo predicò dopo la rinuncia ai beni e dove si narra che riuscì ad ammansire il feroce lupo di Gubbio che terrorizzava i contadini della zona.
Dove mangiare e dormire lungo l'itinerario
Nel Nome del Pane
Piccola bottega artigianale che racconta una storia familiare fatta di gesti antichi e passione. L’ambiente è semplice e autentico, con banco e laboratorio a vista: un luogo raccolto dove il profumo del pane appena sfornato diventa il vero protagonista.
Si possono trovare prodotti da forno realizzati con grani antichi, lievito madre e lavorazioni manuali, nel rispetto di una filosofia naturale e sostenibile. Pane, focacce, biscotti e dolci tradizionali come la Brazadèla raccontano il territorio, insieme a specialità stagionali e varianti creative, sempre legate alla qualità delle materie prime.
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Enoteca Lo Sfizio
L’atmosfera è quella di una enoteca tradizionale che conserva il fascino delle botteghe di una volta. Gli ambienti sono raccolti e curati, con scaffali colmi di bottiglie e prodotti selezionati: un luogo accogliente, dove la competenza e l’esperienza guidano il cliente in un percorso tra eccellenze italiane.
La proposta enologica è ampia e mirata alla qualità: protagonista è una ricca selezione di vini italiani ed esteri, affiancata da distillati, oli DOP e biologici e specialità della gastronomia Made in Italy. Tra gli scaffali si trovano conserve, pasta artigianale, cioccolato, salumi e formaggi, perfetti per una degustazione veloce o per costruire un’esperienza di gusto completa.
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Macelleria Giulietti
Aperta da quasi un secolo nel centro storico, la bottega conserva l’atmosfera delle storiche macellerie italiane, con banchi di marmo antico, prodotti esposti con cura e un ambiente dove tradizione e artigianalità si respirano ad ogni passo. La posizione, su Corso Cavour, la rende facilmente raggiungibile durante una sosta nel borgo.
Si trovano salumi di produzione propria senza additivi, tra cui salsicce sott’olio, mazzafegati, lombetto stagionato e la caratteristica scalmarita (capocollo suino tipico), ideali per un tagliere di antipasti o per portare a casa sapori unici della tradizione locale. I prodotti possono essere degustati e consigliati direttamente dal personale esperto, perfetti da abbinare a un buon vino umbro.
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Tenuta Borgo Santa Cecilia
La sosta finale, quella che suggella il compimento di sì impegnativa tappa, avviene a Gubbio (in frazione Montelovesco) al D&B Tenuta Borgo Santa Cecilia. Giuseppe e Serena, i titolari hanno saputo lodevolmente unire ospitalità, agricoltura, allevamento, tutela ambientale e cucina in un ecosistema coerente e sostenibile. Questo D&B (Dinner & Bed), immerso in una fiabesca natura selvaggia, è struttura che vorremmo definire autarchica. La tenuta vanta oltre 300 ettari di boschi, con animali allevati allo stato brado e fauna selvatica. Le suite (componente B) abilitano un pernottamento di qualità, così da poter godere al meglio di una delle tavole umbre (componente D) più interessanti.
Tenuta Borgo Santa Cecilia
La patronne Serena Sebastiani, che sa come rappresentare al meglio la tradizione culinaria umbra. Qui, caso raro, il km zero, sovente citato a sproposito, è fatto vero ! In sala il patron Giuseppe Onorato, che è anche sommelier, sa consigliare sia i piatti che i vini. Ottimi i salumi della casa che, grazie all’intuizione del patron, si possono acquistare e portare a casa ! Del mio consiglio: Filetto di maiale e funghi porcini. Il maiale, ribadiamolo, è un maiale nero semibrado della Tenuta Borgo Santa Cecilia, che vive nei boschi a circa 700 metri di altitudine. Eccellente la prima colazione dell’indomani mattina.
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