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Rocco De Santis firma la doppia anima della cucina del Grand Hotel Flora di Roma

Rocco De Santis approda al Grand Hotel Flora di Roma per guidare il rilancio del rooftop con un progetto articolato tra all-day dining casual e fine dining. Il restyling, firmato Tihany Design, si inserisce in un più ampio percorso di rinnovamento dell’hotel e punta a ridefinire il ruolo della ristorazione d’hotel nel contesto dell’hotellerie romana

di Redazione CHECK-IN
08 aprile 2026 | 19:23
Rocco De Santis firma la doppia anima della cucina del Grand Hotel Flora di Roma

Il Grand Hotel Flora, storico indirizzo di via Veneto a Roma, avvia una fase di rinnovamento che coinvolge direttamente la proposta gastronomica. Al centro del progetto c’è Rocco De Santis, chef classe 1979 originario di Salerno, con un percorso costruito tra esperienze in Italia e all’estero e culminato con le due stelle Michelin ottenute a Firenze. Il suo arrivo nella Capitale segna un passaggio che non si limita alla cucina, ma si inserisce in una più ampia strategia di riposizionamento dell’hotel nel panorama dell’ospitalità romana.

La facciata del Grand Hotel Flora
La facciata del Grand Hotel Flora

Il progetto del rooftop: due anime distinte

De Santis è già operativo a Roma, dove sta seguendo da vicino sia la definizione del progetto sia l’avanzamento dei lavori di restyling del rooftop che dovrebbe aprire la prossima estate. L’area, collocata al settimo piano, sarà il fulcro della nuova proposta ristorativa e sarà articolata in due concept distinti. La prima proposta sarà una formula più informale, costruita attorno a un servizio all-day dining che punta a unire piatti della tradizione gastronomica nazionale a una proposta di mixology contemporanea. Un modello pensato per accompagnare diverse fasce orarie della giornata, con un approccio flessibile all’accoglienza. Accanto a questa, troverà spazio una sala dedicata alla cucina fine dining, con una proposta più strutturata, ispirata al Mediterraneo e costruita attorno ai piatti che hanno segnato il percorso professionale dello chef. Un ambiente pensato per un’esperienza gastronomica completa, con un servizio più raccolto e una cucina che valorizza tecnica e materia prima.

Il rooftop del Grand Hotel Flora
Il rooftop del Grand Hotel Flora

«Il roof avrà due anime, quindi un’anima casual e un’anima fine dining», spiega lo chef, delineando un’impostazione che non vuole creare gerarchie, ma due modi distinti di vivere lo stesso luogo. La proposta casual sarà costruita su una cucina riconoscibile e accessibile, legata alla memoria e alla convivialità: «Sarà quel cibo della mente, del ricordo ma anche dell’anima», precisa, chiarendo l’intenzione di lavorare sui grandi classici italiani, senza farli percepire come qualcosa di distante. «Voglio che sia un posto che possa essere accessibile a tutti», aggiunge, sottolineando come il contesto non debba diventare un ostacolo. Da qui l’idea di una cucina «di pancia e poco di cervello», dove la tradizione viene reinterpretata con leggerezza: «La carbonara potrebbe diventare la farcia di un raviolo, la coda alla vaccinara un ragù per una fettuccina».

Lo chef Rocco De Santis
Lo chef Rocco De Santis

Accanto a questo, il fine dining sarà invece uno spazio più raccolto, aperto solo la sera, pensato come esperienza completa: «Uno di quei posti dove venire a fare un’esperienza», dice, immaginando percorsi degustazione, piatti signature ed evoluzioni della propria cucina. «Non sarà un copia e incolla rispetto a quello che ho fatto», precisa, ma un passaggio evolutivo che riguarda ricerca, gusto ed estetica. Un progetto che si lega direttamente al percorso costruito negli anni: «Porto con me nove anni e mezzo di Firenze (al Ristorante Santa Elisabetta, ndr), sono stati una palestra che mi ha permesso di lavorare su un’identità», racconta, evidenziando però la necessità di cambiare registro. «Qui devo fare uno switch, perché è come una nuova apertura», spiega, anticipando una proposta che affiancherà alcuni piatti simbolo a nuove creazioni «cucite addosso a questo ristorante», pensate per dialogare con il contesto romano e con una visione più ampia dell’ospitalità.

Una visione condivisa

Il percorso di rinnovamento dell’hotel è accompagnato dalla visione della proprietà e della direzione. Francesco Naldi, chief operating officer (coo) della Salvatore Naldi Group, evidenzia come l’intervento sul rooftop rappresenti un tassello di una strategia più ampia di rilancio dell’hôtellerie romana. «Siamo felici di questa rinascita dell’hôtellerie romana», sottolinea, rimarcando il ruolo del progetto nella ridefinizione dell’offerta cittadina. L’arrivo di De Santis si inserisce in questo contesto come elemento di continuità tra riqualificazione strutturale e proposta gastronomica. Anche il general manager Simone D’Alessandro lega l’ingresso dello chef alla nuova fase dell’albergo. «L’eccellenza di Rocco De Santis sposa il nuovo corso dell’albergo», osserva, indicando nel lavoro dello chef uno degli elementi chiave per il posizionamento della struttura e per il lancio del nuovo rooftop.

Lo chef Rocco De Santis tra Francesco Naldi (coo della Salvatore Naldi Group) e il general manager Simone D’Alessandro
Lo chef Rocco De Santis tra Francesco Naldi (coo della Salvatore Naldi Group) e il general manager Simone D’Alessandro

Il progetto di restyling del rooftop è affidato a Tihany Design, studio internazionale con una lunga esperienza nell’hospitality di alto livello. Il loro intervento si inserisce in una tradizione progettuale che ha visto la firma dello studio in alcune delle realtà più riconosciute della ristorazione globale, tra cui il Daniel e il Per Se di New York, il Dinner by Heston Blumenthal di Londra e l’Oro Restaurant all’interno dell’Hotel Cipriani di Venezia. Nel caso del Grand Hotel Flora, il lavoro punta a definire uno spazio coerente con il posizionamento dell’hotel e con la doppia identità del progetto gastronomico, integrando architettura, design e funzione.

Un percorso professionale tra Italia e Francia

Il profilo di Rocco De Santis si è costruito nel tempo attraverso esperienze diversificate. Il primo contatto con la cucina avviene già durante gli anni della scuola alberghiera, attraverso le stagioni lavorative, ma è l’incontro con Gennaro Esposito alla Torre del Saracino a rappresentare una tappa decisiva. «È stata un’esperienza folgorante», racconta lo chef, riferendosi a un periodo che ha contribuito a definire il suo approccio alla cucina e alla materia prima. Da lì, il percorso prosegue verso l’Hotel Eden di Roma, dove sviluppa una visione più legata al mondo dell’hôtellerie.

La vista dal Grand Hotel Flora
La vista dal Grand Hotel Flora

Le esperienze internazionali segnano un ulteriore passaggio formativo. In Francia, sotto la guida di Georges Blanc, De Santis approfondisce il tema della precisione e del rigore in cucina, mentre al Domaine de Châteauvieux di Philippe Chevrier consolida le tecniche legate alle carni, ai fondi e alle salse, all’interno di una struttura organizzativa molto definita. Il ritorno in Italia lo vede collaborare con chef come Pino Lavarra e Andrea Aprea, passando anche dal Byblos Art Hotel, in un percorso che contribuisce a definire una visione personale della cucina contemporanea. Quindi l'esperienza stellata al Ristorante Santa Elisabetta.

Una nuova fase tra identità e progetto

Il passaggio al Grand Hotel Flora rappresenta per De Santis un’evoluzione più che una discontinuità. «Ho scelto di rimettermi in gioco», spiega lo chef, sottolineando la volontà di confrontarsi con un contesto diverso e con nuove dinamiche progettuali. «Non per cambiare direzione, ma per evolvermi», aggiunge, evidenziando una linea di continuità che attraversa l’intero percorso professionale. Il progetto romano nasce infatti da una visione condivisa, che mette al centro identità, ricerca e relazione con l’ospite, in un equilibrio tra tecnica e accoglienza. Il nuovo rooftop del Grand Hotel Flora si inserisce così in un contesto più ampio, che guarda alla trasformazione dell’hotellerie romana attraverso progetti capaci di integrare ristorazione e ospitalità, con un’attenzione particolare alla costruzione dell’esperienza complessiva.

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