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risveglio

La colazione del Grand Hotel La Favorita racconta l’anima di Sorrento

Fosca Tortorelli
di Fosca Tortorelli
12 maggio 2026 | 11:22

Il “risveglio” è il momento in cui il mondo torna lentamente a fuoco. È il passaggio dalla sospensione del sonno alla presenza, quando la luce entra prima negli occhi e poi nei gesti. Prima ancora che un concetto, è un’esperienza fisica, quotidiana, decisiva. È proprio in questo intervallo sospeso che la colazione trova il suo spazio naturale, non come semplice abitudine mattutina, ma come primo gesto di accoglienza: una cura silenziosa che restituisce forma al giorno attraverso profumi, consistenze e piccoli rituali quotidiani.

La colazione è il primo gesto che definisce il ritmo della giornata
La colazione è il primo gesto che definisce il ritmo della giornata

La colazione come linguaggio dell’ospitalità a Sorrento

A Sorrento (Na) questo passaggio assume un valore particolare. Qui la colazione smette di essere un gesto funzionale per trasformarsi in linguaggio dell’ospitalità. Il profumo degli agrumi che anticipa il mattino, la luce che si rifrange sul mare, il ritmo lento della città ancora in ascolto: tutto contribuisce a costruire un’esperienza che inizia prima ancora di uscire dalla stanza. Al Grand Hotel La Favorita il risveglio diventa una dichiarazione d’identità. La tavola del mattino si compone come un racconto insieme domestico e preciso, capace di tenere uniti memoria e contemporaneità. Lievitati preparati in casa, dolci della tradizione campana, prodotti del territorio e lavorazioni espresse convivono senza ostentazione, restituendo l’idea di una cucina pensata per accompagnare, non per stupire.

L’ingresso del Grand Hotel La Favorita
L’ingresso del Grand Hotel La Favorita

Al centro di questo equilibrio c’è la mano dello chef Domenico Iavarone, che interpreta la colazione come naturale estensione del lavoro di cucina. Le uova preparate al momento, i rustici che richiamano la convivialità partenopea, la presenza costante della filiera locale raccontano un territorio senza bisogno di spiegazioni. Nulla è decorativo, tutto segue il ritmo lento del risveglio. È una colazione che non invade, ma accoglie. Qui l’accoglienza non nasce oggi. È il risultato di una storia lunga più di centocinquant’anni.

Dalla trattoria “’o Parrucchiano” alla nascita dell’hotellerie

Tutto comincia nel 1868, quando Antonino Esposito - seminarista che aveva imparato l’arte della cucina tra i fornelli del seminario arcivescovile - trasforma due piccole stanze sul Corso Italia in una trattoria chiamata La Favorita. Gli amici, divertiti dalla sua vocazione religiosa mai compiuta, iniziano a chiamarlo “’o Parrucchiano”. Quel soprannome diventa presto simbolo di ospitalità sorrentina. Negli anni Quaranta il locale passa al nipote Giuseppe Manniello, che ne raccoglie l’eredità trasformandolo in uno dei luoghi più rappresentativi della città. Artisti, attori, sportivi e viaggiatori internazionali fanno tappa qui, contribuendo a costruire un’immagine di Sorrento fondata su accoglienza e convivialità, oggi riconosciuta anche dall’ingresso nell’Associazione locali storici d’Italia.

Lo chef Domenico Iavarone
Lo chef Domenico Iavarone

Con gli anni Sessanta la visione familiare si amplia all’hotellerie. La famiglia Manniello partecipa attivamente allo sviluppo turistico della destinazione, costruendo alberghi e spazi pensati non soltanto per ospitare, ma per creare relazione con il territorio. L’ospitalità diventa così una responsabilità culturale prima ancora che imprenditoriale. Figura centrale di questo percorso è Enzo Manniello, che trasforma il giardino mediterraneo in elemento identitario dell’esperienza di soggiorno: limoni, fiori e verde diventano parte integrante del racconto dell’hotel. La sua scomparsa, nel 2025, ha segnato profondamente la comunità sorrentina, lasciando l’eredità di un’idea di accoglienza fondata sull’appartenenza e sulla continuità.

Oggi sono Giuseppe Manniello Junior e Mario a custodire questa tradizione, rinnovandola senza interromperne il filo. Ed è proprio questa continuità che si percepisce al mattino: la colazione non mostra l’hotel, lo rivela. Nei piccoli gesti quotidiani - una limonata preparata con i frutti del giardino, un dolce che richiama la memoria domestica, persino la scelta di inseguire la luce naturale ripensando gli spazi della sala - emerge una precisa idea di ospitalità. Il risveglio diventa così esperienza condivisa. Non un evento gastronomico, ma un tempo sospeso in cui comprendere come la colazione stia assumendo un ruolo nuovo nell’hotellerie contemporanea: non più servizio accessorio, bensì primo atto narrativo dell’identità di una struttura.

Webinar 19 maggio

Risvegli da Collezione®, il mattino come racconto identitario

Solo allora, quasi in sordina, si svela il senso più ampio di ciò che accade. Prende forma la prima tappa di Risvegli da Collezione®, il format ideato e curato da Sara De Bellis, che osserva la colazione come momento identitario capace di raccontare un hotel, la sua cucina e il suo modo di stare nel territorio.

La colazione del Grand Hotel La Favorita
La colazione del Grand Hotel La Favorita

Perché oggi l’ospitalità non si misura soltanto nei grandi gesti o nelle esperienze straordinarie, ma si riconosce nel modo in cui un luogo sa prendersi cura del primo momento della giornata. Nel silenzio del mattino, tra il profumo del caffè e quello dei limoni, è lì che un hotel comincia davvero a raccontarsi.

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