A Torino, fra Porta Nuova e via Lagrange, il ristorante Guarini occupa uno spazio che potrebbe facilmente scivolare nella ristorazione di passaggio. Invece sceglie una strada diversa: lavorare sulla cucina piemontese senza irrigidirla nella nostalgia e senza farne un esercizio creativo continuo.
La sala del ristorante Guarino
Un omaggio a Guarino Guarini
Il locale nasce nel 2019 come omaggio a Guarino Guarini, l'architetto del Seicento dietro alcuni simboli del barocco torinese, dalla Cappella della Sindone a Palazzo Carignano. Il riferimento non resta confinato al nome: la grande cupola metallica sospesa sulla sala richiama proprio la Cappella della Sindone, dentro uno spazio luminoso che mescola materiali industriali e dettagli più caldi.
La cucina di Luca Varone e la parte beverage
In cucina c'è Luca Varone, formazione Alma e sei anni accanto a Federico Zanasi da Condividere; in sala invece il maitre Fabrizio Gallo. La tecnica di Varone si percepisce, ma il tratto più convincente è la capacità di non forzare mai il piatto. La grissinopoli di vitello recupera una preparazione cittadina quasi scomparsa dalle carte; i tajarin solo tuorli restano fedeli alla struttura classica senza alleggerimenti inutili. Il branzino croccante e carpione separa invece la parte fritta dalla marinatura acida, così il pesce resta leggibile e il carpione non copre tutto.
Lo chef Luca Varone e il maitre Fabrizio Gallo
Vale la pena soffermarsi sul rapporto con il vermouth, che qui non è elemento decorativo. Compare nella guancia brasata, nei cocktail e soprattutto nel servizio alla spina, scelta ancora rara in città. È uno dei segni dell'influenza iberica presente nel progetto sin dall'inizio: l'idea delle vermuterie spagnole, dove tapas e vermouth convivono senza formalità. Da qui arrivano anche jamón, lomo ibérico e piccoli assaggi che dialogano con antipasti piemontesi e formaggi di malga.
La grissinopoli di vitello
Agnolotti del plin con sugo d’arrosto
La parte beverage è costruita con attenzione anche sul fronte birra. Accanto a una carta vini molto piemontese trova spazio una selezione del birrificio artigianale Soralamà, legato ai soci del locale. Un segnale che l'indirizzo è pensato anche per l'aperitivo e per un dopocena meno convenzionale.
Due degustazioni accessibili nel centro di Torino
C'è poi la questione dei prezzi. Due degustazioni - "Menu sotto la cupola" a 52 euro e "Guarini a Torino" a 44 euro - mantengono il ristorante in una fascia oggi sempre più rara nel centro cittadino. Non una formula aggressiva: il tentativo concreto di rendere accessibile una cucina curata senza trasformarla in un lusso da occasione speciale.