Ma come si può affermare che il nostro Bel Paese, per quanto girovaghi turisti viandanti si voglia essere, lo conosciamo proprio bene bene e nulla ci è ignoto? Vi prego: nessuna scommessa; sarebbe scommessa persa. Difatti, questa è la domanda: “quanti di noi conoscono il Massico?”. Suvvia, saremmo propensi a ritenere più folta la pattuglia di quanti conoscono il Messico per averlo visitato, che non (giochiamo sullo scambio di vocale) il suddetto Massico. Il Massico (preferiamo la locuzione “Massiccio del Massico” a quella abbastanza riduttiva di “Monte Massico”) è un complesso montuoso della Campania, in terra di lavoro (provincia di Caserta), tra due fiumi, di cui uno importante per geografia e l’altro per storia. Il Garigliano segna il confine tra il Lazio e la Campania, e la Battaglia del Volturno fu l’ultimo grande scontro tra i garibaldini e l’esercito borbonico, combattuta tra il 26 settembre e il 2 ottobre 1860, decisiva per la caduta del Regno delle Due Sicilie e, di conseguenza, per l’Unità d’Italia.
Tra natura, storia e vino, ecco la Masseria Campierti
Masseria Campierti, dove il Falerno incontra l’ospitalità
Massiccio bifronte, il suo lato sud-ovest affaccia sul litorale domitio, luogo di villeggiatura della Roma bene di un paio di millenni fa (Orazio villeggiava da queste parti), culla del vino Falerno. Il suo lato nord-est guarda il vulcano spento di Roccamonfina. Natura rigogliosa, le viti, gli ulivi: quiete e serenità. Il Falerno, si diceva, il vino celebre e ambito già al tempo dei Romani, è figlio naturale dell’Ager Falernus, il cui cuore è l’odierna Falciano del Massico, dove siamo adesso. Ma come si fa a conoscerlo per bene e a degustarlo in modalità che non sia frettolosa e ad acquistarlo direttamente dal produttore? E al contempo, come si fa a prendere confidenza con quest’area così bella, questo Massiccio così fascinoso quale il Massico è? Semplice: si viene alla Masseria Campierti, amorevolmente governata dalla famiglia Zannini, e si diventa amici di Domenico Zannini, del suo papà Carlo e della sua mamma Caterina.
L’esterno della Masseria Campierti
Non c’è formalità. Non si stipula agreement per diventare amici: lo si diventa e basta... pochi attimi, empatia pura. La struttura è molto bella: il fresco naturale, dacché è la generosa natura a fornire il condizionatore d’aria! Sì, quel corridoio naturale che il Massico genera tra il vicino mare e la rigogliosa fascia collinare. Il vino Falerno durante l’Impero Romano era servito alle tavole più importanti dell’epoca. Il comprensorio del comune di Falciano del Massico è pieno ancora oggi di testimonianze archeologiche dell’antico blasone di questo vino. Anche dalla vigna degli Zannini spuntano, qua e là, i resti di un’antica fornace romana che una volta produceva anfore, quando dal vicino porto di Minturno, porto fluviale sul Garigliano, le navi salpavano per tutto il mondo conosciuto, stracolme di contenitori di questo prelibato vino. Bere senza mangiare? Non sia mai detto. Mangiare senza bere? Oddio, e che blasfemia sarebbe! E allora, ci si accomoda a tavola. C’è un’assenza opportuna e necessaria: la fretta. A seguire, narrazione breve di un pranzo di fine primavera in giorno feriale.
La cucina (e l’ospitalità) della Masseria Campierti
Lo chef è il giovanissimo (non ancora trentenne) Flavio Acciardo. Il cosiddetto, un po’ trito e ritrito, a onor del vero (!), benvenuto dalla cucina qui non c’è. Difatti il benvenuto non lo dà la cucina, bensì... l’orto. E l’orto c’è: lo si vede, lo si lambisce durante la passeggiatina. Dunque: Consistenza di zucchina servita su fonduta calda di formaggio caprino e polvere di prosciutto. In appropriato calice, alla corretta temperatura di servizio: Ebe, vino frizzante bianco Metodo ancestrale 2025. Un buon sorso, un lodevole challenge di Domenico. A seguire: Risotto ai fiori di zucca alle tre consistenze. Qui lo chef palesa la sua maestria ai fornelli, sia come tecnica sia come guizzo creativo. Le tre consistenze dei fiori di zucca sono: crema, disidratati, fritti. Esulando dalla presunta necessità di dover trovare forzosamente il migliore abbinamento, qui Domenico ci propone altra sua valida creatura: Lulù Falanghina Campania Igp 2025. Questa pregevole Falanghina si presenta con un brillante colore paglierino e un profilo olfattivo delicato, in cui spiccano note floreali e agrumate. L’abbinamento d’elezione è con i piatti di mare.
Un angolo della sala del ristorante
Consistenza di zucchina servita su fonduta calda di formaggio caprino e polvere di prosciutto
Risotto ai fiori di zucca alle tre consistenze
Cuore reale di vitello al Falerno del Massico, con spirale gelée di piselli, spuma di patate e polvere di lampone
Pasta frolla con crema e amarene
Ci avviciniamo alla pietanza che funge da red carpet a sua maestà il Falerno. Diciamo le cose per bene. Dunque: Cuore reale di vitello al Falerno del Massico, con spirale gelée di piselli, spuma di patate e polvere di lampone. Nel calice: Campierti Falerno del Massico Primitivo Dop Riserva 2021. Dichiarazione impegnativa: tra i migliori Falerno del Massico. A compimento di sì gradevole pranzo: Pasta frolla con crema e amarene. Nel bicchierino: Elisir Divino. Masseria Campierti dispone poi di quattro camere arredate in stile anni ’50. Ecco, si cena, si pernotta, si fa colazione (ottima) e l’indomani è altro giorno buono per scoprire questo rigoglioso e affascinante lembo di Campania.
[cartiglio_pers]1[/cartiglio_pers]