Nel linguaggio dell’ospitalità contemporanea, il termine accoglienza sembra sempre più spesso andare oltre la sua funzione originaria per trasformarsi in un progetto culturale complesso. Nel borgo di Castiglioncello del Trinoro (Si), tra le colline della Val d’Orcia patrimonio Unesco, Monteverdi Tuscany si inserisce in un punto di incontro tra ospitalità, paesaggio e progetto culturale. Qui il soggiorno diventa esperienza e il territorio entra naturalmente nella narrazione architettonica e gastronomica.
A Monteverdi Tuscany il soggiorno si trasforma in una relazione reciproca tra l'ospite, la materia del luogo e la sua identità culturale
Ospitalità deriva dal latino hospitalitas, legato a hospes, parola che in origine indicava insieme chi accoglie e chi viene accolto. Una radice che contiene già un’idea di reciprocità, di relazione non unidirezionale, ma costruita su uno scambio continuo. È una definizione antica che sembra trovare oggi nuove forme proprio in contesti come questo, dove il rapporto tra ospite e luogo si traduce in un’esperienza immersiva e progressiva.
Il borgo di Castiglioncello del Trinoro e il progetto Monteverdi
A Monteverdi Tuscany tutto parte dal borgo. Castiglioncello del Trinoro conserva la struttura dei piccoli insediamenti arroccati della Val d’Orcia, dove l’architettura segue il disegno naturale della collina e ne amplifica la geometria irregolare. Dietro questo recupero c’è la visione di Michael L. Cioffi, avvocato italo-americano che nel 2003 si innamorò di questo luogo e avviò negli anni un percorso di rinascita capace di restituire vita a un borgo che rischiava di scomparire.
Le linee storiche di Castiglioncello del Trinoro si fondono con il profilo della Val d’Orcia
L’intervento non nasce per stravolgere, ma per riattivare. Le case tornano a essere abitate come camere e suite, gli spazi comuni si aprono a una nuova funzione di relazione, e l’ospitalità diffusa si distribuisce nel tessuto del paese invece di concentrarsi in un unico edificio. È un modo diverso di abitare temporaneamente un luogo, in cui il paesaggio non resta sullo sfondo ma entra continuamente negli interni, nei percorsi, nelle pause. La Val d’Orcia in questo borgo, non si osserva soltanto, ma la si attraversa.
Architettura e design: tra restauro e contemporaneità
Su questa stessa logica si innesta il progetto architettonico, costruito su un equilibrio tra restauro e contemporaneità. Ruolo determinante è stato quello della designer romana Ilaria Miani, responsabile del recupero filologico del borgo e del progetto degli interni. A lei si devono il design delle trenta camere e suite, delle tre ville private e degli spazi comuni, sviluppati nel rispetto dell’identità originaria di Castiglioncello del Trinoro. I materiali sono quelli del luogo, le superfici mantengono una matericità coerente con la tradizione edilizia locale, mentre gli interventi più contemporanei si inseriscono con misura, senza interrompere la continuità visiva del borgo.
Il recupero filologico del borgo si riflette nelle stanze: un perfetto equilibrio materico dove l’architettura d’interni accoglie la luce e il paesaggio della Val d'Orcia
Tra questi, il ristorante Oreade, firmato Foster + Partners, tra i più importanti studi di architettura, rappresenta uno dei punti più riconoscibili dell’intero progetto. Il progetto architettonico si sviluppa attraverso volumi essenziali, una luce controllata e una relazione costante con il paesaggio esterno, che rimane sempre percepibile anche all’interno, come una presenza silenziosa che accompagna l’esperienza.
Oreade e la cucina di territorio dello chef Bacciottini
Ed è proprio qui che il progetto Monteverdi si traduce in modo più diretto nella dimensione gastronomica. Oreade, come racconta con entusiasmo lo chef Bacciottini, prende il nome dalle Oreadi, ninfe dei monti della tradizione classica, figure legate alla natura e alla dimensione viva del paesaggio. Non un semplice richiamo simbolico, ma una chiave di lettura che accompagna l’intero progetto gastronomico, dove la cucina diventa strumento di interpretazione del territorio.
Un dettaglio della sala del ristorante Oreade
Lo chef Riccardo Bacciottini costruisce la propria proposta partendo da questa relazione stretta con la Val d’Orcia. La materia prima è il punto di origine, attraverso i prodotti locali, le erbe spontanee, gli ingredienti provenienti anche dalla filiera agricola del progetto, in un dialogo costante con la stagionalità. La cucina non cerca sovrastrutture, ma una forma di chiarezza che lasci emergere il prodotto senza mediazioni eccessive.
La materia prima come origine: la proposta dello chef Riccardo Bacciottini reinterpreta le radici della tradizione toscana eliminando il superfluo
L'uso di ingredienti della filiera agricola locale definisce i percorsi degustazione di Oreade
Continuità stilistica: la pasticceria prosegue il racconto dello chef con lo stesso linguaggio minimale
È un lavoro per sottrazione, in cui il sapore resta leggibile e il paesaggio entra nel piatto attraverso elementi concreti più che attraverso citazioni. I percorsi degustazione seguono questa impostazione, alternando una lettura più vegetale e agricola a una più radicata nella tradizione toscana, sempre mantenendo una coerenza precisa con il territorio. La pasticceria, affidata a Luigi Margiovanni, si inserisce in questo stesso linguaggio e ne prosegue il racconto con naturale continuità.
Ristorante Zita e colazione: l’anima conviviale
Accanto a Oreade, il ristorante Zita rappresenta l’anima più conviviale del borgo. La cucina guarda alla tradizione toscana con eleganza e immediatezza, valorizzando la stagionalità e i sapori familiari del territorio. Anche la colazione segue la stessa filosofia e diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica. Pane appena sfornato, lievitati, dolci e preparazioni quotidiane accompagnano il risveglio con la stessa attenzione riservata alla cena, offrendo una prima lettura della Val d’Orcia attraverso il gusto.
Il risveglio in Val d’Orcia: la colazione da Zita celebra i frutti della terra e la stagionalità
Vino e territorio: la carta e la tenuta Valdipiatta
La cura e selezione dei vini si inserisce nello stesso impianto narrativo. La regia è affidata ad Adriana Valentini, wine director, che costruisce una carta vini ampia ma coerente, con un’attenzione particolare alla Toscana e ai suoi territori più rappresentativi. Il vino non accompagna semplicemente la cucina, ma contribuisce a completarne la lettura. In questa direzione si inserisce anche l’ultimo investimento fatto, con l’acquisizione di Valdipiatta, storica tenuta di Montepulciano nel cuore del Vino Nobile, oggi parte dell’universo Monteverdi. Un’estensione naturale del progetto che rafforza il rapporto tra ospitalità e produzione agricola.
Ristorante Zita, dove la cucina della tradizione dialoga con una selezione di vini che racconta la storia vinicola della Val d’Orcia
Spa e benessere: esperienza immersiva nella Val d’Orcia
Più che una semplice struttura ricettiva, Monteverdi appare oggi come un progetto culturale diffuso. È un sistema in cui il soggiorno diventa esperienza culturale e gastronomica allo stesso tempo, dove il borgo, la cucina e il paesaggio si muovono all’interno della stessa narrazione. Questa ricerca di armonia tra luogo ed esperienza prosegue anche nelle piscine e nella Spa di Monteverdi, uno degli spazi più suggestivi del borgo. Qui il benessere dialoga con il paesaggio attraverso un percorso ispirato agli antichi bagni romani, reinterpretati in chiave contemporanea in un ambiente raccolto e silenzioso che invita a rallentare e a ritrovare il proprio ritmo.
Un invito a ritrovare il proprio ritmo: negli spazi della Spa, il benessere diventa una naturale estensione del borgo
La forza del progetto sta proprio in questa continuità. Il borgo non viene trasformato in scenografia, ma riattivato nella sua funzione originaria, mentre la cucina non resta un elemento isolato, diventando parte di un sistema più ampio che comprende architettura, cultura, produzione agricola e territorio. In questa relazione, la Val d’Orcia non è sfondo ma presenza costante, una materia viva che scandisce i ritmi del luogo e restituisce senso all’esperienza dell’ospitalità.
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