Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
venerdì 26 giugno 2026 | aggiornato alle 19:37| 120025 articoli in archivio

a Torino

Il ristorante Del Cambio riscrive il menu partendo da un ricettario del 1776

Piera Genta
di Piera Genta
26 giugno 2026 | 16:34

Pochi ristoranti in Italia possono permettersi di ignorare la propria storia. Il Del Cambio di Torino non è tra questi - ma il nuovo menu dimostra che ricordare e ripetere non sono la stessa cosa. Il punto di partenza è un testo preciso: Il Cuoco piemontese perfezionato a Parigi, pubblicato nel 1776, uno dei riferimenti centrali della cucina subalpina. Non una fonte decorativa, ma un repertorio di ricette, tecniche e ingredienti da cui ripartire con un occhio contemporaneo.

L'elegante e sfarzosa sala storica del ristorante Del Cambio a Torino, affacciata su piazza Carignano
L'elegante e sfarzosa sala storica del ristorante Del Cambio a Torino, affacciata su piazza Carignano

Cambia anche chi guida la cucina sul fronte della ricerca. Francesco Rovai, classe 1999, formato tra Bruxelles, Londra e la Romagna, assume la responsabilità della visione gastronomica e del lavoro storico. Diego Giglio continua a gestire l'operatività quotidiana: una divisione dei ruoli che dice qualcosa su come il ristorante sta pensando al proprio futuro.

Cucina piemontese e francese: i piatti del percorso degustazione "1757"

Il percorso si chiama "1757" e si apre con un Gran Antipasto Piemontese servito tutto insieme, come nelle tavole aristocratiche in cui le preparazioni non arrivavano in sequenza ma venivano condivise in simultanea. Tra le voci: un Capunet con lattuga e salampatata canavesano, ceci con misticanza aromatica, indivia con robiola di capra e Moscato, e l'Uovo Bagnolet, recuperato da una ricetta d'archivio.

Lo chef Francesco Rovai al lavoro in cucina
Lo chef Francesco Rovai al lavoro in cucina

Il filo piemontese-francese che non è una novità per il Del Cambio, ma una costante storica emerge nell'ostrica gratinata ispirata alle ricette di corte, nella Lingua alla Persillade e nella torta di coniglio in stile pithivier. Piatti che raccontano un'influenza reale, non una citazione di servizio.

Il finale segue la stessa logica dell'apertura: Torta Savoia, millefoglie ai fiori d'arancio e riso al latte con parmigiano arrivano insieme, nello stesso tempo. Un richiamo diretto all'usanza delle grandi tavole storiche, e una scelta che ha senso anche senza conoscerne l'origine.

Degustazioni nella cantina storica del Del Cambio a piazza Carignano

Il rinnovamento non si ferma in sala. Il ciclo Due calici a confronto ha aperto il 22 maggio con una serata dedicata a Nebbiolo e Pinot Noir - Barolo 2018 di Elio Grasso contro Nuits-Saint-Georges 2019 di Jean Grivot - e prosegue fino a luglio con altri due appuntamenti nella cantina storica del locale, sei metri sotto piazza Carignano.

Mirko Galasso, Head Sommelier del ristorante
Mirko Galasso, Head Sommelier del ristorante

La Cantina - nata nel XVII secolo, quindi ancora più antica del ristorante - custodisce oltre 16.000 bottiglie e 4.000 etichette. Non è un deposito: è uno spazio con una sua identità, e il ciclo di serate aperte al pubblico lo conferma. A guidarle sono l'head sommelier Mirko Galasso e la sommelier Valentina Gallarate.

Il format è semplice: due vini di territori diversi messi in parallelo, con formaggi selezionati per affinità o contrasto. Tre appuntamenti, tutti alle 18:00, a 48 euro a persona. Il 12 giugno il tema è stato "Viaggio fra Champagne e Alta Langa": l'Alta Langa Special Cuvée 2013 di Contratto - tra le case spumantiere italiane più antiche - incontra lo Champagn Blanc de Noirs di De Venoge. In tavola, Robiola di Roccaverano stagionata e Brie a latte crudo.

La sommelier Valentina Gallarate tra le storiche scaffalature della suggestiva cantina sotterranea
La sommelier Valentina Gallarate tra le storiche scaffalature della suggestiva cantina sotterranea

Il 3 luglio Piemonte contro Sicilia: Timorasso de La Spinetta ed Etna Bianco di Tenuta delle Terre Nere, con Montebore e Tuma Persa. Il filo conduttore del ciclo, in fondo, è sempre lo stesso: il territorio come argomento, non come decorazione.

[cartiglio_ck/]

© Riproduzione riservata