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Villa Petriolo, il lusso di dormire in una fattoria che si autoalimenta in Toscana

Annamaria Tossani
di Annamaria Tossani
07 giugno 2026 | 15:30

Il sistema delle ville fattoria è una rete di antiche residenze rurali che caratterizzano il paesaggio toscano fin dal Medioevo e rappresentano una rivoluzione nell’organizzazione feudale. Un modello che supera il vecchio sistema con una gestione totale della filiera economica, riutilizzando le preesistenti unità insediative come ville fattoria capaci di assolvere le funzioni strategiche richieste dalla nuova economia rinascimentale.

Le ville-fattoria toscane uniscono residenza signorile e centro agricolo, modellando il paesaggio tra vigneti, uliveti e architetture rinascimentali
Le ville-fattoria toscane uniscono residenza signorile e centro agricolo, modellando il paesaggio tra vigneti, uliveti e architetture rinascimentali

I Medici, i Pazzi, i Serristori, gli Alessandri possedevano questo tipo di strutture, caratterizzate dall’integrazione tra una raffinata residenza signorile e un’azienda agricola. La villa era la residenza estiva e di rappresentanza, centro direzionale di tutto. La fattoria, con cantine, frantoi, forni, mulini, fornaci e alloggi per i contadini, era circondata da vigneti, uliveti, campi a cereali e boschi dove gli animali vivevano allo stato brado.

Villa Petriolo tra Medioevo e Rinascimento

Villa Petriolo era un’antica residenza medievale dei Conti Guidi, acquistata dalla famiglia Alessandri. Dalla metà del Cinquecento era il loro luogo di riposo dopo la caccia sul Montalbano e le battute nella Padule di Fucecchio. “Luogo di delizia di Messer Alessandro”, così nei documenti del 1574. Per oltre quattro secoli con gli Alessandri, Villa Petriolo è stata un centro autonomo, ricco e prospero. Poi è passata ai Maestrelli, che valorizzarono la produzione vitivinicola.

Dal recupero di un casolare cinquecentesco nasce un agriturismo di lusso che ricostruisce il dialogo tra villa storica, paesaggio agricolo e natura toscana
Dal recupero di un casolare cinquecentesco nasce un agriturismo di lusso che ricostruisce il dialogo tra villa storica, paesaggio agricolo e natura toscana

Il nuovo Rinascimento contemporaneo

La storia recente nasce dall’incontro tra la famiglia Cuadra, gruppo messicano di pelletteria di lusso, e Daniele Nannetti, figlio di albergatori dell’empolese. La loro storia inizia con la vendita all’asta di un casolare cinquecentesco abbandonato, convertito in tre anni in un agriturismo di lusso con azienda agricola. L’idea è di Daniele Nannetti, realizzata grazie alla famiglia Cuadra, da sempre innamorata della Toscana. «Il progetto è nato nel 2018 dall’amore per questa terra - racconta Daniele Nannetti -. Ho voluto ricreare una struttura diffusa che guarda al passato, l’azienda agricola con la villa del proprietario. La proprietà comprende la villa antica, tornata agli antichi splendori, e 170 ettari di terreno. Investimento: 25 milioni di euro. Un Rinascimento contemporaneo che ripristina il rapporto sinergico tra uomo e natura».

Ospitalità sostenibile e filiera agricola integrata

Oggi Villa Petriolo è un resort focalizzato sulla sostenibilità, con un’azienda agricola che produce le materie prime per l’intera struttura. La produzione agricola è il cuore del progetto e alimenta quotidianamente le cucine dei ristoranti. Grani antichi, miele naturale, vino e olio bio, Cinta Senese, pecore autoctone, anatre all’aperto, ortaggi di stagione, gestione sostenibile della selvaggina.

A Villa Petriolo la fattoria è il cuore del progetto: una filiera agricola integrata che unisce allevamento, produzione e cucina in un unico ecosistema sostenibile
A Villa Petriolo la fattoria è il cuore del progetto: una filiera agricola integrata che unisce allevamento, produzione e cucina in un unico ecosistema sostenibile

Qui la fattoria non è un fornitore esterno, ma la struttura portante del progetto gastronomico. Accanto all’autoproduzione, una rete di “artigiani coraggiosi”: Le Caprine con i formaggi artigianali, Biosole con le uova di galline ruspanti, i Seminanti per i grani antichi toscani, Bucalcioffi con l’unica mozzarella 100% Toscana. «Non si tratta solo di dare lavoro al 100% di personale locale o di comprare dall’80% di fornitori entro 50 km - spiega Gabriele Nannetti -. Si tratta di tessere una rete di relazioni autentiche. Questo ‘community feeling’ è il nuovo lusso: non consumare un luogo ma appartenervi, anche se temporaneamente».

Riconoscimenti internazionali e certificazioni

Nel 2025 Villa Petriolo ha ricevuto la Chiave Michelin per l’eccellenza dell’ospitalità. A questo si aggiungono la Stella Verde Michelin per il ristorante PS dello chef Stefano Pinciaroli, la certificazione GSTC come primo agriturismo sostenibile certificato al mondo, e la ISO 21401 come prima struttura ricettiva europea certificata per la sostenibilità integrale.

Ospitalità diffusa tra villa storica e casali

Il borgo ospita 44 camere e suite distribuite tra la Villa storica e i Casali circostanti, con pavimenti in cotto originale, travi a vista restaurate e tessuti nei toni della terra. Accanto all’offerta ricettiva, un centro benessere di 1800 mq con 5 piscine riscaldate, tre ristoranti e due bar. Il centro olistico Mater è affiancato da un orto botanico di 1000 mq da cui provengono le erbe per oli essenziali ed estratti.

Quattro le linee cosmetiche, che prendono il nome dagli alberi della tenuta, per rituali polisensoriali che attivano i cinque sensi. Il direttore è Raphael Kaminskij, che accoglie ogni ospite adeguandosi alle sue richieste. Le attività sono tante, suggerite sottovoce, per godere appieno della quiete.

Il ristorante PS e la cucina del territorio

Da un viottolo dei giardini appare Stefano Pinciaroli. Chef con riconoscimenti in Italia e all’estero, ha portato il suo ristorante PS dentro il resort. La sua cucina nasce dal territorio e dal rispetto per la materia prima. Il ristorante PS è raffinato ma semplice, con cucina a vista dove tutto funziona come un’orchestra. Il menu cambia con le stagioni e usa solo i prodotti della fattoria. È una cucina senza sprechi. Lo strutto del maiale diventa base per il soffritto, l’arista ripieno, la pasta laccata con il grasso e finita alla brace, il brodo fatto con l’osso del prosciutto. Tecniche contadine incontrano il rigore del fine dining. Il menu si accompagna ai vini di Villa Petriolo.

Infine la torta della nonna reinterpretata da Pinciaroli: frolla di farro della fattoria, crema pasticcera al latte di pecora toscana, vaniglia e pinoli di San Rossore. Da accompagnare con il Vinsanto del Chianti Docg Villa Petriolo 2004, prodotto con Malvasia e Trebbiano della vigna dell’Uccelliera. Conclude la visita il biglietto firmato dallo chef per ogni ospite: “È stato un piacere cucinare per voi”. E sarà un grande piacere tornare.

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