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in Campania

Addò Zi Luigino, l'agriturismo che racconta l'anima più autentica del Matese

Vincenzo D’Antonio
di Vincenzo D’Antonio
10 luglio 2026 | 08:30

Il Matese, da circa un anno divenuto parco nazionale, è costituito da montagne severe, vallate aperte, pascoli silenziosi e panorami che trasmettono pacata dolcezza: greggi e campanacci lontani. Costeggiamo il lago del Matese, specchio carsico disteso a poco più di mille metri di altitudine. Lo teniamo alla nostra destra mentre la strada corre morbida dentro una sorta di acrocoro. A fare da cornice, il Monte Miletto e La Gallinola vegliano sulla valle. Da San Gregorio Matese procediamo in direzione Letino. Poco prima che il lago scompaia alla vista, una piccola indicazione sulla sinistra invita alla deviazione: quattro chilometri di strada in salita fino a quota 1.250 metri. Lassù il respiro si allarga. A occidente la vista corre verso il Tirreno, dal Vesuvio al Golfo di Napoli fino alle isole pontine; a oriente, invece, si impongono le cime del Matese, le falde, i pascoli, gli armenti.

Vista su una parte del Parco nazionale del Matese
Vista su una parte del Parco nazionale del Matese

L'agriturismo di Luigi De Lellis, tra ospitalità e memoria

È qui, in questo piccolo lembo di paradiso terrestre, che incontriamo Luigi De Lellis, giovane veterinario e matesino autentico, custode appassionato di una storia familiare che affonda le radici nella terra, negli animali e nel lavoro paziente degli allevatori. È lui l'anima di Addò Zi Luigino, agriturismo nato dal recupero dell'antica masseria con ovile di famiglia, una costruzione interamente in pietra che conta più di due secoli. Non una scenografia rurale, ma casa viva, luogo di accoglienza e di sapori, presidio di memoria e di futuro. Non si sale fin quassù per andare via in fretta. Quando il giorno declina e il sole sembra tuffarsi nel Tirreno, restare diventa un dovere che nasce dal piacere. E perciò Luigi ha pensato anche al riposo dei suoi ospiti: tre camere, due matrimoniali e una quadrupla, e due miniappartamenti adatti a soggiorni più lunghi. L'accoglienza è sobria, confortevole, coerente con il luogo.

L'esterno dell'agriturismo Addò Zi Luigino sul Matese
L'esterno dell'agriturismo Addò Zi Luigino sul Matese

C'è anche il camino. E qui, in verità, non potrebbe mancare. In inverno, quando la neve scende silenziosa e il mattino si sveglia bianco, il crepitio del fuoco accompagna il suono dei campanacci delle greggi che riprendono la via dei pascoli. La giornata comincia con una colazione piacevole e vigorosa, consumata senza fretta. Dolce e salato dialogano senza confini netti, in una sequenza di sapori che racconta la montagna. Poi arriva il pranzo, generoso e sostanzioso, adatto agli appetiti forti che l'aria fina, le passeggiate e il trekking sanno risvegliare anche in chi non sospettava di averne.

La cucina di Addò Zi Luigino

L'antipasto è imperdibile e, con saggia misura, non cede alla tentazione dell'eccesso. Luigi appartiene alla terza generazione di allevatori e casari: i pecorini sono sublimi, i salumi ottimi. Accogliamo volentieri la proposta di degustare più primi piatti, in meditati assaggi. Nel frattempo, servito alla giusta temperatura e nel calice appropriato, un gagliardo Pallagrello Nero ci accompagna per tutto il dovizioso pranzo. Il fusillo al ferretto si presenta in due interpretazioni diverse e, in entrambe, conferma la sua vocazione a trattenere, avvolgere e valorizzare i condimenti. Prima arriva il fusillo al ferretto con crema di noci e pancetta di maiale nero casertano; poi arriva il fusillo al ferretto con salsiccia di maialino, pomodorino di collina e stracciatella di bufala. Il "ferretto" è un bastoncino a spirale di ottone, a sezione quadrata, con cui la pasta fresca viene attorcigliata: un gesto antico, semplice e preciso.

Si prosegue con il pacchero al ragù di cinghiale, sul quale cade una generosa spolverata di marsellina. La marsellina è la ricotta di pecora stagionata. Ma come si dice? "Four is better than three" e allora ecco che giunge in tavola un piatto memorabile: tagliatelle ai porcini del Matese e caciocavallo matesino. Il Matese è terra di funghi e di tartufi. Il filo rosso che lega questi assaggi è la padronanza della cucina nel trattare gli ingredienti locali: mai snaturati, mai coperti, ma sempre abilmente accompagnati fino a esprimere la loro schietta essenza. Molto buona anche la fiorentina di scottona marchigiana, abilmente cotta sulla brace. I dolci sono di pregevole fattura.

Un luogo che resta nella memoria

Il servizio è garbato e professionale, presente senza invadenza. I prezzi sono di commovente onestà. Quando riprendiamo la strada, il Matese resta addosso come fanno certi luoghi non ancora consumati dallo sguardo comune: uno scrigno dell'Appennino, ancora sconosciuto ai più, capace di custodire bellezze naturali ed eccellenze agroalimentari con la stessa discreta fierezza. E così, tra paesaggi, pascoli, tavole imbandite e memorie di pietra, questa dorsale del nostro Bel Paese conferma una felice assonanza: l'Appennino che sa essere appetibile e appetitoso.

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