Con poco più di 680mila abitanti e un'estensione di appena 2.586 kmq, poco inferiore (per rendere l'idea) a quella della Valle d'Aosta, il Lussemburgo è uno dei Paesi più piccoli dell'Unione europea, ma anche il più ricco in termini di Pil pro capite e uno dei principali poli economici e finanziari del continente. Qui, d'altronde, hanno sede istituzioni europee, migliaia di fondi d'investimento, società internazionali e grandi gruppi multinazionali, in un contesto caratterizzato da un elevato potere d'acquisto e da una popolazione fortemente (e naturalmente) cosmopolita.
Vista sulle mura di Lussemburgo, dichiarate Patrimonio mondiale dell'umanità Unesco
Un Paese dove sarebbe relativamente semplice costruire un'attività ristorativa molto redditizia proponendo un'idea stereotipata della cucina italiana, fatta solo dei piatti più conosciuti nel mondo e capaci di conquistare un pubblico internazionale, rinunciando però a valorizzare la straordinaria ricchezza gastronomica del nostro Paese. Una strada che, indubbiamente, molti percorrono. C'è però anche chi, fin dalla propria apertura oltre trent'anni fa, ha scelto di non cedere a questa logica, costruendo il proprio successo sulla valorizzazione dell'Italia più autentica, dei suoi territori, dei suoi prodotti e delle sue tradizioni.
Il Notaro Ristorante in Lussemburgo
Stiamo parlando del Notaro Ristorante, storico locale del quartiere Clausen (che si trova ai piedi delle fortificazioni della città dichiarate Patrimonio mondiale dell'Unesco) e dal 2005 parte del Buon Ricordo (l'associazione che riunisce ristoranti impegnati nella valorizzazione della cucina regionale italiana e delle sue tradizioni). Oggi alla guida dell'attività c'è Livio Notaroberto, che insieme al fratello Dario ha raccolto il testimone di papà Mario proseguendo un percorso fondato sull'autenticità della cucina italiana e sulla valorizzazione delle sue eccellenze. Una storia che, però, affonda le radici ben prima dell'insegna attuale.
Un angolo della sala del Ristorante Notaro
Tutto, infatti, ebbe inizio negli anni Ottanta, quando il padre di Livio lasciò Napoli per raggiungere la moglie in Lussemburgo, dove lavorava come funzionaria del Parlamento europeo: «Si trasferì qui nel 1985 seguendo mia mamma. Lasciò tutta la sua vita a Napoli per iniziare una nuova avventura» racconta Livio a Italia a Tavola. Dopo una prima esperienza nella ristorazione, nel 1992 nacque "La grigliata dei quattro", destinata a diventare uno dei punti di riferimento della cucina italiana nel Granducato. Il grande salto arrivò nel 2001, con l'ampliamento del locale e la nascita del Ristorante Dal Notaro, oggi diventato semplicemente Notaro Ristorante. Il nome richiama chiaramente le origini della famiglia Notaroberto e un'antica tradizione di notai dalla quale, ci racconta Livio, deriverebbe il cognome.
L'identità prima delle mode
Fin dall'inizio il Notaro Ristorante ha scelto di raccontare una cucina italiana che andasse oltre i suoi piatti più noti. L'obiettivo non è mai stato rincorrere i gusti della clientela internazionale, ma valorizzare la ricchezza del patrimonio gastronomico del nostro Paese senza cedere a compromessi o contaminazioni che ne avrebbero alterato l'identità. «Non siamo mai scesi a compromessi con le cucine a noi vicine (come quelle di Francia, Germania, Belgio o Paesi Bassi, ndr). Ognuno a casa propria ha le sue regole e noi abbiamo sempre difeso la nostra identità» racconta Livio. Questo non ha mai significato rinunciare ai grandi classici della cucina italiana.
Livio Notaroberto, titolare del Ristorante Notaro
Carbonara, spaghetti alle vongole, ragù alla bolognese e altre ricette simbolo hanno fatto parte della proposta del ristorante per molti anni, ma senza diventarne il fulcro. Accanto a questi piatti (e anche alla pizza, oggi sempre disponibile, tranne la domenica a pranzo, riservata - come giusto che sia - al classico pranzo conviviale all'italiana), come detto, c'è sempre stata una cucina più ampia, pensata per mostrare ai clienti che la gastronomia italiana è molto più ricca di quanto spesso venga rappresentato all'estero. E negli ultimi anni questa filosofia si è ulteriormente rafforzata. I grandi classici sono infatti progressivamente usciti dalla carta, lasciando spazio a una proposta ancora più rappresentativa dell'identità del locale.
La pizza del Notaro Ristorante
Oggi il menu cambia praticamente ogni settimana seguendo la stagionalità e propone piatti come fiori di zucca in pastella ripieni di ricotta, polpo grigliato con salsa ai peperoni, linguine con cozze e vongole, paccheri con salsiccia, 'nduja e pomodoro, cortecce al ragù di coniglio, risotto alla barbabietola, rombo gratinato in crosta di patate, parmigiana di melanzane o entrecôte di manzo al vino rosso. «Se una famiglia, per i bambini, ci chiede la carbonara gliela prepariamo, ma non fa più parte della nostra proposta. Quello che mettiamo in carta rappresenta davvero la nostra idea di cucina italiana. È questo che vogliamo raccontare» sottolinea Livio.
Oggi il menu del Ristorante Notaro cambia praticamente ogni settimana seguendo la stagionalità
La stessa filosofia - di cucina italiana autentica e pura - si riflette anche nella scelta delle materie prime. La pasta arriva da Gragnano, salumi e latticini sono campani, così come gran parte degli ortaggi, mentre il pesce viene selezionato attraverso il mercato di Parigi, uno dei più importanti d'Europa. «Sconti sulla qualità non ne abbiamo mai fatti».
Da ritrovo degli italiani ad ambasciatore del made in Italy
È proprio questa fedeltà alla cucina italiana ad aver costruito, nel corso degli anni, la reputazione del Notaro. Negli anni Novanta, quando internet era ancora lontano e il passaparola rappresentava il principale mezzo di comunicazione, il ristorante era uno dei punti di riferimento della comunità italiana in Lussemburgo. «Chi arrivava in questo Paese, veniva qui perché ritrovava un ambiente familiare e i sapori dell'Italia. È stato un punto di incontro per tantissimi italiani e quella filosofia non è mai cambiata».
Il Ristorante Notaro è da sempre un punto di riferimento in Lussemburgo per la cucina italiana
Oggi, appunto, quello spirito di accoglienza è rimasto immutato, ma il ristorante è cresciuto insieme al Lussemburgo. Accanto agli italiani residenti, il pubblico riflette ormai il carattere internazionale del Granducato: durante la settimana prevale la clientela business, mentre nei fine settimana arrivano famiglie, professionisti e tanti clienti stranieri incuriositi da una cucina che non cerca scorciatoie né cede ai cliché. Il ristorante dispone di circa 110 coperti interni, ai quali si aggiunge una terrazza da una quarantina di posti nella bella stagione.
Parte del team del Ristorante Notaro
C'è un altro elemento che, negli anni, ha contribuito a distinguere il Notaro Ristorante: il vino, una passione che accompagna la famiglia Notaroberto fin dagli inizi. Nel 2005, ricorda Livio, il padre Mario vinse il concorso del ministero delle Politiche agricole per la migliore selezione di vini tra i ristoranti italiani autentici all'estero. Una vocazione che oggi prosegue anche attraverso l'azienda agricola Albamarina, nel Cilento, dove la famiglia produce Fiano, Falanghina e Aglianico, etichette che trovano spazio anche nella carta del ristorante, oggi forte di centinaia di referenze.
Il Buon Ricordo e il suo valore
Come detto, poi, dal 2005 il Notaro Ristorante fa parte dell'Unione ristoranti del Buon Ricordo, un riconoscimento che la famiglia considera la naturale conseguenza di un percorso costruito sulla coerenza. «Per noi è molto più di una guida. Porta avanti un'idea di ristorazione che non guarda soltanto al business. All'estero abbiamo una responsabilità particolare, perché per molti clienti rappresentiamo il primo, e talvolta l'unico, contatto con la vera cucina italiana».
Il piatto del Buon Ricordo del Ristorante Notaro
«Ci sentiamo davvero ambasciatori del nostro patrimonio gastronomico e il Buon Ricordo conferma quello che siamo. L'identità, fuori dall'Italia, diventa ancora più importante». A rappresentare il ristorante all'interno dell'associazione è, dal giorno zero, il piatto “Filetto di spigola al lardo di Colonnata”, ricetta firmata dallo storico chef toscano Sandro Mazzola (sì, proprio come la storica bandiera dell'Inter). Una scelta destinata però a cambiare: i Notaroberto sono infatti al lavoro su una nuova proposta che porterà la firma dell'attuale chef, campano (come il padre), Salvatore Gallo, proseguendo quel percorso di evoluzione che ha sempre caratterizzato il ristorante senza rinunciare alla propria identità.
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Un ambasciatore della cucina italiana all'estero
Insomma, in uno dei Paesi più ricchi e internazionali d'Europa, dove - come detto - sarebbe facile conquistare il pubblico proponendo un'Italia gastronomica ridotta ai suoi cliché, il Notaro Ristorante ha scelto una strada più impegnativa: fare della cucina un racconto di territori, prodotti e tradizioni... vere e autentiche. Una coerenza mantenuta per oltre trent'anni che ha trasformato il locale in qualcosa di più di un semplice ristorante italiano all'estero: un autentico ambasciatore della cultura gastronomica del nostro Paese.