Abruzzo costiero ma non proprio rivierasco; insomma, verrebbe da dire che... la costa c'è ma non si vede, e però è così vicina. Abruzzo montano che si staglia a occidente, ma anche Abruzzo di confine, il suo confine settentrionale, con le Marche che incombono. Il confine tra l'Abruzzo e le Marche è qualcosa che va oltre il mero ambito geografico. Neanche due secoli fa era ancora il confine tra due Stati, con l'Abruzzo governato dai Borboni, e quindi parliamo del Regno delle Due Sicilie, e le Marche governate dal Papa, e quindi parliamo dello Stato Pontificio. E qui, a Sant'Omero (Te), c'è Villa Corallo.
La facciata di Villa Corallo a Sant'Omero (Te)
Dalla dimora storica a un progetto di ospitalità contemporanea
La si trova perché la si cerca e la si cerca oniricamente indicando al navigatore nocchiero la seguente destinazione: elegante dimora ottocentesca restituita alla sua vocazione di accoglienza, di fulgida bellezza. E così ci arriviamo. Alla base del progetto c'è una partnership societaria tra la famiglia Di Serafino, proprietaria dell'immobile, e Daniele Zunica: un virtuoso mix armonico tra consolidate radici familiari, comunanza di visione imprenditoriale e forte e schietta cultura dell'ospitalità. Ne sortisce un luogo fiabesco che avvolge gli ospiti in un'atmosfera fatta di architettura, paesaggio, cucina, riposo notturno. A dare nuova voce alla villa è stata l'architetto Maria Rosita Di Serafino, figlia del capostipite Quinto.
Una delle camere di Villa Corallo
L'architetto Maria Rosita ha lodevolmente curato la ristrutturazione conservativa e i recenti ampliamenti, stando doverosamente attenta a mantenere il carattere originario dell'edificio, al contempo inserendo con equilibrio gli spazi pensati per una lussuosa, ma non sfarzosa, ospitalità. Accanto a lei, Mascia Moretti, moglie di Sabatino Di Serafino, amministratore del gruppo, egregiamente e affabilmente cura l'accoglienza e le pubbliche relazioni, donando al soggiorno degli ospiti quella dimensione umana che trasforma la visita in una deliziosa esperienza cognitiva ed emozionale. A dirigere l'articolata struttura c'è il direttore Vincenzo Celli.
Novanta ettari biologici e il cuore agricolo di Villa Corallo
Attorno alla villa si apre un mondo agricolo di novanta ettari, coltivati interamente con metodo biologico. Ci si accorge subito che non siamo al cospetto di mera scenografia. Il paesaggio è gioiosamente e sostanzialmente vivo: vi trovano posto un maneggio, una clinica veterinaria, una stalla con trenta vitelloni Igp di razza marchigiana, maiali neri d'Abruzzo e animali da cortile. C'è anche l'orto dello chef, dedicato alle colture stagionali e alle erbe spontanee, da cui la cucina attinge profumi, intuizioni e memoria. Poco distante, in quella che un tempo era una rimessa per gli attrezzi e che oggi si connota sia per pregevolezza estetica che per necessaria, spiccata funzionalità abilitata da sapiente utilizzo delle moderne tecnologie, vive brioso e radioso il Ristorante Zunica1880.
In poco più di un anno arrivano la stella e la chiave Michelin
L'apertura avvenne all'incirca 16 mesi fa e segnò l'inizio di un percorso mirabilmente intenso. Con lo chef Gianni Dezio alla guida della cucina, e con la supervisione dell'esperto, saggio e visionario Daniele Zunica, il ristorante conquista già la stella Michelin, riconoscimento che sancisce la forza di una proposta capace di dialogare con il territorio senza rinunciare alla ricerca. Al contempo, anche l'hotel ottiene la chiave Michelin, confermando Villa Corallo in irrinunciabile binomio con il ristorante, un vero e proprio D&B (Dinner & Bed), laddove il viaggio del cliente gourmet non si esaurisce nella tavola, ma prosegue nelle camere, nei saloni, nei silenzi del paesaggio e nella cura dei gesti quotidiani. A seguire, racconto di una cena di inizio estate.
Un angolo della sala del Ristorante Zunica1880
Una cena che racconta tecnica, creatività e territorio
A governare il servizio di sala ci sono i bravissimi Luca D'Ascanio e Daniel Di Felice, interpreti di un servizio che accompagna senza invadere, lasciando che protagonisti siano i piatti, i vini e l'atmosfera. I pani fatti in casa con lievito madre e grani antichi costituiscono un'autentica delizia di primo impatto. Un benvenuto che lascia intendere di quale prodigiosa fantasia è dotato lo chef: sembianza di arachide; nome del piatto: Olive e noccioline! In golosa quanto originale chicane, molto gradita, la portata successiva consiste in Rombo, funghi e alloro. Qui già si palesa il talento, non disgiunto da competenza e passione, del prode chef. Gusto originale, texture accattivante. La chicane prosegue con Manzo, radicchio marinato e chiodi di garofano: pietanza seducente. E adesso, dopo due piatti che regole forse vetuste collocherebbero tra i secondi (da qui l'immagine della chicane), in palese ortodossia, una successione di due primi piatti, entrambi davvero squisiti: Gnocchi di alghe, cannolicchi e pinoli (da soli già varrebbero il viaggio!) e Ravioli di erbe amare e beurre blanc al vermouth.
Gnocchi di alghe, cannolicchi e pinoli
Ravioli di erbe amare e beurre blanc al vermouth
Non osiamo affermare che per uno chef preparare il beurre blanc sia impresa ardua, e difatti non lo affermiamo; e però, pensarlo e realizzarlo in delicato abbraccio al vermouth è davvero segnale forte di guizzi creativi da ottima tecnica supportati. Il servizio è impeccabile anche nella scelta dei vini serviti al calice. Un austero quanto benevolo Montepulciano d'Abruzzo delle Colline Teramane Docg accarezza l'esecuzione pressoché impeccabile di Agnello steccato alla liquirizia e albicocche in conserva. A compimento di sì sontuosa cena, in sì fascinoso luogo, il Gelato al latte di pecora, mela e frangipane. Confortevole il riposo notturno, memorabile la prima colazione del mattino. Esperienza dolcemente memorabile.