Nel mio percorso di panificatore gli eventi hanno avuto un ruolo centrale, spesso decisivo. Non li considero semplici occasioni di visibilità, ma veri strumenti di crescita culturale, professionale e imprenditoriale. Uscire dal laboratorio, incontrare altre persone, confrontarsi con il pubblico e con altri artigiani significa dare senso al lavoro quotidiano e proiettarlo nel futuro. Nella mia personale esperienza professionale ci sono stati diversi momenti chiave che hanno segnato il mio cammino, soprattutto legati alla valorizzazione del pane artigianale e dei grani antichi.

Per Francesco Arena gli eventi sono veri strumenti di crescita culturale, professionale e imprenditoriale
Il valore degli eventi per il panificatore
Manifestazioni culturali, festival del gusto, incontri con mugnai e colleghi mi hanno permesso di confrontarmi con realtà diverse dalla mia. Alcuni eventi sono stati fondamentali non tanto per la visibilità, quanto perché mi hanno posto nuove domande sul senso del nostro mestiere, sulla responsabilità che abbiamo come panificatori e sul valore culturale del pane. In particolare, il Salone del Gusto di Torino nel 2016 ha rappresentato per me un vero trampolino di lancio. Partecipare agli eventi mi ha insegnato una cosa fondamentale: non basta fare un buon pane, bisogna anche saperlo raccontare. Il confronto diretto con il pubblico mi ha reso più consapevole dei processi produttivi, delle scelte sulle farine, delle fermentazioni e del tempo. Spiegare il pane in modo semplice ma corretto è diventato parte integrante del mio lavoro e, paradossalmente, mi ha aiutato a migliorare anche ciò che accade ogni giorno in laboratorio.

Il laboratorio resta il cuore pulsante della panificazione, ma le manifestazioni sono il luogo in cui quel lavoro trova un senso all’esterno
Il laboratorio resta il cuore pulsante della panificazione, ma le manifestazioni sono il luogo in cui quel lavoro trova un senso all’esterno. Sono una finestra aperta sul mondo: permettono di capire come il nostro pane viene percepito, quali domande suscita, quali valori trasmette. Senza eventi, il rischio è quello di rimanere chiusi nella routine, senza stimoli nuovi e senza un vero confronto.
Il contatto diretto con il pubblico e l’educazione al pane
Il contatto diretto con il pubblico è fondamentale. Durante un evento posso guardare le persone negli occhi e spiegare perché un pane ha bisogno di 24, 48 o 72 ore di lavorazione, perché costa più di un prodotto industriale e perché è diverso. Quando si raccontano il tempo, il lavoro e la qualità delle materie prime, il prezzo diventa comprensibile e nasce un rapporto di fiducia.
Un evento ben pensato può diventare anche un momento di educazione alimentare e culturale. Il pane non è solo cibo: è storia, territorio e memoria. Raccontare un grano antico, una fermentazione naturale o una ricetta tradizionale significa trasformare il pane in un’esperienza, in un racconto che coinvolge chi ascolta.

Credo che possano veramente restituire dignità al mestiere del panificatore, soprattutto agli occhi dei giovani. Vedere un artigiano che studia, parla, spiega e si confronta cambia la percezione di questo lavoro: non più solo fatica, ma una professione fatta di conoscenza, cultura e creatività. È un passaggio fondamentale per attrarre nuove generazioni. Il confronto con altri professionisti è altrettanto importante. Gli eventi sono luoghi di scambio reale con panificatori, pasticceri, chef e mugnai. Da questi incontri nascono idee, collaborazioni e nuove visioni. Nessuno cresce da solo e il confronto è una delle forme più autentiche di formazione continua.

Gli appuntamenti aperti al pubblico permettono di riaffermare l’identità del pane artigianale e di spiegare ciò che lo rende unico
In un mercato dominato dalla grande distribuzione, gli appuntamenti aperti al pubblico rappresentano una risposta concreta e credibile. Permettono di riaffermare l’identità del pane artigianale e di spiegare ciò che lo rende unico e non replicabile su larga scala. Sono anche il luogo ideale per raccontare il legame profondo tra pane, territorio e memoria. Una pagnotta può racchiudere la storia di una comunità, di una famiglia, di un luogo. Quando questo racconto passa attraverso un evento, il pane diventa esperienza culturale.
Manifestazioni aperte al pubblico: cultura e futuro della panificazione
Per questo credo che manifestazioni aperte al pubblico non debbano essere solo vetrine commerciali. Senza contenuti perdono valore. L’artigiano ha bisogno di spazi di dialogo, formazione e confronto, non solo di vendita. Devono lasciare e trasmettere qualcosa: una conoscenza in più, una riflessione, una domanda aperta. Se vissuti con serietà e visione, possono diventare uno dei motori principali del rilancio della panificazione artigianale. Possono creare cultura, rafforzare identità e comunità, attrarre giovani. Il futuro del pane passa anche da qui: dall’incontro tra mani, storie e persone.