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Altro che ripiego: la sala può portarti fino a Louis Vuitton e Da Vittorio

Ce lo racconta bene la storia di Andrea Quarta, che partendo dalla gavetta ha trasformato il lavoro in sala in un percorso professionale fatto di metodo, formazione e responsabilità, fino a guidare un progetto d’élite. Il suo cammino dimostra che la sala non è una scelta temporanea, ma una professione capace di costruire competenze solide e aprire reali prospettive di crescita nell’ospitalità

di Redazione Italia a Tavola
04 febbraio 2026 | 05:00
Altro che ripiego: la sala può portarti fino a Louis Vuitton e Da Vittorio

Se c’è ancora chi pensa che il lavoro in sala non possa offrire una carriera di altissimo livello, la storia di Andrea Quarta è pronta a smentirlo. Nato in Salento nel 1992, partito da zero, Andrea ha costruito il proprio percorso passo dopo passo fino a raggiungere una delle vette più ambite dell’ospitalità contemporanea: oggi è infatti bar manager del Da Vittorio Café Louis Vuitton, il progetto milanese nato dalla collaborazione tra due nomi simbolo dell’eccellenza italiana e internazionale, Da Vittorio (gruppo ristorativo radicato in Italia e all’estero, con il tre stelle Michelin nella Bergamasca come casa madre) e il marchio di alta moda francese Louis Vuitton. Un traguardo, il suo, che non è arrivato per caso, ma come naturale conseguenza di un cammino lungo, costruito negli anni con coerenza, fatica e una curiosità mai spenta verso questo lavoro.

Cos’è il Da Vittorio Café Louis Vuitton

Da Vittorio Café Louis Vuitton è il progetto nato dall’incontro tra l’alta ristorazione italiana e il lusso internazionale. Situato nel cortile di Palazzo Taverna, con accesso diretto dalle boutique di Louis Vuitton in via Montenapoleone, il Café porta la firma della famiglia Da Vittorio, storico ristorante tre stelle Michelin nella Bergamasca. Lo spazio unisce design ispirato alle ville lombarde e cucina d’autore, proponendo un’offerta di luxury snacking, dessert iconici e piatti rivisitati in chiave elegante. Un luogo pensato per vivere Milano attraverso stile, accoglienza e gusto.

Un cammino fatto di sacrificio e gavetta, che Andrea ci ha raccontato senza indulgere troppo nella retorica: «Dopo l’alberghiero ho iniziato a lavorare nel mio paese. All’inizio è stata dura, molto dura. Ma le prime esperienze mi hanno insegnato il senso del sacrificio, il rispetto delle persone e l’umiltà. Ogni posto in cui ho lavorato mi ha lasciato qualcosa. Sono dell’idea che bisogna cercare di prendere il meglio da ogni occasione». In quelle prime esperienze, ci dice, c’era già un’idea precisa: partire da dietro le quinte, osservare, capire i meccanismi interni di un ristorante prima ancora di stare stabilmente a contatto con il cliente. Una scelta che oggi lui stesso riconosce come fondamentale, perché gli ha permesso di costruire una visione completa del servizio.

Dal Salento a Milano: una scelta di vita e di formazione

L’arrivo a lavorare per Louis Vuitton e Da Vittorio, come detto, è stato il frutto di un percorso professionale faticoso e di una scelta di vita precisa. Il trasferimento al Nord, a poco più di vent’anni, è nato anche da una decisione personale: la sua attuale moglie doveva infatti salire a Milano per motivi di studio e Andrea ha colto quell’occasione per rimettersi in gioco e investire definitivamente nella propria formazione. Prima di approdare nel capoluogo lombardo, ha lavorato in una friggitoria e poi in un bar di Pavia, che con il passare del tempo ha preso in gestione, occupandosi non solo del servizio ma anche dell’organizzazione quotidiana, dagli ordini al rapporto con i fornitori, fino alla gestione degli sprechi.

Andrea Quarta, bar manager del Da Vittorio Café Louis Vuitton
Andrea Quarta, bar manager del Da Vittorio Café Louis Vuitton

Successivamente (seguendo anche corsi di formazione) ha maturato un’esperienza in un’ex cascina in provincia di Pavia, che gli ha permesso di entrare in contatto con professionisti provenienti da Milano. Da lì, il passaggio decisivo con l’ingresso al Sant’Ambroeus, storico caffè milanese, dove è rimasto per una decina d’anni, confrontandosi con una clientela internazionale ed esigente e affinando in modo definitivo il proprio stile di servizio.

La sala come progetto professionale, non come ripiego

Ed è proprio in questo punto del percorso che si chiarisce anche il motivo per cui Andrea ha scelto la ristorazione come professione (totale) e non come semplice lavoro di ripiego: «La ristorazione mi è sempre piaciuta, a 360 gradi. Mi è sempre interessato capire il funzionamento di tutto». Come detto, partire da dietro le quinte, osservare prima di esporsi, imparare la logica del lavoro prima di assumere un ruolo centrale gli ha permesso di costruire un metodo personale che oggi applica quotidianamente nel suo ruolo di bar manager (dalla gestione della brigata al coordinamento del servizio, dall’organizzazione dei turni al controllo qualità di prodotto e accoglienza del cliente).

Dentro il progetto Da Vittorio Café Louis Vuitton: standard alti e identità del servizio

Un metodo che trova la sua naturale sintesi nel progetto Da Vittorio Café Louis Vuitton, dove la collaborazione tra alta ristorazione e lusso internazionale impone un livello di attenzione che va oltre il singolo gesto tecnico. Lavorare per due brand così importanti significa di fatto confrontarsi ogni giorno con un’idea precisa di servizio, in cui l’identità dei marchi deve tradursi in esperienza concreta per il cliente. «Qui ci sono standard molto alti, ma quello che conta davvero è come li rendi vivi nel rapporto con le persone».

La sala del Da Vittorio Café Louis Vuitton
La sala del Da Vittorio Café Louis Vuitton

Il servizio, d’altronde, non è mai lasciato all’improvvisazione: ogni dettaglio è pensato per essere coerente con la filosofia di Da Vittorio e con il mondo Louis Vuitton, senza perdere la dimensione umana dell’accoglienza. In questo contesto d’élite, Andrea racconta anche una libertà professionale che non è scontata. Libertà di proporre, di pensare il servizio come qualcosa che può evolversi. «È un progetto che ti permette di formarti molto e allo stesso tempo di ragionare su come migliorare il modo in cui accogli il cliente». Non si tratta solo di replicare uno standard, ma di interpretarlo ogni giorno con intelligenza e sensibilità.

La qualità come esercizio quotidiano

Il risultato è un equilibrio continuo fra rigore e personalità, fra metodo e ascolto. La difficoltà, semmai, non è raggiungere la qualità, ma mantenerla costante nel tempo: «Il cliente deve uscire sorridente, con la voglia di tornare. Questo è il vero obiettivo». Per Andrea, il prodotto è importante, ma non basta. Conta il modo in cui viene presentato, il tempo che si dedica alla persona, la capacità di risolvere una richiesta prima che diventi un problema. È in questa attenzione quotidiana che si misura davvero il livello di un servizio e si costruisce la reputazione di un luogo.

Alcuni piatti del Da Vittorio Café Louis Vuitton
Alcuni piatti del Da Vittorio Café Louis Vuitton

La formazione diventa quindi parte integrante del lavoro. Andrea, grazie a Da Vittorio e Louis Vuitton, viaggia, osserva altri modelli di ospitalità, si confronta con realtà diverse per poi riportare ciò che ha imparato nella propria squadra. «Ci sono sempre cose da migliorare. Anche un gesto semplice può diventare un valore aggiunto: come accogli una persona, come la fai accomodare, come la accompagni durante il servizio». La conoscenza non riguarda solo il bar o la caffetteria, ma un’idea più ampia di accoglienza che coinvolge linguaggio, postura, tempi e capacità di ascolto.

Trasmettere metodo e responsabilità alla squadra

Una crescita che non resta individuale, ma che viene condivisa anche con il resto del team (giovane) che lo circonda: «È una formazione che faccio prima di tutto per me stesso, ma poi la trasmetto ai ragazzi che lavorano con me». Il ruolo di bar manager diventa così anche un ruolo educativo, in cui costruire una squadra che ragioni nello stesso modo e che abbia rispetto per il lavoro e per il cliente. Andrea insiste molto su questo punto: «Se un’azienda investe su di te, tu devi essere corretto. Noi responsabili dobbiamo dare l’esempio».

Nel suo racconto spazio anche una riflessione sulla scuola alberghiera e sulla (brutta) percezione del lavoro in sala: «All’inizio la mia famiglia non era convinta, poi ha visto il mio impegno. Non rifiutavo il sabato, la domenica, le ore di lavoro. C’era il sorriso nell’andare a lavorare, nonostante la fatica». Secondo Andrea, però, oggi servirebbero più formazione pratica, più spazio all’ospitalità e più attenzione alle lingue straniere, per preparare i ragazzi non solo tecnicamente, ma anche umanamente.

La sala come carriera, non come ripiego

Spesso considerato un lavoro di passaggio, il servizio di sala può invece diventare un vero percorso professionale di alto livello. La storia di Andrea Quarta lo dimostra: partito dalle prime esperienze locali, ha costruito con costanza e formazione una carriera che oggi lo porta a guidare un progetto simbolo dell’ospitalità contemporanea. La sala non è solo esecuzione, ma gestione, visione, relazione con il cliente, coordinamento di una squadra. È un mestiere che richiede competenze tecniche e umane e che può aprire opportunità concrete anche nei contesti più prestigiosi. Un cammino fatto di sacrificio, ma capace di portare lontano.

Detto ciò, la sua esperienza dimostra che la sala non è un lavoro di passaggio, ma un lavoro che può portare molto lontano se affrontato con serietà: «Io non ho mai immaginato di arrivare fin qui. Tutto quello che mi è successo dimostra che con sacrificio, costanza e impegno prima o poi i risultati arrivano». Non c’è l’idea di un successo improvviso, ma quella di una costruzione lenta, fatta di studio e di responsabilità quotidiana.

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