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Dal calice alla carta: lo Champagne che deve raccontare il locale e il territorio

Lo Champagne nella ristorazione italiana va oltre il lusso: costruire una carta dei vini efficace significa bilanciare grandi Maison e produttori emergenti, valorizzare trend e territori, e guidare il cliente con il sommelier. Ciro Fontanesi, coordinatore dell’area beverage di ALMA – La Scuola internazionale di Cucina Italiana, illustra strategie per rendere lo Champagne accessibile, stimolante e memorabile

Tommaso Gipponi
di Tommaso Gipponi
Redattore
23 marzo 2026 | 16:00
Dal calice alla carta: lo Champagne che deve raccontare il locale e il territorio

Lo Champagne non è solo un simbolo di prestigio e lusso, ma anche un elemento centrale nella ristorazione italiana, capace di trasformare l’esperienza del cliente se gestito con competenza. Costruire una carta dei vini efficace richiede più di una semplice selezione di etichette: è necessario definire una filosofia chiara, bilanciare grandi Maison e produttori emergenti, valorizzare i trend e guidare l’ospite con il supporto di un sommelier preparato.

Ciro Fontanesi, coordinatore della Wine Academy di Alma (La Scuola internazionale di Cucina Italiana)
Ciro Fontanesi, coordinatore della Wine Academy di Alma (La Scuola internazionale di Cucina Italiana)

Ciro Fontanesi, coordinatore dell’area beverage di ALMA e Master Sommelier ALMA-AIS, condivide consigli pratici, strategie di selezione e approcci innovativi per rendere lo Champagne accessibile, coinvolgente e memorabile in un contesto di ristorazione moderna.

Carta dei vini e ruolo dello Champagne

Per Fontanesi, ogni carta dei vini deve avere un’identità chiara. «Oggi la carta dei vini deve partire da una domanda fondamentale: cosa vuoi comunicare con questa carta? Qual è la tua filosofia? Spesso invece vediamo un concentrato di nomi e brand senza un filo logico».

La carta degli champagne in un ristorante deve prima di tutto avere coerenza con l'identità del locale
La carta degli champagne in un ristorante deve prima di tutto avere coerenza con l'identità del locale

Fontanesi partecipa da anni alla valutazione delle migliori carte dei vini italiane nell’ambito della Milano Wine Week, dove vengono analizzate centinaia di liste provenienti da ristoranti, hotel e pizzerie. «Ogni anno vediamo più di 500 o 600 carte vini da tutta Italia, quindi abbiamo una percezione abbastanza chiara di dove sta andando il mercato», osserva. Questa esperienza gli permette di comprendere i punti di forza e le lacune più comuni, come l’assenza di coerenza e filosofia nella costruzione delle carte.

Chi è Ciro Fontanesi

Mantovano, classe '84, oggi è oggi divulgatore della cultura del vino e bevande presso Alma, la scuola internazionale di cucina italiana. Si diploma al corso Master Alma Ais nel 2012 e inizia un percorso di sala che lo porta alla corte di numerosi ristoranti tra cui Enoteca Pinchiorri a Firenze, Casa Perbellini a Verona e altri. Appassionato di cultura orientale, è oggi tra i massimi esperti di tè in Italia. Nel tempo libero è consulente presso Sylvulae, una realtà che produce fermentati di montagna sulle colline di Parma.

Quando si tratta di Champagne, non esiste un numero standard di referenze da inserire. «Si può fare un ottimo lavoro con due o tre referenze, magari ruotandole stagionalmente, oppure con carte che arrivano a due o trecento etichette». Secondo Fontanesi, il vero nodo non è la quantità di bottiglie disponibili, ma la capacità di comunicarle al cliente: «Il tema è chi le lavora, chi le comunica e chi riesce a gestirle. Tutto sta molto nella persona e nel ruolo del sommelier come comunicatore».

Selezione delle etichette ed equilibrio

La scelta delle etichette deve partire dall’analisi della clientela. Tutti conoscono le grandi Maison come Dom Pérignon, Krug o Cristal, e queste vanno sempre inserite perché hanno costruito la reputazione dello Champagne. «Dall’altra parte è importante valorizzare i piccoli produttori, i récoltant-manipulant, che permettono di raccontare stili diversi e stimolare la curiosità dei bevitori».

Lo Champagne proposto deve essere coerente al territorio che si vuole raccontare
Lo Champagne proposto deve essere coerente al territorio che si vuole raccontare

Il giusto equilibrio tra grandi nomi e produttori emergenti è anche una strategia di differenziazione per i ristoranti. «Se alcuni locali puntano tutto sui grandi nomi, la tua differenziazione può essere proporre piccoli produttori o stili particolari». In questo modo il cliente ha la possibilità di scoprire nuove etichette, mentre il sommelier svolge un ruolo centrale nell’educazione e nella guida alla scelta.

Trend e stili dello Champagne

Fontanesi evidenzia come oggi ci sia un forte interesse per i trend emergenti nel mondo Champagne. Tra questi figurano i Coteaux Champenois, i vini fermi della regione, e i vitigni minori rispetto al classico trio Chardonnay, Pinot Noir e Meunier. «Oggi c’è grande interesse per varietà come Arbane, Petit Meslier o Fromenteau. Con il cambiamento climatico maturano meglio rispetto a trent’anni fa e i produttori stanno investendo su questi vitigni».

Uno Champagne della zona della Montagne de Reims
Uno Champagne della zona della Montagne de Reims

Anche gli stili produttivi sono diventati elementi narrativi della carta: dosaggi diversi, approcci ossidativi e attenzione alla sostenibilità ambientale possono aiutare il cliente a comprendere le caratteristiche del prodotto. «La domanda da porsi è sempre la stessa: cosa voglio comunicare con la mia carta? Territorialità, stile, nuovi trend oppure classicismo».

Organizzare lo Champagne nella carta

La carta può essere strutturata per Maison e piccoli produttori, per territori, stili produttivi o nuove tendenze. Fontanesi ricorda che non esiste una formula unica. «Il ventaglio di possibilità è molto ampio e dipende da chi affronta la carta di Champagne e dalla preparazione di chi la gestisce. Non è necessario essere super esperti: con un’infarinatura di base si può fare un ottimo lavoro anche con tre referenze».

Come costruire una carta degli champagne efficace:

  • Identità chiara: «Oggi la carta degli champagne deve partire da una domanda fondamentale: cosa vuoi comunicare con questa carta? Qual è la tua filosofia?»
  • Equilibrio tra grandi Maison e produttori emergenti
  • Coinvolgimento del sommelier come comunicatore

La carta può evolversi insieme al ristorante, integrando nuove etichette o modificando l’ordine dei prodotti in base a territori o stili. «Si può dividere la carta per zone geografiche: Montagne de Reims, Côte des Blancs, Vallée de la Marne, Côte de Sézanne e l’Aube. Se si racconta lo Champagne attraverso il territorio, le etichette scelte devono riflettere davvero il carattere della zona. La ricerca sul campo è il passaggio successivo alla filosofia della carta: prima devo capire cosa voglio comunicare, poi devo cercare i prodotti che lo sostengano».

Una carta champagne ben pensata stimola la curiosità del cliente e favorisce il dialogo col personale
Una carta champagne ben pensata stimola la curiosità del cliente e favorisce il dialogo col personale

Una carta ben strutturata stimola il dialogo con il cliente. Quando compaiono nomi meno noti o stili particolari, l’ospite è più propenso a fare domande. «Il cliente si incuriosisce, magari vede un produttore che non conosce e chiede. È lì che nasce l’interazione tra cliente e operatore di sala, che può guidare e consigliare».

Crisi dello Champagne e nuovo approccio al ristorante

Il mercato dello Champagne in ristorazione attraversa una fase complessa. «Nel 2025 lo Champagne è in calo in termini di vendita e di erogazione al cliente. È diventato un prodotto premium, quasi un bene di lusso, come un grande orologio o una borsa».

Le cantine si trovano con scorte elevate e il Comité Champagne ha abbassato le rese per adeguarsi alla domanda. In questo contesto, i ristoratori e i sommelier devono trovare soluzioni per rendere lo Champagne più accessibile. «Dobbiamo rendere lo Champagne approcciabile al cliente: nel servizio, nella proposta e negli abbinamenti».

Trend dello Champagne oggi

  • Interesse per vitigni minori: Arbane, Petit Meslier, Fromenteau
  • Elementi narrativi: dosaggi, approcci ossidativi, sostenibilità
  • Attenzione crescente per i Coteaux Champenois, i vini fermi della regione

Il servizio al calice consente di abbassare la soglia di ingresso e le tecnologie moderne aiutano a mantenere la carbonatazione anche dopo l’apertura. «Oggi esistono tecniche che permettono di aprire una bottiglia di Champagne e servire uno o due calici mantenendo la carbonatazione». Fontanesi sottolinea anche la possibilità di introdurre approcci più informali, come il Kir Royal, storico cocktail a base di Champagne e crème de cassis, per togliere allo Champagne la percezione esclusiva di lusso. «Le bottiglie devono essere stappate, devono essere condivise».

Il Kir Royal, classico cocktail a base di Champagne e crème de cassis
Il Kir Royal, classico cocktail a base di Champagne e crème de cassis

Di conseguenza, chi gestisce la carta deve saper far girare i calici e valorizzare ogni prodotto negli abbinamenti. Fontanesi sfata alcuni miti, come il dosaggio zero, molto popolare in Italia. «Essere fissati con il dosaggio zero non ha un fondamento reale dal punto di vista gustativo, dobbiamo lavorare su questa comunicazione. In Francia lo Champagne si beve con residuo zuccherino normale».

La chiave dello Champagne: formazione e connessione con i produttori

Il lavoro di un importatore come Sagna è fondamentale per rendere lo Champagne accessibile e supportare ristoratori e sommelier. «Il lavoro di Sagna è fatto per i ristoratori e soprattutto per la formazione del personale e dei nuovi professionisti, per rendere questi prodotti approcciabili con uno storytelling e un marketing esperienziale».

Le cantine di Louis Roederer, produttore di champagne distribuito in Italia in esclusiva da Sagna spa
Le cantine di Louis Roederer, produttore di champagne distribuito in Italia in esclusiva da Sagna spa

La collaborazione con ALMA integra formazione pratica e didattica, mettendo i professionisti in contatto diretto con produttori come Roederer o Deutz. Obiettivo: far conoscere le grandi Maison storiche e stimolare la curiosità verso produttori emergenti o stili diversi, garantendo un approccio più inclusivo e consapevole allo Champagne in ristorazione.

Il ruolo strategico del sommelier nella valorizzazione dello Champagne

Gestire una carta dello Champagne significa molto più che elencare etichette di prestigio: richiede equilibrio tra grandi Maison e produttori emergenti, attenzione ai trend e alle caratteristiche territoriali, oltre a una comunicazione chiara e coinvolgente.

Il ruolo del sommelier è quindi fondamentale: guidare il cliente nella scoperta delle bollicine, proporre abbinamenti e rendere l’esperienza memorabile è ciò che trasforma lo Champagne da semplice prodotto di lusso a protagonista della convivialità in ristorazione.
Una gestione consapevole e strategica della carta dei vini non solo valorizza il locale, ma stimola curiosità, interazione e passione verso questo straordinario vino francese.

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