Il settore della ristorazione italiana sta attraversando una fase complessa, segnata da una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Sempre meno giovani scelgono percorsi nel comparto turistico-alberghiero, scoraggiati da ritmi intensi, lavoro nei weekend e festività. Una criticità che riguarda l’Italia, ma anche gran parte dell’Europa. In questo scenario si inserisce un progetto concreto internazionalizzazione e promozione del made in Italy: un modello che punta a formare nuove competenze e, allo stesso tempo, sostenere le imprese del settore, attraverso una formazione pratica sul campo, proposto dall'agenzia Europe3000.
L'agenzia Europe3000 gestisce tirocini pratici di studenti stranieri presso aziende ristorative italiane
Il progetto Europe 3000: formazione pratica nella ristorazione
Alla base di questa iniziativa c’è Europe3000, agenzia con sede a Bergamo specializzata nella ricerca e selezione di risorse umane nel settore turistico alberghiero e ristorativo. L’agenzia promuove tirocini curricolari per studenti stranieri maggiorenni, provenienti da scuole alberghiere e università estere, che vengono inseriti in aziende ristorative e di accoglienza italiane per periodi compresi tra i 3 e i 6 mesi.
Uno dei gruppi di tirocinanti stranieri arrivati nelle cucine italiane tramite Europe3000
Le figure coinvolte spaziano tra cucina, sala/bar e ricevimento. Gli studenti vengono selezionati sulla base di merito, competenze linguistiche e motivazione, e arrivano in Italia dopo aver seguito corsi base di lingua italiana nei Paesi di origine. Durante il tirocinio, Europe 3000 garantisce supporto costante alle aziende, coordinamento con le scuole d'origine e assistenza continuativa, favorendo un’integrazione efficace tra formazione e lavoro. Si tratta di un’iniziativa simile al programma Erasmus delle università, ma basata su un tirocinio curricolare pratico.
Ivar Foglieni e l’origine del progetto
Il promotore del progetto è Ivar Foglieni, figura di riferimento nel mondo della cucina italiana e in particolare bergamasca, che ha viaggiato per 29 Paesi e 3 continenti per manifestazioni di promozione del prodotto enogastronomico italiano, già presidente dell’Associazione Cuochi Bergamaschi e dell’Unione Cuochi Regione Lombardia, oggi anche Console di Lombardia Friuli Venezia Giulia - Veneto e Trentino alto Adige per l’Accademia Italiana Gastronomia Storica.
Ivar Foglieni, chef bergamasco e promotore di questa iniziativa sin dal 1998
Il progetto nasce da un’esperienza diretta maturata sul campo: «In passato ho collaborato con diverse realtà - tra cui scuole, Camera di Commercio, Regione, Provincia e associazioni di categoria - per promuovere la cucina italiana all’estero, in particolare i primi piatti». Un’attività che ha fatto emergere un problema concreto: la distanza tra dichiarare «cucina italiana» e saperla realmente fare.
La differenza tra teoria e pratica nella cucina italiana
Foglieni racconta un episodio emblematico: «Quando tornavo negli stessi luoghi dopo tre o sei mesi, facevo sempre una domanda semplice: ‘Chi viene a prepararmi una salsa di pomodoro?’».
I tirocini consentono ai ragazzi stranieri di lavorare realmente per mesi all'interno di ristoranti italiani
Da qui emerge una riflessione chiave per tutto il progetto: «La salsa di pomodoro sembra un piatto banale, ma in realtà è tutt’altro che scontata». E ancora: «Spesso, invece, vedevo eseguire una procedura superficiale, facevo notare che non si trattava di una vera salsa di pomodoro, ma semplicemente di pomodoro bollito». Un dettaglio che evidenzia la necessità della pratica reale in cucina.
Come nasce il progetto internazionale di tirocini in Italia
L’intuizione prende forma nel 1998: «in una serata al Casinò di San Pellegrino, dedicata a operatori del settore - albergatori, ristoratori e cuochi - l'ambasciatore slovacco Jozef Cibula, presente già l’anno precedente, mi presentò il direttore di una scuola alberghiera del suo Paese. A un certo punto mi chiese: “Possiamo mandare i nostri studenti a fare tirocinio in Italia?”. Colto di sorpresa, risposi d’istinto invitandolo a parlarne davanti alla platea di 500 commensali. La proposta fu accolta con entusiasmo. Dopo qualche mese, però, ricevetti una telefonata: "Quanti ragazzi ti mando?”. In quel momento mi resi conto che la cosa stava diventando concreta. Iniziai con due studenti. Da lì il progetto è cresciuto rapidamente: prima due, poi quattro, dieci, cinquanta, fino ad arrivare a circa seicento studenti coinvolti negli anni».
Il progetto di Europe 3000 e Ivar Foglieni negli anni ha coivolto più di 600 ragazzi stranieri
«Oggi il progetto è fortemente orientato all’internazionalizzazione - aggiunge Foglieni - con oltre 16 paesi europei coinvolti. Questo anche perché, con il tempo e soprattutto dopo il Covid, in Italia si è registrata una crescente difficoltà nel reperire personale disponibile a lavorare nei weekend e nei giorni festivi. Le scuole alberghiere stesse stanno registrando un calo significativo di iscrizioni».
Tirocini in cucina in Italia: un modello formativo concreto
Il punto di forza del progetto è l’esperienza diretta: «Rispetto a un corso di una settimana, sei mesi di lavoro quotidiano in cucina permettono di acquisire competenze molto più profonde». E ancora: «La pratica è esperienza diretta, quotidiana, formativa. Gli studenti ricevono dall’azienda ospitante un regolare contributo economico di 700 euro al mese più vitto e alloggio gratuito. È constatato che la dispersione delle risorse in questo settore sia dovuta al fatto che ancora oggi molte aziende ritengano che dei ragazzi possano lavorare per 3-6 mesi gratis».
I tirocinanti apprendono tecniche dagli chef italiani, portandole poi nei propri paesi d'origine
Gli studenti lavorano quindi fianco a fianco con professionisti italiani, apprendendo non solo tecniche, ma anche cultura del lavoro, organizzazione e approccio al cliente.
Studenti stranieri ambasciatori del made in Italy
Uno degli effetti più interessanti emerge nel lungo periodo: «Quando incontro nuovamente questi ragazzi, pongo sempre la stessa domanda: ‘Che cosa hai portato a casa a tua madre?’ Un profumo, una borsa?». La risposta è ricorrente: «olio, vino, salumi, formaggi. E quando finiscono accompagno mia madre a comprarli».
I tirocinanti stranieri, una volta tornati a casa, diventano i primi acquirenti di prodotti italiani di qualità
Questo meccanismo trasforma gli studenti, una volta rimpatriati, in veri promotori dei prodotti agroalimentari italiani all’estero, generando domanda nei mercati internazionali, oltre al fatto che sono perfettamente formati a utilizzarli correttamente.
Un’opportunità per le aziende della ristorazione
Il progetto diventa anche strategico per le imprese: «Consente alle aziende di individuare e selezionare giovani talenti. I più meritevoli possono essere richiamati, avviando così un percorso professionale in Italia». In un contesto di carenza di personale, questo sistema rappresenta un'opzione in più per il recruiting nella ristorazione.
Il progetto promosso da Europe3000 e Ivar Foglieni rappresenta una risposta concreta a più esigenze: formare nuovi professionisti della cucina in primis, e di conseguenza sostenere le imprese della ristorazione italiane, ma allo stesso modo diffondere la cultura gastronomica italiana nel mondo. Un modello che parte da un principio semplice ma spesso trascurato: la cucina italiana si impara davvero solo facendola davanti ai fornelli, non in smart working o davanti a un video. Chi fosse interessato ai tirocini promossi dalla società può scrivere una mail a info@europe3000.it.
[cartiglio_pers]1[/cartiglio_pers]