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Allarme turismo: nei prossimi 10 anni mancheranno mezzo milione di lavoratori nel terziario

Nel terziario italiano il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro si amplia, con effetti diretti su turismo e servizi. Entro il 2035 il fabbisogno potrebbe arrivare a circa 470mila unità mancanti. La ricerca di Confcommercio e Università Roma Tre evidenzia il ruolo centrale delle competenze e dei percorsi formativi più vicini alle imprese, insieme alla crescita della fragilità occupazionale e del turnover

di Redazione Italia a Tavola
15 aprile 2026 | 12:39
Terziario: mezzo milione di lavoratori in meno in 10 anni, soprattutto nel turismo

Nel terziario italiano il fabbisogno di personale continua a crescere e potrebbe arrivare a circa mezzo milione di unità mancanti entro il 2035. A lanciare l'allarme è Confcommercio. Un fenomeno che riguarda in particolare turismo e servizi, già oggi alle prese con oltre 200mila posizioni scoperte. Il problema, secondo la ricerca Confcommercio-Roma Tre, non è solo quantitativo ma sempre più legato al disallineamento tra competenze richieste e profili disponibili. Il fenomeno non riguarda in modo uniforme i comparti. Turismo e servizi concentrano già oggi oltre 200mila posizioni scoperte, una quota che rappresenta la parte più consistente del disallineamento complessivo.

La trasformazione dei modelli di consumo e delle modalità di erogazione dei servizi sta incidendo sulla struttura della domanda di lavoro. Le proiezioni indicano una crescita particolarmente rilevante nei settori più esposti ai cambiamenti organizzativi. Il turismo registra un incremento potenziale del fabbisogno che supera il 70%, mentre servizi, logistica e commercio mostrano dinamiche simili, con valori in costante aumento. Anche la grande distribuzione organizzata evidenzia un trend di crescita, seppur su livelli più contenuti.

Un sistema del terziario sotto pressione strutturale

Nel 2026 il terziario di mercato italiano si muove verso una condizione di squilibrio crescente tra domanda e offerta di lavoro. Le stime indicano circa 275mila posizioni scoperte, in aumento rispetto alle 260mila dell’anno precedente. Non si tratta di un fenomeno episodico, ma di una traiettoria che negli ultimi anni ha mostrato una crescita progressiva: dalle 93mila posizioni del 2020 si è passati a oltre 250mila nel 2025.

Allarme turismo: nei prossimi 10 anni mancheranno mezzo milione di lavoratori nel terziario

La proiezione dei posti vacanti per i prossimi 10 anni (grafica Confcommercio)

Secondo le proiezioni, la dinamica continuerà con un incremento medio annuo vicino al 6%, fino a raggiungere entro il 2035 un fabbisogno non coperto compreso tra 460mila e 470mila unità.

Turismo e ristorazione i comparti più colpiti

La distribuzione del fenomeno non è uniforme. Già nel 2026, servizi e turismo concentrano insieme oltre 202mila posizioni vacanti, pari a circa tre quarti del totale. I soli servizi superano le 110mila unità, mentre il turismo si avvicina a quota 92mila. Commercio, logistica e gdo restano su livelli inferiori, ma comunque significativi.

Allarme turismo: nei prossimi 10 anni mancheranno mezzo milione di lavoratori nel terziario

I posti scoperti per comparto (grafica Confcommercio)

Le proiezioni indicano che entro il 2035 proprio i comparti più esposti alla trasformazione tecnologica e organizzativa saranno quelli con la crescita più marcata del mismatch: il turismo potrebbe aumentare fino al +73,4%, i servizi al +69,9%, la logistica al +66,5% e il commercio al +63,7%.

Da carenza quantitativa a disallineamento qualitativo

Il dato più rilevante riguarda la natura della carenza. Nel 2026 il problema resta in larga parte quantitativo: circa il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla mancanza di candidati. La quota legata all’inadeguatezza delle competenze si ferma al 29,9%. Lo scenario cambia progressivamente. Entro il 2035 la componente quantitativa scenderà al 55,3%, mentre quella qualitativa salirà al 44,7%. In altri termini, non sarà più solo una questione di numeri, ma di coerenza tra profili disponibili e richieste delle imprese.

Allarme turismo: nei prossimi 10 anni mancheranno mezzo milione di lavoratori nel terziario

I principali bacini dove cercare lavoratori (grafica Confcommercio)

Il fenomeno del mismatch appare più evidente con l’aumento del livello di istruzione. Tra i diplomati, la distanza tra competenze richieste e disponibili è destinata ad ampliarsi sensibilmente. Anche le lauree triennali e magistrali mostrano un peggioramento progressivo del disallineamento, mentre il sistema ITS si conferma il segmento più vicino ai fabbisogni reali delle imprese, pur con alcune oscillazioni nel tempo. La difficoltà principale riguarda la velocità del cambiamento nei profili professionali, soprattutto nei settori più legati a digitalizzazione, automazione e relazione con il cliente. In questo contesto, l’aggiornamento dei percorsi formativi procede più lentamente rispetto all’evoluzione delle mansioni.

Il terziario come porta d’ingresso dei giovani

Il terziario assorbe circa la metà delle assunzioni giovanili, rappresentando uno dei principali canali di ingresso nel mercato del lavoro. L’ampliamento del mismatch rischia quindi di produrre effetti più ampi, rallentando le transizioni scuola-lavoro e aumentando i tempi di inserimento. Le conseguenze si riflettono anche sulla fase iniziale dei rapporti di lavoro, con maggiori costi di formazione e una crescita dell’instabilità occupazionale nei primi anni di carriera.

Le competenze non aggiornate come fattore nascosto

Accanto alla carenza di personale, emerge un fenomeno meno visibile ma rilevante: l’obsolescenza delle competenze. Nel terziario italiano, che conta oltre 16 milioni di occupati, una quota significativa dei lavoratori potrebbe vedere ridursi drasticamente la propria adeguatezza professionale nel giro di pochi anni. Le stime indicano una possibile perdita di produttività compresa tra il 12% e il 15%, legata alla mancata riqualificazione e all’insufficiente adattamento ai nuovi modelli organizzativi.

Maggiore instabilità nei rapporti di lavoro

Il mismatch non incide solo sulle assunzioni, ma anche sulla durata dei rapporti di lavoro. Le interruzioni precoci sono destinate ad aumentare, con una crescita stimata intorno al 45% entro il 2035. Una parte crescente delle cessazioni avviene già nelle prime fasi del rapporto, spesso durante o subito dopo il periodo di prova. Aumentano anche le dimissioni volontarie, segnale di una difficoltà crescente nel consolidare il rapporto tra impresa e lavoratore.

Allarme turismo: nei prossimi 10 anni mancheranno mezzo milione di lavoratori nel terziario

Le cessazioni di lavoro (grafica Confcommercio)

Un altro elemento critico riguarda il reinserimento dopo l’uscita. Oggi oltre la metà dei lavoratori che interrompe un rapporto rientra nel mercato entro tre mesi, ma la quota è destinata a ridursi nei prossimi anni. Cresce invece la percentuale di chi non riesce a reinserirsi stabilmente, segnalando una maggiore fragilità delle transizioni occupazionali.

Un problema che riguarda più segmenti di lavoro

La carenza stimata non può essere attribuita a un unico segmento del mercato del lavoro. Le possibili fonti di compensazione sono distribuite tra giovani in ingresso, lavoro femminile sottoutilizzato, lavoratori stranieri, senior e apprendistato. Ciascun bacino presenta però vincoli specifici di accesso e valorizzazione. Questa frammentazione rende il disallineamento strutturale e difficilmente risolvibile con una singola leva di intervento.

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