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Gaetano Genovesi e la scuola napoletana: quando la pizza è una storia di famiglia

di Redazione Italia a Tavola
23 aprile 2026 | 09:50

Risalendo l’eleganza di via Manzoni a Napoli verso Posillipo, la lunga fila all’ingresso annuncia il regno di Gaetano Genovesi. Qui l’identità è fortissima, costruita su due pilastri: la maestria nella gestione del fuoco e una proposta di condimenti ricca e inconfondibile.

Gaetano Genovesi e la scuola napoletana: quando la pizza è una storia di famiglia

Il pizzaiolo Gaetano Genovesi

Una tradizione che si tramanda

Il successo di oggi è figlio del passato. La manualità che Gaetano esibisce è l’eredità preziosa di papà Antonio, mentore rigoroso che gli ha trasmesso il rispetto sacrale per l’arte bianca e il valore dellagavetta”. Quella lezione di umiltà oggi rivive, emozionante, nella terza generazione. Gaetano lavora infatti spalla a spalla con il figlio Francesco, in una danza sincronizzata: il padre controlla la cottura violenta, il figlio svela i segreti della stesura. Un passaggio di testimone fatto di sguardi d’intesa che garantisce al locale un futuro solido.

Il fuoco, l’impasto e la firma creativa

Il cuore pulsante resta il grande forno a legna, un altare dove si compie la magia. A 450 gradi l’impasto prende vita, sviluppando quella maculatura perfetta e la scioglievolezza tipica della scuola napoletana, di cui Genovesi - storico affiliato e fondatore dell’Associazione verace pizza napoletana - è orgoglioso portabandiera.

Gaetano Genovesi e la scuola napoletana: quando la pizza è una storia di famiglia

La sala della pizzeria Gaetano Genovesi a Napoli

Ma la firma di Gaetano è anche nell’innovazione. È stato pioniere nel nobilitare il cornicione ripieno, trasformandolo in uno scrigno di sapori. Tra le pizze signature, impossibile non citare la “Super Carmela”: un monumento al gusto con pomodorini gialli e rossi, provola, stracciata di bufala e pesto. O le celebri varianti al pistacchio, diventate un trend cittadino. A Via Manzoni la tradizione non è statica: si evolve nei topping, ma resta fedele all’unica regola sacra: l’impasto deve essere una nuvola.

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