Partiti dall’Italia con un bagaglio autorevole di tecnica, creatività, forte identità e rispetto assoluto della materia prima, hanno trovato un Paese - l’Ecuador - capace di restituire molto, sul piano professionale e umano. E un luogo, l’Amazzonia, fonte di sorprendente e duratura ispirazione. Nelle proposte del loro ristorante “Il Moro” a Monza (gestito con la sorella Antonella), i fratelli Vincenzo e Salvatore Butticè sanno da sempre mettere nel piatto anche una profonda empatia che trasforma la cucina in relazione: un ponte di conoscenza reciproca tra persone attraverso il racconto gastronomico di ingredienti d’eccellenza. Esattamente ciò che è accaduto anche nel viaggio che, dal 27 aprile al 3 maggio, li ha portati nel Paese sudamericano.

Vincenzo, Antonella e Salvatore Butticè de “Il Moro” a Monza
Dalla Brianza all’Ecuador
Insieme ai loro sous-chef Roberto Suevo e Lara Mariani, i fratelli siciliani con la Brianza nel cuore hanno vissuto giornate intense: prima ospiti degli chef Sebastián e Carlos Gallardo al Zero Lab Ristorante, poi impegnati in una docenza all’Universidad regional autónoma de los Andes (Uniandes) di Ambato, nella valle andina centrale dell’Ecuador. L’esperienza si è trasformata in un’immersione nella cultura dell’Ecuador: dai mercati ortofrutticoli alle comunità indigene, tra ingredienti autoctoni, come tuberi dalle forme inattese e frutti tropicali dal profumo intenso, e rituali custoditi dalle tribù locali. Alle contaminazioni gastronomiche si sono uniti volti e storie che hanno fatto delle due cucine un territorio di dialogo.
Un’esperienza che ha unito anche formazione e ricerca culturale, rinnovando una convinzione che per i Butticè è fondativa: la cucina contemporanea non esiste senza scambi e senza la volontà costante di mettersi in discussione. «Ci sono viaggi che arricchiscono professionalmente. E poi ci sono esperienze che cambiano il modo di guardare la cucina, il territorio e il valore umano del nostro lavoro» ha detto Vincenzo Butticè. «Abbiamo trovato professionisti animati da una sensibilità gastronomica sorprendente, studenti desiderosi di apprendere, territori che custodiscono ingredienti unici e rari».

La cena “Italia-Ecuador” e le masterclass
Il cuore del viaggio è stata la cena fine dining “Italia-Ecuador: un ponte sulle biodiversità”, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Ecuador, Giovanni Davoli. L’evento ha proposto un percorso costruito insieme ai fratelli Gallardo: dalla Melanzana alla Norma, riletta attraverso concentrazioni vegetali e acidità contemporanee, ai Paccheri pistacchio e gamberi, giocati sull’equilibrio tra iodio, grassezza e tensione aromatica, fino al Bovino ecuadoriano con cappellaccio di ricotta e gamberi bianchi. Un percorso pensato per creare un linguaggio comune tra culture gastronomiche differenti, «mantenendo riconoscibile la nostra identità italiana ma aprendoci completamente al dialogo con il territorio» hanno sottolineato i Butticè.

I partecipanti alla masterclass all'Universidad regional autónoma de los Andes
All’Uniandes di Ambato, gli chef siciliani hanno tenuto due masterclass dedicate alla cucina italiana, coinvolgendo circa 150 partecipanti tra studenti, chef e imprenditori: «Parlare di pasta fresca, tecniche tradizionali, organizzazione di brigata, fondi e salse ha significato soprattutto trasmettere metodo, disciplina e visione. Ma il tema più forte è stato il rispetto: per gli ingredienti, il lavoro di squadra, la cultura che ogni piatto rappresenta». Durante l’incontro è stato assegnato loro il riconoscimento di Chef onorari e Ambasciatori della gastronomia dell’Ecuador. E, in tema di massimo rispetto, tra i momenti più intensi del viaggio c’è stata l’immersione in Amazzonia.
L’incontro con l’Amazzonia e il valore della biodiversità
Una tappa a Puyo che ha aperto nuove prospettive, tra ingredienti ancestrali, fermentazioni spontanee, rituali indigeni e prodotti sconosciuti. Al termine di un incontro con le comunità native della foresta, è stato conferito agli chef il riconoscimento di “visitatori illustri”. «È stato ascolto, è stato studio e la relazione con l’Amazzonia è la conferma di quanto il futuro della gastronomia passi necessariamente dalla tutela delle biodiversità e dall’umiltà di saper osservare culture diverse dalla nostra» ha concluso Vincenzo Butticè.